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11 ottobre 2018
a cura di Chiara Sabelli
Operatori sanitari ne&ogravella
              provincia nordorientale del North Kivu, nella Repubblica
              Democratica delCongo. Credit: WHO / Tedros Adhanom
              Ghebreyesus / Twitter.
La corte di appello dell'Aia ha pronunciato martedì una sentenza storica: ha condannato il Governo olandese per aver agito illegalmente non rispettando l'impegno a ridurre le emissioni di gas serra in maniera consistente. Così facendo il Governo non avrebbe preso le misure necessarie a prevenire la morte e il deterioramento della salute dei suoi cittadini. In particolare gli viene contestata la violazione dell'obbligo di protezione della popolazione, come stabilito dagli articoli 2 (diritto alla vita) e 8 (diritto alla famiglia e alla vita privata) della Convezione Europea dei Diritti dell'Uomo. Un grande successo per l'ONG Urgenda che aveva citato in giudizio il Governo del Paese nel 2015 per conto di quasi 900 cittadini. Nel 2017 le emissioni di gas serra nei Paesi Bassi sono diminuite solo del 13% rispetto ai livelli del 1990. La sentenza della Corte di Appello obbliga al raggiungimento di un taglio del 25% entro il 2020. Intanto a maggio il Governo ha annunciato l'intenzione di chiudere le tre più vecchie centrali a carbone e di puntare a una riduzione delle emissioni del 49% entro il 2030 e del 95% entro il 2050. La vittoria di Urgenda incoraggia altri processi simili che si stanno per celebrare nel mondo, primo fra questi "Juliava v. US" che prenderà il via il 29 ottobre in Oregon. Credit: NUON / Jorrit Lousberg / Flickr. Licenza: CC BY-NC 2.0.
IL PIANETA A +1,5℃
È stato pubblicato lunedì il rapporto "Global Warming of 1.5℃" da parte dell'Intergovernmental Panel on Climate Change. Il documento analizza le conseguenze a breve e medio termine di un innalzamento della temperatura media globale di 1,5℃ rispetto ai livelli preindustriali e le misure necessarie per limitare il riscaldamento a questo livello. Il rapporto arriva alla vigilia della COP24, che si terrà a Katowice in dicembre, e offre una revisione sistematica di tutti gli studi scientifici rilevanti in tema di riduzione delle emissioni, riscaldamento globale e delle sue conseguenze politiche ed economiche. Gli Stati che hanno sottoscritto l'accordo di Parigi si sono impegnati a fare tutto ciò che è necessario per contenere l'aumento della temperatura "ben al di sotto dei 2℃", ma il rapporto mostra la sostanziale differenza tra un mondo a +1,5℃ e +2℃. Soprattutto il rapporto cerca di indicare di quanto dovrebbero aumentare le ambizioni dei Paesi riguardo al taglio delle emissioni per rendere raggiungibile l'obiettivo +1,5℃ e passa in rassegna le tecnologie disponibili nel concreto. [Climalteranti.it; Stefano Caserini, Sylvie Coyaud e Valentino Piana]

Nello stesso giorno in cui è stato pubblicato il rapporto speciale dell'IPCC, l'Accademia reale svedese delle scienze ha assegnato il premio Nobel per l'economia a William Nordhaus, per aver compreso gli impatti economici del cambiamento climatico e aver proposto l'uso di una carbon tax per contenere il riscaldamento globale. Nordhaus parte dal principio che l'ambiente è un bene pubblico, da cui tutti traggono benefici ma per cui nessuno paga. L'introduzione di una tassa sui combustibili fossili guiderebbe il mercato, e dunque le imprese, verso una riduzione nell'utilizzo di questo tipo di fonti di energia. Inoltre è sua la proposta di un mercato delle emissioni, in cui si possano scambiare crediti e debiti. Secondo l'economista di Yale il capitalismo, attraverso opportuni strumenti, può rispondere a questa difficile sfida con cui l'umanità è chiamata a confrontarsi. [The Conversation Global; Andrew J. Hoffman, Ellen Hughes-Cromwick]

In Italia solo il quotidiano La Stampa riportava in prima pagina la notizia del rapporto pubblicato dall'IPCC, per il resto un vuoto clamoroso. “12 Anni per evitare la catastrofe”, il Guardian. “Un avvertimento terribile dagli scienziati ONU”, Washington Post. "Mantenere il riscaldamento a 1,5℃ implica un cambiamento radicale nel modello di crescita", Le Monde. “L'ONU esorta a prendere misure drastiche contro il cambiamento climatico”, El País. Queste le prime pagine di martedì sul catastrofico report dell’IPCC, che tiene banco in tutto il mondo, ma che nel nostro Paese è passato quasi del tutto inosservato. "Eppure, passare da un aumento della temperatura di un grado e mezzo a uno di due sarebbe un disastro per tutto: dalla siccità all’emigrazione, ai diritti umani. Ce ne importa?", si chiede Emanuele Bompan su Linkiesta. [Linkiesta; Emanuele Bompan]
POPOLAZIONI
I dati di comunicazione su Twitter possono essere utili per misurare il grado di integrazione delle diverse comunità di immigrati nelle città. Lo ha dimostrato un gruppo di ricercatori guidato dall'ingegnere Fabio Lamanna dell'Istituto de Fisica Interdisciplinar y Sistemas Complejos di Palma de Mallorca, in un recente lavoro pubblicato su PLOS ONE. Gli scienziati hanno analizzato migliaia di Tweet confrontando la lingua (determinata attraverso il software di Google Compact Language Detector) e la geolocalizzazione. Così facendo è stato possibile identificare 35 comunità di immigrati in 53 città. Sempre utilizzando la geolocalizzazione sono stati in grado di individuare il quartiere di residenza degli utenti e hanno così potuto concludere se erano ben integrati (guardando alla densità di abitanti non immigrati nel quartiere). Da quest'analisi emerge che nei quartieri centrali di Londra si osserva il più alto grado di integrazione (non è altrettanto vero per le zone periferiche dell'area metropolitana). Inoltre i ricercatori hanno individuato quali sono le comunità che tendono, in media, a integrarsi meglio. L'utilizzo dei dati Twitter per questo tipo di studi supplisce alle difficoltà nello svolgimento di censimenti sull'immigrazione, ma presenta dei limiti. Le comunità con età media più alta sono poco rappresentate e alcuni Paesi, come la Cina, sono esclusi poiché non è permesso l'accesso al social network. [National Geographic; Paul Buffa]

