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La ricerca scientifica: un valore per il PAESE
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8 maggio 2018
a cura di Chiara Sabelli
Jean-Claude Juncker, Presidente della Commissione Europea, e Günther Oettinger, Commissario europeo per la programmazione finanziaria ed il bilancio. Credit: EPP Group in the CoR / Flickr,  European People's Party / Flickr. Licenza: CC BY 2.0.
Jean-Claude Juncker, Presidente della Commissione Europea, e Günther Oettinger, Commissario europeo per la programmazione finanziaria ed il bilancio. Il 2 maggio scorso Junker e Oettinger hanno presentato la proposta della Commissione per il "Multiannual Financial Framework" dell'Unione Europea, il budget per il periodo 2021-2027. Credit: EPP Group in the CoR / Flickr, European People's Party / Flickr. Licenza: CC BY-SA 2.0.
Il 10 maggio si terrà un grande convegno del Gruppo 2003 al CNR di Roma (14:00-18:00) dedicato alle strategie per rilanciare la ricerca scientifica in Italia. Dopo le introduzioni del presidente del CNR Massimo Inguscio e del presidente del Gruppo 2003 Nicola Bellomo, Mario Pianta (Università Roma Tre) farà una prima relazione dando un quadro economico della ricerca nazionale. Successivamente Luca Moretti (CNR Bruxelles) esporrà le performance italiane in Horizon 2020 e riferirà del dibattito sul nuovo programma quadro della commissione europea. Maria Pia Abbracchio e Maria Cristina Facchini (Gruppo 2003) forniranno analisi e proposte su reclutamento dei ricercatori, valutazione della ricerca e finanziamento. Seguirà un ampio dibattito dal pubblico, a partire da dieci protagonisti della ricerca nazionale ed europea: Maria Caramelli (IZSPLV); Alessandro Damiani (APRE); Andrea Ferrari (Graphene Center, Cambridge); Cristina Messa (Milano-Bicocca); Luigi Nicolais (MIUR); Giorgio Parisi (La Sapienza); Francesca Pasinelli (Telethon); Annalisa Pelizza (ERC starting grant); Piergiuseppe Torrani (AIRC); Paola Zaratin (AISM). [Scienza in rete; Redazione]. A questo indirizzo è possibile iscriversi.

Il 2 maggio scorso la Commissione Europea ha presentato la sua proposta di budget per il periodo 2021-2027. 1279 miliardi di euro in totale, l'1,1% del Prodotto Interno Lordo (PIL) dell'Unione. Si chiede dunque agli Stati membri della nuova Unione a 27 (l'uscita del Regno Unito dovrebbe avvenire nel 2019) uno sforzo ulteriore per coprire il buco di quasi 10 miliardi lasciato dalla Gran Bretagna. La fetta destinata alla ricerca e all'innovazione è di 114,8 miliardi di euro, di cui 97,9 per Horizon Europe, il successore di Horizon 2020. [Scienza in rete; Luca Carra, Chiara Sabelli]



Horizon Europe, il nono programma quadro per la ricerca dell'Unione Europea, sarà il più ricco di sempre. Per quanto riguarda gli strumenti di finanziamento, Horizon Europe manterrà la struttura a "tre-pilastri" di Horizon 2020: excellent science ( che comprende i prestigiosi grant assegnati dallo European Research Council, ERC, per la ricerca di base), industrial leadership e societal challenges. A questi si aggiungeranno dei programmi trasversali, le cosiddette mission, dei progetti multidisciplinari che si appoggeranno sui tre pilastri. È previsto inoltre il potenziamento dello European Innovation Council, una sorta di ERC per imprenditori, che è partito quest'anno come progetto pilota. [Nature; Inga Vesper]



