Epatite B: filmate le “regole del gioco"

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Epatite B: filmate le “regole del gioco"
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Per la prima volta al mondo fotografato come il sistema immunitario combatte l'infezione da epatite B. E non era come si pensava finora. Il sistema immunitario reagisce all’attacco del virus dell’epatite B combattendo l’infezione e causando danni al fegato. Il virus, infatti, non attacca direttamente l’organo e le sue cellule, che anzi utilizza per replicarsi. Ciò che danneggia il fegato sono i linfociti citotossici, specifici globuli bianchi del sangue, che circolano come sentinelle nei vasi dei tessuti alla continua ricerca di cellule “malate” da distruggere (infettate da virus o tumorali). Questo “attacco difensivo” è causa dei sintomi della malattia, come per esempio l’ittero.

Finora si pensava che per arrivare a compiere la loro attività di killer i linfociti citotossici dovessero eseguire tre esercizi distinti e consecutivi: arrestare la propria corsa nel circolo, uscire dai vasi e, infine, introdursi all’interno del fegato dove le cellule bersaglio si annidano. Si pensava inoltre che l’arrivo dei linfociti nei vasi dipendesse dalla presenza in loco di specifiche molecole in grado di richiamare i linfociti citotossici proprio dove il loro contributo era necessario. Ora grazie a una tecnica rivoluzionaria di microscopia in vivo definita microscopia intravitale si è potuto osservare dall'interno e in tempo reale come i linfociti circolanti riescano a fermarsi nei capillari del fegato e da lì a riconoscere e distruggere cellule infettate da HBV, il virus dell’epatite B.

I ricercatori dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, guidati da Luca G. Guidotti e Matteo Iannacone, hanno dimostrato su un modello murino che non sono le selettine, le integrine e le chemiochine a richiamare nel fegato i linfociti citotossici, ma che sono le piastrine ad avvertire che qualcosa non va, a dare l'allarme, e a predisporre la regia dell'attacco: le piastrine, infatti, costruiscono una sorta di “tappeto appiccicoso” che intrappola i linfociti e blocca la loro corsa nel sangue. Una volta arrestatesi sul tappeto piastrinico, i linfociti si staccano e iniziano a scorrere lentamente dentro i capillari, anche in senso contrario al flusso sanguigno. “La capacità di osservare direttamente ciò che succede in vivo è un cambio di paradigma molto rilevante per la ricerca biomedica, perché ci permette di studiare direttamente le patologie nel loro divenire invece di ricostruirle a posteriori”, osservano Guidotti e Iannacone. “È un po’ come se un meccanico miniaturizzato fosse dentro il motore di una macchina per vedere esattamente dove si trova il guasto”, continuano Iannacone e Guidotti.

I risultati degli scienziati dell’IRCCS, pubblicati sulla prestigiosissima rivista Cell, spiegano anche perché la cirrosi sia un fattore tanto predisponente per l’insorgenza del tumore del fegato. I linfociti citotossici che scorrono all’interno dei capillari epatici non riescono più a infilare i loro tentacoli nelle fenestrature e ciò limita fortemente la loro capacità di identificare e distruggere le cellule malate al di là della parete dei capillari. Quando le cellule malate in questione sono cellule del fegato che stanno acquisendo proprietà tumorali, il mancato riconoscimento da parte dei linfociti citotossici permette a queste cellule non solo di crescere indisturbate ma anche di acquisire caratteristiche sempre più aggressive. “Le nostre tecniche di microscopia intravitale stanno illustrando lo svolgersi della malattia epatica in modi finora inimmaginabili e sicuramente queste informazioni aiuteranno lo sviluppo di nuove terapie per l’epatite B. Non solo, queste tecniche permetteranno una miglior comprensione di altre patologie epatiche di natura virale, batterica, parassitaria o tumorale per le quali non disponiamo ancora di adeguate terapie ”, terminano Guidotti e Iannacone.

Lo studio è stato finanziato da European Research Council, Giovanni Armenise Harvard Foundation, National Institutes of Health americani e Associazione italiana per la ricerca sul cancro. Proprio per le sue ricerche sull'epatite B e il virus Hbv che la provoca, Iannacone sarà premiato il 25 aprile a Vienna dall'Associazione europea per lo studio del fegato, che gli ha assegnato lo Young Investigator Award 2015.

Questi video mostrano le sequenze dell’attacco da parte del sistema immunitario.

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