Il ruolo della politica e dell'industria

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Uno strumento potente: la Convenzione Quadro per il Controllo del Tabacco

Per attuare le politiche efficaci, l’OMS ha messo a punto, grazie a un lavoro negoziale durato quattro anni the Framework Convention for Tobacco Control (FCTC), la Convenzione quadro per il controllo del tabacco. Sotto il profilo giuridico, FCTC è il primo trattato internazionale per la tutela della salute pubblica  che, riconoscendo i danni provocati dai prodotti del tabacco e dalle aziende che li fabbricano, stabilisce principi e obiettivi giuridicamente vincolanti che i firmatari sono tenuti a rispettare. E’ stata siglata da 192 Stati membri dell’OMS nel 2004. Ufficialmente in vigore nel febbraio del 2005, è stata ratificata dal nostro paese nel 2008 (Legge 18 marzo 2008, n.75 (GU Serie Generale 91/2008).

L’obiettivo della Convenzione è tutelare le generazioni presenti e future dalle conseguenze del consumo di tabacco e dell'esposizione al fumo di tabacco, riconosciute devastanti a livello sanitario, sociale, ambientale ed economico.

Le disposizioni chiave sono poche, semplici e chiare

Industria del tabacco - Non deve interferire nella definizione delle politiche per la salute.

Fumo passivo - Le parti attuano misure per tutelare i non fumatori dal fumo passivo nei luoghi pubblici, di lavoro e sui mezzi di trasporto.

Etichettatura – La superficie del pacchetto deve essere coperta per almeno il 30% da avvertenze per la salute. Vietate designazioni come "light" e "mild".

Pubblicità – Verso un divieto generale di pubblicità, promozione e sponsorizzazione.

Responsabilità – Le aziende che adottano comportamenti reprensibili devono essere perseguite con richieste di risarcimento dei danni.

Traffico illecito – Necessità di negoziati per un protocollo contro il traffico illecito, basato sulla marcatura degli imballaggi, al fine di tracciare l’origine e la destinazione finale.

Regolamentazione dei prodotti del tabacco –  I produttori devono rendere noto ai governi il contenuto dei propri prodotti

Tassazione – Attuare misure fiscali e di prezzo per ridurre il consumo di tabacco.

L’Unione Europea ha ratificato la Convenzione e ha adottato una serie di direttive su pubblicità, telepromozioni, sponsorizzazioni, lavorazione, presentazione e  vendita dei prodotti del tabacco, distributori automatici, pubblicità indiretta .

Un organismo della Convenzione, la Conferenza delle Parti, ha predisposto linee guida per l’applicazione degli articoli della Convenzione, dalla protezione della salute pubblica dagli interessi commerciali dell’industria alla protezione dall’esposizione al fumo passivo, dalla regolazione dei contenuti dei prodotti del tabacco ai pacchetti e all’etichettatura, dalla comunicazione alla pubblicità, promozione e sponsorship, fino alle misure di riduzione della domanda relativa alla dipendenza dal tabacco ed alla cessazione.

Con la Convenzione, si è configurato un percorso che consente di attuare gli interventi che mostrano di funzionare, come mostrano le due figure seguenti. La prima figura riporta lo stato di attuazione degli specifici adempimenti cui i Paesi si sono impegnati all’atto di ratifica della Convenzione. La seconda figura mostra in dettaglio lo stato di avanzamento per quanto riguarda l’Italia. In entrambe le figure, il colore verde sta ad indicare il risultato positivo, il nero un mancato adempimento e il colore amaranto l’assenza di informazione. 

Avanzamento della applicazione delle Misure della Convenzione (2010)

Le interferenze dell’Industria del Tabacco.
Pressione lobbistica, identità e valori – tra ideologia del libero mercato e responsabilità sociale dell’impresa 

Il 15 Dicembre il Corriere della sera ha riportato la dichiarazione del Sottosegretario all'Economia, Gianfranco Polillo, a chiarimento della notizia di un possibile aumento del prezzo delle sigarette: «La norma prevede solo l'aumento per le accise sul tabacco trinciato, perché negli ultimi anni c'è stato un grande aumento del consumo di questo prodotto, mentre per i pacchetti di sigarette abbiamo sfiorato la soglia critica dei 5 euro del pacchetto di sigarette, superata la quale ci sarebbe una forte caduta dei consumi e del settore».

Ma non è proprio quello che il mondo della salute auspica? Le politiche del Governo Italiano non sono orientate a ridurre l’iniziazione nelle giovani generazioni e favorire la cessazione? Un aumento dei prezzi produce una riduzione dei consumi, ma non è l’obiettivo del Governo?

E’ il caso di rilevare il fatto che:le misure di prevenzione e controllo del tabacco efficaci sono, quasi per definizione, antitetiche agli interessi dell’industria del tabacco e di imprese economiche ad essa connesse. Sembra impossibile conciliare questi interessi contrapposti.     