Pur essendo il livello di finanziamento del settore ricerca e innovazione più alto mai raggiunto nell'Unione Europea, il budget sembra essere meno ambizioso di quanto preannunciato dalla Commissione stessa a febbraio, in una comunicazione al Parlamento e al Consiglio. Venivano considerati due scenari di finanziamento per Horizon Europe e valutate le conseguenze in termini di crescita economica e occupazionale. Un finanziamento di 120 miliardi (160 miliardi) genererebbe 420 mila (650 mila) nuovi posti di lavoro e contribuirebbe al PIL dell'Unione per lo 0,33% (0,44%). [Communication from the Commission to the European Parliament the European Council and the Council]



Anche l'High Level Group, costituito nel settembre 2016 dalla Commissione con il mandato di valutare il programma Horizon 2020, aveva suggerito nel luglio scorso di raddoppiare l'investimento dell'Unione in ricerca e innovazione, portando i fondi per il nono programma quadro a 120 miliardi. Solo così, secondo gli esperti del gruppo, l'Europa può aspirare a raggiungere l'obiettivo di investire il 3% del suo PIL in ricerca e sviluppo, avvicinandosi ai livelli di Giappone, Corea del Sud e Stati Uniti. Non solo: raddoppiare il budget di Horizon Europe permetterebbe di portare il tasso di successo delle domande dei ricercatori dall'11,6% (dato del gennaio 2017) al 20% circa (il livello del settimo programma quadro), per evitare di lasciare non finanziata gran parte di quella che i valutatori definiscono "ricerca eccellente". [Independent High Level Group on maximising the impact of EU Research & Innovation Programmes]


Infine hanno fatto sentire la propria voce due grandi associazioni di università e centri di ricerca europei, con la speranza di influenzare le posizioni degli Stati membri durante il processo di negoziazione. Da una parte la European University Association (EUA) ha accolto positivamente la decisione della Commissione di aumentare il budget per ricerca e innovazione, ma ritiene lo sforzo insufficiente se si vuole raggiungere un soddisfacente tasso di successo delle domande. La EUA ricorda infatti che il costo della redazione di progetti che vengono valutati come eccellenti ma non finanziati da Horizon 2020 grava sul bilancio degli singoli Stati nazionali [European Union Association; Lidia Borrell-Damián]. Dall'altra un consorzio costituito dal Centro Nazionale delle Ricerche, il Centre National de la Recherche Scientifique francese, il Consejo Superior de Investigaciones Científicas spagnolo, e le associazioni tedesche Helmoltz e Leibniz, ha promosso il manifesto "MFF for Research and Innovation" in cui chiede un livello di finanziamento tra i 120 e i 160 miliardi di euro. [Scienza in rete; Luca Moretti]

Ma come si prepara il sistema della ricerca italiana alle nuove sfide europee? Ce lo racconta il nuovo Rapporto RIO 2017 sullo stato della ricerca in Italia. Oltre a ribadire il cronico stato di sotto-finanziamento (1,2% sul PIL), il rapporto considera le cinque sfide che si trova a dover giocare l'Italia per recuperare il distacco dai paesi guida: 1. Aumentare il finanziamento ancora modesto che l'industria riserva alla ricerca nazionale; 2. Aumentare il finanziamento pubblico; 3. Governare la ricerca superando frammentazione e ritardi (il PNR 2015-2020 è stato pubblicato con due anni di ritardo); 4. Iniziare a ridurre le disparità Nord-Sud sulla ricerca; 5. Avviare una politica di specializzazione intelligente per la ricerca industriale e pubblica. E in sintesi la diagnosi del rapporto RIO rispetto a queste cinque sfide è: qualcosa comincia a muoversi, ma i risultati non si vedono ancora. [Scienza in rete; Luca Carra]

Un documento internazionale per rafforzare il ruolo delle donne nella scienza. questa l’iniziativa promossa dalla SISSA durante l’evento che avrà luogo mercoledì 9 maggio intitolato “When Women in Science get together: The Role of Networks“. L’appuntamento è organizzato nell’ambito delle celebrazioni del quarantennale della Scuola. [SISSA; Ufficio Stampa]

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