Un’italiana in orbita: ecco la vita di una “space woman”

Read time: 3 mins

I sogni dell’infanzia, anche quelli apparentemente più irrealizzabili, a volte si avverano. Lo sa bene la milanese Samantha Cristoforetti, classe 77, un taglio sbarazzino e in testa un obiettivo che si è posta sin da piccola: diventare astronauta.

L’obiettivo è divenuto poco a poco una concreta realtà, esame dopo esame ed estenuanti attese per conoscerne gli esiti. È la prima donna astronauta italiana e vanta un curriculum di tutto rispetto: dopo la laurea in ingegneria meccanica all’Università tecnica di Monaco, viene ammessa nel 2001 all’Accademia Aeronautica di Pozzuoli; successivamente, si specializza negli Stati Uniti presso la Euro-Nato Joint Jet Pilot Training di Wichita Falls.
Nel 2009 la svolta: viene selezionata come astronauta dall’Agenzia Spaziale Europea, risultando tra le sei migliori partecipanti alla selezione. Parla russo, inglese, tedesco e francese.
Le prove da affrontare nel corso della vita non finiscono mai. Samantha, che se potesse la tuta spaziale la userebbe anche per dormire, è pronta per una nuova sfida che la vedrà prender parte come ingegnere di bordo alla missione della durata di circa sette mesi, denominata Futura”, nome che è stato scelto da lei stessa in una lunga lista di proposte. Si tratta della prima missione di una donna di nazionalità italiana nello spazio e del settimo astronauta italiano.

Partirà il prossimo 23 novembre per raggiungere la Stazione Spaziale Internazionale a bordo della navicella russa Soyuz, dal cosmodromo di Baikonur, in Kazakistan. Nel tempo che trascorrerà immersa nello spazio studierà la Terra e compirà col resto del team una serie di esperimenti, si parla di circa duecento, nel campo della fisica e della medicina: dalle analisi biologiche alla fisiologia umana, ma anche la stampa di oggetti 3D in assenza di peso, per verificare la possibilità che si possano stampare i pezzi di ricambio direttamente nella stazione, senza dover dipendere dalla base terrestre. E ancora: la perdita di massa ossea alla quale sono soggetti gli astronauti, la qualità del sonno e la meccanica cardiaca.
Samantha testerà anche la prima macchinetta del caffè spaziale, Isspresso, con delle vere e proprie cialde made in Italy. Come cambieranno l’odore e il sapore del caffè nell’universo infinito?

Si terrà in contatto con chi vorrà seguirla aggiornando regolarmente il sito Avamposto 42, attraverso il quale proverà a raccontare il suo viaggio, a scambiare opinioni e informazioni, perché, come ripete spesso, la Stazione spaziale è un avamposto per gli esseri umani nello spazio. La cosmonauta sorprende proprio per aver rivoluzionato il rapporto tra chi intraprende questo tipo di missione e i cittadini, rendendoli attivi partecipanti dell’esperienza spaziale, anche per quanto riguarda dettagli e curiosità. Parte della sua informazione sarà dedicata ad aspetti di nutrizione e salute, temi cardine dell’imminente Expo 2015. “Ho scoperto su me stessa che un po’ di conoscenza e consapevolezza nel settore della nutrizione possono orientare le nostre scelte alimentari e fare una differenza sorprendente sul nostro livello di benessere e vitalità”, ha dichiarato. Per la prima volta la navicella sarà dotata di una cambusa, che le permetterà di cimentarsi nel ‘cooking on orbit’.

La valigia della nostra astronauta è partita prima di lei, qualche settimana fa. Chiamarla valigia è forse troppo, perché la capienza era davvero risicata: si tratta più che altro di una scatola riempita con tanti calzini (la dotazione è infatti di tre paia ogni due settimane), delle comode felpe e i suoi ‘minilibri’ che stanno nel palmo di una mano, con estratti di poesie, citazioni preferite, ma anche equazioni.

Come si immagina la sua vita in orbita? «Andare nello spazio sarà come tornare piccola, con un mondo da conoscere e nel quale imparare a vivere», ha affermato Samantha, «all’inizio sarò come una bambina che deve imparare ogni cosa prima di poter diventare una space woman». Il suo prossimo desiderio? Sbarcare sulla Luna, senza perdere lo stupore e l’emozione di quella bambina che ci guarderà soddisfatta dall’astronave il prossimo novembre.

Stefania Cambule

Articoli correlati

altri articoli

Il libro di Peter Gøtzsche e alcune riflessioni sulla Cochrane Collaboration

Crediti: Ramdlon/Pixabay. Licenza: Pixabay License

Eugenio Paci propone le sue riflessioni nate dalla lettura del libro di Peter Gøtzsche, il medico e ricercatore danese espulso a settembre dalla Cochrane Collaboration, di cui è stato fondatore. Il libro, disponibile online, ripercorre le vicende che hanno lo hanno portato all'espulsione. Ma, scrive Paci, l'atteggiamento da Sherlock Holmens è pessimo in chi si occupa di scienza, perché lo scienziato si deve occupare di studiare e misurare il vero, non di trovare  a tutti i costi l'errore.