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le notizie di scienza della settimana
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16 novembre 2018
a cura di Chiara Sabelli
I danni agli edifici in seguito al
              terremoto del 21 agosto 2017 sull'isola di Ischia. Credit: Dipartimento Protezione Civile / Flickr. Licenza: CC BY 2.0.
È stato approvato ieri in via definitiva al Senato il decreto legge contenente disposizioni urgenti per la città di Genova, che prevede, all'articolo 25, delle norme per la ricostruzione a Ischia nei comuni colpiti dal terremoto del 2017. Il condono non tiene però in considerazione il rischio sismico, idrogeologico e vulcanico che caratterizzano l'isola. Tralasciando gli aspetti politici, il decreto va nella direzione opposta a quella che indica la comunità scientifica ed erode la percezione del rischio degli isolani e non solo. «L’idea che promana dal provvedimento è: non tenete in alcuna considerazione le cassandre scientifiche. Liberi tutti», conclude Pietro Greco nel suo editoriale su Scienza in rete. Nell'immagine: i danni agli edifici in seguito al terremoto del 21 agosto 2017. La scossa più forte, localizzata nel comune di Casamicciola Terme, ha avuto una magnitudo locale pari a 3.6. Credit: Dipartimento Protezione Civile / Flickr. Licenza: CC BY 2.0.
SCIENZA, PSEUDOSCIENZA E ISTITUZIONI
Comincia oggi al Politecnico di Milano il 35esimo "Convegno Internazionale Innovazione e Ricerca - Alleanze a sostegno dell'agroecologia", promosso dall'Associazione per l'agricoltura biodinamica. Il patrocinio di un simile evento da parte del Politecnico di Milano ha suscitato le critiche della senatrice Elena Cattaneo e una lettera aperta del Gruppo 2003, che chiedono al rettore dell'ateneo milanese di ritirare il proprio sostegno. Lo stesso appello è arrivato da un gruppo di 31 importanti direttori di dipartimento, docenti e ricercatori dell'Università degli studi di Milano, del CNR e del CREA, che ha invitato il rettore del Politecnico a non legittimarne l’inesistente scientificità dell'agricoltura biodinamica. La lettera dei ricercatori fotografa una profonda spaccatura nella comunità degli agronomi milanesi e un imbarazzante conflitto istituzionale fra atenei. [Scienza in rete; Autori Vari]

Ma esistono prove scientifiche dell'efficacia delle tecniche di coltura biodinamiche? La risposta nella rubrica "Vero o falso" di Scienza in Rete [Scienza in rete; Enrico Bucci, Ernesto Carafoli]. Per capire in cosa consista concretamente l'agricoltura biodinamica, invece, conviene analizzare i suoi standard di processo e le richieste brevettuali, tutelati dal marchio Demeter [Scienza in rete; Donatello Sandroni].

Si è tenuta martedì pomeriggio all'università Sapienza di Roma la presentazione del libro "Clima, basta catastrofismi. Riflessioni scientifiche sul passato e sul futuro", di Franco Battaglia, Uberto Crescenti, Nicola Scafetta e Mario Giaccio. L'evento ha avuto inizio con i saluti del rettore portati dal prorettore, ma in sala erano presenti quasi esclusivamente contestatori. I relatori dichiarano che la comunità scientifica è divisa tra chi attribuisce il riscaldamento globale a cause prevalentemente naturali e chi invece pensa che sia di origine principalmente antropica. Tuttavia uno studio pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences nel 2010 ha mostrato che il 97-98% degli scienziati è d'accordo con le conclusioni dell'Intergovernmental Panel on Climate Change, che afferma che è estremamente probabile che l'aumento delle temperature osservato dalla seconda metà del XX secolo sia dovuto alle attività umane. Il 2% in disaccordo ha competenze sostanzialmente inferiori rispetto a quelle della maggioranza. Gli scienziati che in Italia, negano la tesi antropica spesso non sono climatologi. Lo stesso evento era previsto nella mattinata di martedì al Senato, promosso dal senatore del Movimento 5 Stelle Franco Ortolani, ma è stato cancellato. [Scienza in rete; Sandro Fuzzi]

Sempre questa settimana è arrivato l'annuncio della volontà del Governo di istituire una commissione di vigilanza sulla divulgazione scientifica in televisione. In un'intervista andata in onda su La7, Barbara Lezzi, ministra per il Sud, ha motivato così la decisione: «Vogliamo cercare di dare tutte le versioni possibili in merito a un determinato argomento». Tuttavia, leggendo il testo della proposta di legge, depositata dal deputato del Movimento 5 Stelle Lugi Gallo, presidente della VII Commissione parlamentare cultura, scienza e istruzione, sembra che il compito della commissione sarebbe quello di rivedere e migliorare la forma della comunicazione scientifica e non i contenuti. Se così fosse, secondo Gilberto Corbellini, la sua costituzione sarebbe auspicabile. [Il Sole 24 Ore; Gilberto Corbellini]

