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Scienza, luci e ombre a Istanbul

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Sviluppo

La Turchia è presente sempre più spesso sulle prime pagine dei giornali, nazionali e internazionali. Per il suo nuovo protagonismo politico e per la sue notevoli performances economiche. Sul piano politico Istanbul sta ridefinendo le sue relazioni strategiche (con Israele, con l’Unione europea, con i Paesi Arabi). Sul piano economico la Turchia ha fatto registrare, negli ultimi anni, un tasso di crescita del Prodotto interno lordo (Pil) tra i più alti al mondo.

Molto meno si parla, invece, delle performances che la Turchia sta facendo registrare nel campo della ricerca scientifica e dello sviluppo tecnologico. Si tratta di sviluppi piuttosto importanti, registrati da una serie di studi indipendenti elaborati dalla Royal Society, dalla Thomson Reuters, dalla OECD. E che proviamo a riassumere.

In primo luogo la crescita degli investimenti in ricerca e sviluppo (R&S). All’inizio degli anni ’90 il governo turco indicò nella ricerca pubblica una delle sue nuove e massime priorità. E, infatti, tra gli anni 1996-2007 gli investimenti risultano cresciuti a un ritmo (più del 6% annuo) inferiore al mondo solo a quello della Cina. In termini relativi la Turchia è passata dallo 0,28% degli anni ’90 del secolo scorso allo 0,72% del PIL nel 2010, anno in cui il paese ha speso in R&S circa 6,9 miliardi di dollari, il che la colloca tra le prime 22 nazioni al mondo. È prima assolta tra quella costellazione di paesi islamici collocata tra il Medio Oriente e il Nord Africa.

L’accelerazione negli investimenti ha avuto degli effetti misurabili. In primo luogo è aumentato il numero degli scienziati: oggi in Turchia sono oltre 62.000 (0,8 ricercatori per milioni di abitanti). In secondo luogo sono aumentati gli articoli pubblicati dagli scienziati turchi: tra il 1996 e il 2008 sono cresciuti in media ogni anno del 12%. Ancora una volta è una performance seconda solo a quella degli scienziati cinesi e analoga a quella degli scienziati della Corea del Sud. Per dare un’idea delle dimensioni della crescita dell’output scientifico basta ricordare che nell’anno 2000 gli articoli firmati dagli scienziati turchi sono stati 5.000, mentre nel 2009 sono stati 22.000.

Non mancano, naturalmente, i punti deboli. Il primo riguarda la qualità degli articoli scientifici. Quella misurata attraverso il numero di citazioni per articolo, per esempio, è ancora molto bassa: circa 4 citazione per articolo. Una media certamente inferiore a quella dell’Italia (9 citazioni per articolo) o della Germania (10 citazioni), ma superiore a quella della Cina (3 citazioni per articolo).

Un punto debole di maggiore rilievo è quello della scarsa internazionalizzazione: appena il 16% degli articoli firmati da scienziati turchi riguarda ricerche realizzate in partnership con scienziati di altri paesi. In questi ultimi anni il tasso di internazionalizzazione della ricerca turca è persino diminuito

Ma sono gli ultimi segnali politici quelli che destano maggiori preoccupazioni, così come rilevato dalla rivista Nature. Con un decreto firmato il 27 agosto, il governo ha assunto il controllo diretto sia del Consiglio della Ricerca Scientifica e Tecnologica (TÜBİTAK), sia dell’Accademia delle Scienze (TÜBA).

Due giorni dopo il decreto, il governo ha nominato un nuovo presidente del TÜBİTAK. Ma il Consiglio è un ente statale e ha anche funzioni di agenzia di finanziamento. Insomma, l’azione del governo è invasiva come mai in passato, ma non del tutto ingiustificabile. Al contrario, l’Accademia delle Scienze della Turchia è un’istituzione autonoma, nata nel 1993, anche se con il patrocinio dell’ufficio del Primo Ministro. Ebbene con un decreto emanato a giugno l’Accademia è stata posta sotto il controllo diretto del Ministero della Scienza, dell’Industria e della Tecnologia. Che è intervenuto nella gestione scientifica dell’Accademia. Aumentando, per esempio, il numero dei membri a piano titolo da 82 a 150.

Insomma, molti scienziati in Turchia temono di perdere quell’autonomia dalla politica che sola rende la ricerca libera e serena. Sarebbe davvero un peccato che il nuovo protagonismo del governo turco finisse per rallentare l’impetuoso sviluppo della ricerca scientifico e dello sviluppo tecnologico nel grande paese a cavallo tra Asia ed Europa.   

5 ottobre, 2011 da Pietro Greco


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