In un sondaggio condotto dal Pew Research Center tra maggio e luglio di quest'anno i cittadini di 10 Paesi europei hanno espresso posizioni più moderate sull'opportunità di accogliere i migranti rispetto a quanto ci si aspetterebbe considerando le politiche dei loro governi nazionali. In particolare nel nostro Paese il 56% dei rispondenti si è dichiarato favorevole ad accogliere più rifugiati, nonostante la Lega, uno dei due partiti al Governo, stia seguendo tutt'altra strategia. Risultati simili sono stati registrati in Germania e Svezia. Allo stesso tempo, però, gli intervistati si sono espressi compattamente contro le politiche dell'Unione in tema di immigrazione. [The Atlantic; Krishandev Calamur]

Nutrire 10 miliardi di persone entro il 2050 senza uscire dal safe operating space della Terra può essere realizzabile ma è necessario rispettare una serie di condizioni sulla produzione e il consumo di cibo. Una nuova ricerca della Oxford Martin School si è concentrata sull'impatto che la produzione di cibo ha sull'ambiente attraverso lo sfruttamento del suolo, l'utilizzo dell'acqua e l'inquinamento degli ecosistemi terrestri e marini. Se continuassimo come stiamo facendo ora fino al 2050, tenendo conto delle previsioni di crescita della popolazione, verrebbero oltrepassati uno o più planetary boundaries. I ricercatori hanno poi considerato una serie di opzioni per ridurre questo impatto: l'adozione di diete a maggior componente vegetale, il miglioramento delle tecniche agricole per limitare lo sfruttamento del suolo, l'estrazione di acqua dolce e l'uso di fertilizzanti, la riduzione degli sprechi alimentari [Nature; Marco Springmann et al.]
RICERCA E SOCIETÀ

Nel libro "Probabilità. Come smettere di preoccuparsi ed iniziare ad amare l’incertezza", pubblicato lo scorso anno da Carocci, il logico matematico Hykel Hosni riflette sull'importanza di una cultura dell'incertezza. Se l’istinto porta ad assegnare una connotazione negativa all’incertezza, il ragionamento razionale dovrebbe portare in direzione opposta. Una maggiore confidenza con i concetti fondamentali della probabilità ci renderebbe prima di tutto cittadini consapevoli del nostro ruolo, capaci di scegliere tra le diverse opzioni, anche politiche, che via via si presentano. Hosni vuole spingere il lettore non solo ad accettare l'incertezza ma addirittura ad amarla. A che cosa si ridurrebbero le nostre giornate se conoscessimo il giorno preciso della nostra fine come esseri umani? La recensione di Marco Taddia. [Scienza in rete; Marco Taddia]

Partecipare a una competizione per ricevere fondi di ricerca ha un impatto positivo sulla quantità e la qualità degli articoli pubblicati nei cinque anni successivi alla richiesta di finanziamento. Vincere la competizione non ha, invece, un effetto significativo sulla produzione scientifica. È quanto emerge dallo studio condotto da Charles Ayoubi, Michele Pezzoni e Fabiana Visentin, pubblicato ad agosto sulla rivista Research Policy. I tre ricercatori hanno analizzato i dati relativi al programma di finanziamento SINERGIA, promosso dalla Swiss National Science Foundation. Confrontando gli scienziati che hanno partecipato al bando ma non hanno vinto con un gruppo che non vi ha partecipato ma che presenta caratteristiche simili, si vede che nei cinque anni successivi i primi pubblicano il 43% di articoli in più rispetto ai secondi. L'impact factor medio delle riviste che ospitano le pubblicazioni dei partecipanti è il 7% più alto rispetto a quello dei non partecipanti. Competere per un bando genera anche una maggiore capacità di espandere la propria rete di collaboratori. Al contrario i vincitori del bando non mostrano un aumento significativo della loro produttività, né in termini di quantità né di qualità. Due peculiarità del bando SINERGIA potrebbero aver avuto un peso importante nel determinare questi risultati: poco lavoro amministrativo per gli applicants e la richiesta di interdisciplinarità. [LSE Impact Blog; Charles Ayoubi, Michele Pezzoni, Fabiana Visentin]

Tre Nobel all'immunologia. Quest’anno il Premio Nobel per la Medicina è stato assegnato a due ricercatori, James Allison e Tasuku Honjo, per le loro scoperte nel campo dell’immunoterapia dei tumori. Ancora in immunologia si sono svolte le ricerche di Greg Winter, Nobel per la Chimica 2018, per lo sviluppo di nuovi approcci tecnologici per sviluppare anticorpi monoclonali. Sono quindi tre i Nobel dedicati quest'anno all'immunologia. Alberto Mantovani commenta l'importanza di questo riconoscimento e traccia le prospettive future dell'immunoterapia oncologica, dalla ricerca sulla resistenza di alcuni pazienti a queste terapie fino alla sfida dei vaccini preventivi e terapeutici contro il cancro. [Scienza in rete; Alberto Mantovani]

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