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le notizie di scienza della settimana
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14 marzo 2018
a cura di Chiara Sabelli
Rompicapo matematico sul Pi
              Greco. Credit: Alex Bellos and Chris Smith / The
              Guardian.
Oggi, 14 marzo 2018, si celebra in tutto il mondo il Pi Day, il giorno del π (pi greco). La storia di π è ben raccontata nel libro "Storia di π", scritto nel 2016 da Pietro Greco e pubblicato da Carocci. Comincia nel II millennio a.C. tra il Tigri e l'Eufrate, dove i Babilonesi ne danno una stima piuttosto precisa utilizzando metodi geometrici. Continua poi in epoca ellenistica con Archimede, che fornisce un metodo esaustivo per il calcolo di π, introducendo il concetto di limite. La matematica di Archimede ed Euclide arriva agli Europei quasi 1500 anni dopo, solo grazie ai matematici islamici, che traducono dal greco all'arabo le loro opere arricchendole di elementi indiani e cinesi. Infine vede come protagonisti Fibonacci, Newton e Liebniz. Nell'immagine il rompicapo matematico proposto da Alex Bellos nella sua consueta rubrica del lunedì sul Guardian. Quale fiammifero occorre spostare per rendere l'equazione approssimativamente corretta? (Qui la soluzione). Credit: Alex Bellos and Chris Smith / The Guardian.
SMETTIAMOLA DI CHIAMARLE 'FAKE NEWS'
Smettiamola di chiamarle 'fake news'. Questo il primo messaggio contenuto nel rapporto, pubblicato il 12 marzo, del gruppo di lavoro sulla disinformazione istituito dalla Commissione Europea. Il fenomeno è molto più complesso di quello che l'espressione 'fake news' lascia intendere. Gli autori del documento (accademici, giornalisti, rappresentanti delle società tecnologiche e della società civile) affermano poi che è necessario basare qualsiasi intervento su delle prove scientifiche. A questo scopo chiedono a compagnie come Google, Twitter e Facebook, ma anche alle istituzioni europee, di condividere maggiormente i loro dati. È forte però la difesa della libertà di espressione e dunque viene scoraggiato qualsiasi intervento normativo che controlli i contenuti online. [Medium; Clara Jiménez Cruz, Alexios Mantzarlis, Rasmus Kleis Nielsen, & Claire Wardle]

Il giornalista scientifico francese Sylvestre Huet aggiunge alcuni punti interessanti contenuti nel rapporto della Commissione Europea. In primo luogo la necessità di avere accesso agli algoritmi di ranking delle notizie che ne determinano il livello di diffusione sui diversi social network. In secondo luogo il ruolo che i governi dovrebbero avere nel favorire una stampa pluralistica e indipendente (i giornalisti sono sempre meno e sempre più precari). Infine Huet sottolinea come il rapporto affermi che i governi non dovrebbero intervenire direttamente sulle piattaforme di condivisione di contenuti digitali, come Facebook e Twitter, ma piuttosto favorire la costruzione di codici di auto-regolazione che i dipendenti di queste aziende si impegnino a rispettare. [Le Monde; Sylvestre Huet]

