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le notizie di scienza della settimana
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28 febbraio 2018
a cura di Chiara Sabelli
AIDS Quilt di fronte alla Casa Bianca. Credit: Scott Chacon / Flickr. Licenza: CC BY-SA 2.0.
Nessuno scienziato ha mai visto un buco nero. Almeno non direttamente. Le loro ristrette dimensioni e la capacità di attirare materiale luminoso li rende per ora impossibili da fotografare. Esistono però numerose rappresentazioni indirette. Tra le più belle ci sono quelle ottenute dal Chandra X-ray Observatory della NASA. In particolare l'immagine mostra due jet di materiale che fuoriescono da un buco nero al centro di Centaurus A, una galassia lontana 13 milioni di anni-luce. Credit: ESO/WFI (visible); MPIfR/ESO/APEX/A.Weiss et al. (microwave); NASA/CXC/CfA/R.Kraft et al. (X-ray). Licenza: Public Domain.
L'EREDITÀ DI BITCOIN
Craig Wrigth, che nel 2016 dichiarò di aver inventato Bitcoin usando lo pseudonimo di Satoshi ‎Nakamoto senza però fornire alcuna prova di questa affermazione, è stato accusato di essersi appropriato illegalmente del patrimonio di criptovaluta accumulato dal suo socio in affari Dave Kleiman, morto nel 2013. A fargli causa la famiglia di Kleiman, che sostiene che Wright abbia falsificato la firma del loro congiunto su numerosi contratti per un valore totale di 300 mila Bitcoin. [Bloomberg; Jef Feeley]

Si stima che a novembre del 2017 l'energia consumata dall'intera rete connessa alla criptovaluta Bitcoin abbia superato quella della Repubblica d'Irlanda. L'operazione di mining delle Bitcoin è un gioco al rialzo dal punto di vista energetico: i concorrenti sono spinti a utilizzare una quantità sempre maggiore di energia elettrica per aggiudicarsi le nuove monete. Circa l'80% del valore così ottenuto viene reinvestito in energia per produrre altre Bitcoin, mantenendo l'attività profittevole. Il consumo di energia è quindi strettamente collegato alla quotazione della criptovaluta, attualmente pari a circa 10 mila dollari. Se il prezzo rimanesse stabile a questo livello, nel 2018 l'industria Bitcoin emetterebbe una quantità di CO2 paragonabile a quella di 1 milione di voli transatlantici. [The Guardian; Alex Hern]

Ma il prezzo di Bitcoin non è decollato subito. L'invenzione di questa criptovaluta risale al 2008, quando un autore dallo pseudonimo Satoshi Nakamoto pubblica l'articolo "Bitcoin: A Peer-to-Peer Electronic Cash System". Introduce un sistema di moneta elettronica basato sulla tecnologia chiamata blockchain, in cui sono gli utenti della rete a convalidare, a turno, le transazioni, evitando contraffazioni e frodi. Per questa attività di validazione gli utenti della rete ricevono in premio delle Bitcoin. Fino al 2013 la moneta ha subito la diffidenza degli investitori istituzionali, ma dopo l'endorsement del Senato degli Stati Uniti nel novembre del 2013 il suo prezzo è triplicato nell'arco di un mese, raggiungendo i 900 dollari. Poi è continuato a salire, pur rimanendo estremamente volatile. Forse è per questo che oggi Bitcoin resta solo un investimento e non una valuta di massa come pensato dai suoi inventori. Molti la considerano una bolla speculativa che prima o poi esploderà. Tuttavia potrebbe aver lanciato una tecnologia rivoluzionaria per l'intero sistema economico. [The Atlantic; Derek Thompson]
LE TECNOLOGIE DIGITALI FANNO BENE AI GIOVANI?
"Usando questo strumento, gli studenti non useranno la propria memoria, non impareranno niente, non avranno contatto con la realtà". Sono queste le parole con qui Socrate parlava della scrittura. La paura che l'introduzione di nuove tecnologie limiti le capacità di apprendimento dei giovani studenti comincia nel V secolo a.C. e continua tutt'oggi. Dopo la scrittura sono stati criticati i libri, la radio, la televisione, i walkman e adesso gli smartphone. Il racconto di Emanuele Bottazzi. [Scienza in rete; Emanuele Bottazzi]

Sta emergendo un nuovo tipo di digital divide: i giovani provenienti da famiglie a basso reddito trascorrono più tempo online rispetto ai loro coetanei più ricchi, e per loro è più probabile che la vita online causi episodi di violenza nella vita reale. A rilevarlo è uno studio condotto da un gruppo di psicologi della University of California Irvine su oltre 2000 adolescenti americani, [Nature; Candice Odgers]

Inizia il 1^ marzo a Brescia il ciclo di tre incontri "A scuola di attendibilità", organizzato dal Gruppo 2003 e da Scienza in rete. I primi due appuntamenti saranno dedicati agli studenti delle scuole medie superiori e dell’università, con l’intento di far crescere nei docenti e negli studenti le competenze necessarie a riconoscere le fonti attendibili nel loro lavoro quotidiano di insegnamento, studio e ricerca. Con l’aiuto di giornalisti, scienziati e docenti si svolgerà quindi un lavoro volto a verificare le notizie, distinguere la scienza dalla ciarlataneria, e consolidare il senso critico. [Scienza in rete; Redazione]
RICERCA E SOCIETÀ
A ottobre 2017, durante una conferenza di biotecnologia a San Francisco, il biohacker Josiah Zayner si è iniettato un composto contenente il proprio DNA modificato con la tecnica CRISPR. La modifica avrebbe dovuto ridurre la produzione di miostatina, la proteina che inibisce la crescita muscolare. Ma oggi Zayner ripensa a quel gesto con qualche rimorso. In un'intervista pubblicata da The Atlantic dice di essere convinto dell'utilità del biohacking per sensibilizzare le persone verso le biotecnologie e accelerare il trasferimento delle scoperte scientifiche dai laboratori universitari ai centri di cura, ma è convinto che prima o poi qualcuno si farà male. [The Atlantic; Sarah Zhang]

Il progetto GENERA, Gender Equality Network in the European Research Area, si pone l'obiettivo di valutare le disuguaglianze di genere che esistono in ambito scientifico e mettere a punto strategie per mitigarle. Sveva Avveduto, ricercatrice dell'Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del CNR, illustra i risultati del progetto. [Scienza in rete; Sveva Avveduto]

In un articolo pubblicato recentemente sulla rivista "Science and Public Policy", un gruppo di ricercatori del Joint Research Center della Commissione Europea afferma che è ormai giunto il momento di ripensare gli indicatori di eccellenza nella ricerca. È ormai opinione di molti che tali indicatori dovrebbero tenere in maggiore considerazione la robustezza e la riproducibilità della ricerca, oltre che l'impatto sociale che questa può avere. [Nature; Editorial]

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