Durante l'inaugurazione dell’anno accademico 2018-2019 dell'Accademia Nazionale dei Lincei, Giorgio Parisi ha sottolineato l'importanza di far sentire la voce degli scienziati sulle questioni su cui i cittadini sono chiamati a prendere decisioni, illustrando i meriti e demeriti delle varie tesi. Perché questa voce raggiunga un pubblico più vasto possibile è necessario usare tutti gli strumenti di comunicazione: «Dobbiamo rimboccarci le maniche, forse cambiare il nostro modo di scrivere [...], essere presenti con i nostri scritti sui giornali, in edicola, in libreria, in maniera da poter incidere efficacemente sul dibattito pubblico», ha affermato a conclusione del suo discorso. [Scienza in rete; Giorgio Parisi]
DAL CERVELLO ALLO SCHELETRO: QUANTO SONO DIVERSI MASCHI E FEMMINE?
Uno studio che ha coinvolto 700 000 persone conferma le teorie dello psicologo Simon Baron-Cohen. In media le donne hanno punteggi più alti degli umani sui test di empatia e più bassi su quelli di sistematizzazione. Sempre in media le persone con disturbi dello spettro autistico hanno punteggi più alti della media degli uomini sulla sistematizzazione e più bassi sull'empatia. Gli autori sottolineano tre aspetti. Primo: si tratta di risultati medi e ogni individuo può comportarsi, indipendentemente dal sesso, in modo molto diverso dalla media. Secondo: le persone con disturbi dello spettro autistico mancano in media della cosiddetta empatia cognitiva, quella che permette di capire cosa provano gli altri, ma non di quella affettiva, che invece permette di reagire appropriatamente agli stati d'animo altrui. Infine: le cause di queste differenze non sono ancora chiare. Esiste di certo una componente biologica, ma è probabile che anche le esperienze sociali e il modello educativo giochino un ruolo. [The Conversation; Simon Baron-Cohen, Carrie Alison, David M. Greenberg, Varun Warrier]

Le differenze tra maschi e femmine, sia nell'ambito patologico che fisiologico, vanno prese in considerazione quando si progettano terapie e si valuta l'efficacia dei farmaci, ma è fondamentale allargare lo sguardo per formulare ipotesi diverse e cercare di confermarle o confutarle con studi sperimentali solidi. Nel 2010 la giornalista Anna Nowogrodski scriveva su Nature che se i medicinali pongono sempre qualche rischio per chi li assume, questo rischio è molto più alto per le donne perché la ricerca medica usa popolazioni sperimentali per lo più maschili. Lo studio delle differenze tra maschi e femmine è dunque molto importante, ma finora si è concentrato su alcuni ambiti, per lo più comportamentali, che rispecchiano ipotesi fortemente modellate dalla cultura. Forse la prima domanda da porsi è se esistano altre categorie, oltre al sesso, che possiamo usare per individuare discrepanze. E poi, restringendo il focus sui sessi, potremmo chiederci che ruolo hanno avuto biologia e cultura nel creare le diversità maschio-femmina che possiamo riscontrare nei vari ambiti. [Scienza in rete; Pamela Boldrin]

Lo studio dello scheletro umano rivela che anche il sesso, come il genere, sfugge a una classificazione binaria. Fino agli anni '70 del secolo scorso gli antropologi categorizzavano i resti umani ossei come appartenenti a maschi o femmine. Nel 1972 l'antropologo statunitense Kenneth Weiss notò che nei siti archeologici gli scheletri considerati "maschili" erano il 12% in più di quelli catalogati come femminili. Da quel momento in poi, consapevoli di questo bias, gli antropologi hanno cominciato ad assegnare la categoria "indeterminato" a un numero crescente di resti umani e il rapporto tra scheletri femminili e maschili si è riequilibrato. [The Atlantic; Alexandra Kralick]
RICERCA E SOCIETÀ
Dopo l’ondata di maltempo di fine ottobre che ha provocato danni ingenti ed è costata la vita a più di 30 persone, la Lega ha presentato alla Camera un progetto di legge che assegna poteri straordinari alle Regioni in tema di estrazione di inerti dal letto dei fiumi. Ma l’estrazione indiscriminata di inerti è dannosa perché innesca processi erosivi, mettendo in crisi le opere di difesa idraulica. Una legge quindi pericolosa per un territorio già martoriato dal dissesto idrogeologico, come conferma l’ultimo rapporto sul dissesto idrogeologico stilato dall’Ispra. [Scienza in rete; Davide Michielin]

950 ricercatori, principalmente chimici, hanno firmato una lettera che esprime preoccupazione per l'eventuale approvazione del Plan S, il piano di transizione all'Open Access proposto dalla Commissione Europea e sottoscritto da diverse agenzie di finanziamento nazionale e da alcune fondazioni. Se il piano venisse adottato così com'è vieterebbe la pubblicazione su un vasto numero di riviste prestigiose che adottano il modello ibrido di pubblicazione. Accadrebbe dunque che gli scienziati finanziati da istituti che sottoscrivono il Plan S non potrebbero più pubblicare, e dunque collaborare, con coloro che invece ricevono fondi da agenzie che non aderiscono all'iniziativa. Verrebbe così limitata la loro libertà di ricerca. [Nature; Richard Van Noorden]

I social network aiutano gli scienziati a identificare possibili partecipanti per studi clinici, ma allo stesso tempo ne compromettono la riuscita. Le conversazioni online tra i partecipanti a un trial possono rivelare chi appartiene al gruppo di controllo e dunque sta ricevendo il placebo e spingerlo a ritirarsi. Oppure possono lasciar trapelare che la terapia non funziona. Allo stesso tempo queste conversazioni offrono supporto psicologico ai malati o a chi li assiste e in passato hanno permesso di coinvolgere i pazienti nella progettazione degli studi, garantendone un maggiore successo. [Nature; Heidi Ledford]

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