Un'analisi condotta su 126,000 notizie circolate su Twitter tra il 2006, data della sua apertura, al 2017, rivela che le notizie false si diffondono più velocemente e raggiungono più utenti di quelle vere. Lo studio mostra inoltre che i bot, account Twitter gestiti da computer, non sono i colpevoli di questo fenomeno, poiché diffondono notizie false e vere nello stesso modo. La responsabilità sarebbe dunque tutta nostra e una delle spiegazioni, sostengono gli autori, potrebbe essere la maggiore componente di novità contenuta nella condivisione di una notizia falsa rispetto a una vera. L'analisi, condotta da tre scienziati dei dati esperti di processi sociali e in particolare di comunicazione digitale, ha considerato tutte le notizie circolate su Twitter catalogate come 'false' o 'vere' da sei agenzie di fact checking indipendenti. I risultati sono stati pubblicati sull'ultimo numero di Science. [Science; Katie Langin]
CONTROLLO DELLE ARMI NEGLI STATI UNITI
A gennaio, durante un'audizione di fronte al Congresso, il capo dello United States Department of Health and Human Services ha dichiarato che i Center for Disease Control and Prevention (C.D.C.) dovrebbero ricominciare a fare ricerca sulla violenza da armi da fuoco. Dall'entrata in vigore del Dickey Amendment nel 1996, l'agenzia di protezione della salute statunitense ha di fatto interrotto le sue indagini sull'argomento. Il Dickey Amendment proibisce il finanziamento pubblico di ricerche scientifiche che sostengano la limitazione dell'utilizzo delle armi da fuoco. Non esistono dunque prove scientifiche aggiornate prodotte dallo Stato del fatto che la possibilità di avere pistole in casa renda più sicure le famiglie americane, come sostiene la National Rifle Association, né del contrario, che questa renda i cittadini americani più vulnerabili (l'ultimo studio risale al 1993). Restano dunque molte domande insolute e mancano i dati per rispondere a queste domande. La proposta di Trump, successivamente ritirata, di alzare l'età minima per l'acquisto di un certo tipo di armi da 18 a 21 anni sta però rivitalizzando il dibattito. [The New York Times; Sheila Kaplan]

I media tendono a dare maggiore risalto alle sparatorie di massa che avvengono nelle scuole, quelle in cui l'attentatore è motivato ideologicamente o proviene dal Medio Oriente. Ma la maggior parte di questi episodi di violenza è causato da uomini bianchi di mezza età e raramente ha un movente ideologico. Questa è la conclusione di uno studio pubblicato a febbraio sul "International Journal of Comparative and Applied Criminal Justice", in cui due criminologi americani hanno analizzato la copertura mediatica di 314 sparatorie di massa avvenute negli Stati Uniti tra il 1966 e il 2016. [Undark Magazine; Robin Loyd]
RICERCA E SOCIETÀ
Gli scienziati italiani dovrebbero diventare 'scienziati a vita', estendere cioè l'approccio scientifico anche fuori dal laboratorio e lontano dalle lavagne. Dovrebbero estenderlo nel rapporto con le altre classi dirigenti italiane. Inoltre dovrebbero abbandonare il punto di vista individuale, alla 'Io speriamo che me la cavo', in favore di uno collettivo. Questa è la strategia che Roberto Defez, ricercatore del CNR, suggerisce nel suo ultimo libro "Scoperta. Come la ricerca scientifica può aiutare a cambiare l’Italia", pubblicato da Codice Edizioni. [Scienza in rete; Pietro Greco]

Il nuovo rapporto dell'OCSE "Getting Skills Right: Italia", dipinge una situazione paradossale per l'Italia. Da una parte un piccolo numero di grandi imprese che fatica a trovare competenze di alto livello, soprattutto nel settore digitale, dall'altra un gran numero di piccole e piccolissime imprese che richiede competenze molto basse. Così il 18% dei lavoratori italiani possiede un titolo di studio inferiore a quello richiesto per la sua mansione, mentre il 35% è impiegato in ambiti distanti da quello di formazione ed è sovra-qualificato. A differenza di Paesi come Finlandia, Svezia, Danimarca ma anche Estonia o Norvegia non abbiamo ancora avviato il processo di riorganizzazione del lavoro necessario perché domanda e offerta di competenze si allineino a un livello più alto. [La Voce; Fabio Manca]

Elizaldo Carlini, scienziato brasiliano pioniere della ricerca sugli effetti terapeutici della marijuana, è oggetto di un'indagine da parte della Polizia di San Paolo. La notizia ha generato proteste da parte della comunità scientifica brasiliana, preoccupata che l'intervento delle autorità possa costituire una minaccia alla libertà di ricerca in un periodo in cui i finanziamenti pubblici alla scienza hanno subito tagli sostanziali. [Nature; Claudio Angelo]

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