Sviluppo di pressioni sui decisori in difesa degli interessi economici della filiera del tabacco

I produttori finanziano importanti istituti di consulenza perché effettuino studi su diversi aspetti che riguardano il tabacco come settore economico.

Ad esempio, l’istituto Nomisma pubblica, sistematicamente, il rapporto sulla Filiera del Tabacco in Italia, finanziato, tra gli altri, dalle principali aziende produttrici,  le associazioni dei distributori e dei trasformatori, l’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato.  Finanziati entrambi dall’industria del tabacco, il Censis ha condotto uno studio sull’atteggiamento degli italiani nei confronti della regolamentazione sul tabacco, il CASMEF dell’Università LUISS Guido Carli per conto della Fondazione Bruno Visentini ha condotto uno studio sull’elasticità della domanda e le conseguenze derivanti da inasprimenti fiscali. Ancora, The European House Ambrosetti ha  esaminato gli impatti delle proposte di revisione della normativa europea e un centro (che si definisce think tank) come l’Istituto Bruno Leoni portatore di una visione radicale della libertà di mercato si adopera contro la regolamentazione del settore, finalizzata alla tutela della salute e le politiche cosiddette paternalistiche.  

Quali sono i risultati delle analisi messe a punto da questi centri di consulenza, a quali tesi ed argomentazioni conducono?

Le analisi identificano una “filiera del tabacco” come settore economico in cui convergono  gli interessi di molteplici soggetti che dovrebbero cooperare per difendere i loro affari da minacce esterne. Le minacce sono individuate nelle legislazioni che restringono la disponibilità e l’accesso ai prodotti da fumo, come ad esempio l’aumento dei prezzi, il divieto di vendita a distanza, il divieto di esposizione nel punto vendita, le limitazioni del marketing, la regolamentazione degli ingredienti, le norme relative all’etichettatura.

Queste limitazioni, oltre a essere inefficaci e danneggiare l’intera filiera, provocherebbero, quattro principali danni all’economia nazionale:


  • Aumento del commercio illegale. In Italia, si stima che il contrabbando rappresenti al massimo il 3% e la contraffazione al massimo lo 0,6% del mercato italiano. UN fenomeno minore è quello delle commercio transfrontaliero tra Friuli Venezia Giulia e Slovenia.
  • Aumento dell’inflazione perché le sigarette sono incluse nel cosiddetto paniere dei prezzi su cui si stima l’inflazione; ad es. se l’inflazione sta al 3% aumentare del 10% il prezzo delle sigarette porterebbe l’inflazione al 3,2%.
  • Riduzione dell’occupazione, in agricoltura (l’Italia è il secondo paese europeo dopo la Bulgaria per estensione di tabacchicoltura e per produzione), nella distribuzione.
  • Riduzione del gettito fiscale. 
  • Per quanto riguarda i danni per la salute, gli analisti di mercato sostengono che in Italia le entrate fiscali, pari oggi a circa 14 miliardi di euro l’anno, coprono i costi economici derivanti dall’uso del prodotto, cioè quelli a carico del servizio sanitario e che la stessa morte prematura dei consumatori provocherebbe ulteriori risparmi al settore sanitario.

Responsabilità sociale di impresa

Un campo di iniziativa dell’industria è quello della responsabilità sociale le cui finalità dichiarate, oltre ad essere prevalentemente rivolte a fornire garanzie sulla qualità del prodotto e dei processi di produzione, includono anche un impegno a favore della salute pubblica.

L’industria, riconosce in parte gli effetti nocivi del fumo, anche se sottolinea il fatto che non tutti i meccanismi biologici siano stati svelati, però non riconosce la capacità della nicotina di creare dipendenza, arrivando a sostenere che i fumatori che vogliono smettere possono farlo. In tal modo, il fumo è presentato come il comportamento di un adulto consapevole, che liberamente sceglie di fumare o di continuare a farlo, e le legislazioni restrittive una intrusione paternalistica nella vita degli individui, da parte dello stato, che lede la libertà personale. 

Esistono forse solo due aree in cui gli obiettivi dichiarati dall’industria sembrano combaciare con quelli della sanità pubblica: il contrasto alla contraffazione e la prevenzione del fumo tra i minori.

Tuttavia, i progetti di prevenzione rivolti ai minori sostenuti dall’industria sono privi di basi scientifiche per quanto riguarda le prove di efficacia, mentre servono indubbiamente ad acquisire l’immagine pubblica di soggetto sociale preoccupato per la salute, grazie alla quale, può intessere relazioni con fondazioni vicine alla politica, finanziandone alcune, acquisendo così ulteriori possibilità di esercitare pressione sul legislatore. Allo stesso tempo, come rappresentante di un settore ed un potere economico può entrare in rapporto con i media sul tema che davvero le sta a cuore, cioè quello della legislazione, ed i media appoggiano l’azione lobbistica dell’industria.