Sempre più asiatica la leadership della ricerca globale: parole di NSF

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Come avviene, ormai, tradizionalmente in ogni anno pari, la National Science Foundation degli Stati Uniti ha pubblicato il rapporto Science  and Engeneering Indicators: una disamina molto approfondita dello stato della ricerca, dello sviluppo tecnologico e, più in generale, della cultura scientifica del paese leader al mondo nell’economia della conoscenza. 

Come al solito, in un capitolo, il quarto, il rapporto Science  and Engeneering Indicators propone un quadro della ricerca e dello sviluppo tecnologico del mondo intero. L’affresco del 2016 non propone grandi novità, ma piuttosto un consolidamento di tendenze iniziate da almeno un quarto di secolo e aggiornate al 2013: la ricerca scientifica e lo sviluppo tecnologico sono sempre più attività universali, portate avanti con decisione in tutto il mondo e dal mondo intero. In questo quadro - ahinoi - l’Europa in tutt’altre faccende affaccendata inizia ad avere un ruolo sempre meno importante. Un ruolo inedito, dopo mezzo millennio di leadership assoluta.  

Ma andiamo con ordine. Il primo dato significativo sono quei 1.671 miliardi di dollari (la cifra è calcolata a parità di potere di acquisto, PPA, delle monete) che il mondo investe in ricerca e sviluppo (R&S): un record assoluto. Mai l’umanità aveva investito così tanto in produzione di nuova conoscenza scientifica e in innovazione tecnologica. La somma rappresenta il 2,0% del Prodotto interno lordo (PIL) del pianeta (circa 80.000 miliardi di dollari nel 2013). Ancora una volta, si tratta di un record. Questa inedita intensità di investimento dimostra che la spesa in R&S è diventata stabilmente un fattore macroeconomico a scala globale.

Data questa premessa, è allora utile dare uno sguardo alla Tabella 1. Perché abbiamo immediata percezione del ruolo che nel contesto globale gioca l’Europa. Con circa 17.900 miliardi di dollari, secondo i parametri usati dalla NSF, l’Unione Europea è la prima economia del mondo, seguita dagli Stati Uniti (16.700 miliardi) e dalla Cina (16.200 miliardi). Ebbene, nella classifica della spesa in R&S l’ordine si inverte. Fra i tre giganti, la spesa maggiore in ricerca e sviluppo è quella degli Stati Uniti (457 miliardi di dollari), mentre l’Unione Europea, che nel 2013 ha investito 342 miliardi di dollari è stata quasi raggiunta dalla Cina, che ha speso 336 miliardi. Ma il dato più significativo è l’intensità di spesa: il GERD (gross domestic expenditure), ovvero l’investimento in R&S rispetto al PIL. Ebbene, non solo l’Europa è superata da USA e Cina, ma il suo GERD è inferiore a quello mondiale. Il che significa che nella società e nell’economia della conoscenza e dell’innovazione, dopo mezzo secolo da locomotiva, l’Europa sta diventano un vagone piombato.

Un cambiamento di ruolo nel contesto mondiale che meriterebbe, probabilmente, una riflessione più attenta e più serrata.

Tabella 1. Investimenti in R&S nelle tre principali economie del mondo
(anno  2013, a parità di potere d’acquisto della moneta)

PaeseSpesa assoluta (in miliardi di dollari)GERD
Usa4572,73
Cina3362,08
Unione Europa3421,91
Mondo1.6712,00

Fonte: elaborazione propria su dati Nsf

 Il dato di debolezza dell’Europa è confermato (Tabella 2) anche quando prendiamo in considerazione altri quadri di riferimento. Il GERD europeo è inferiore sia a quello del G20, il gruppo che raduna le 20 maggiori economie del mondo, sia a quello dei 40 paesi dell’OECD, l’organizzazione dei 40 paesi più industrializzati al mondo. Insomma, gli altri corrono mentre la vecchia Europa trotterella.  

Tabella 2. Investimenti in R&S nelle tre principali economie del mondo
(anno  2013, a parità di potere d’acquisto della moneta) 

AreaSpesa assoluta (in miliardi di dollari)GERD
Unione Europea3421,91
OECD1.1282,36
G201.5512,00
Mondo1.6712,00

Fonte: elaborazione propria su dati Nsf

La debolezza europea riflette un cambiamento strutturale e, come abbiamo detto, inedito nella geografia della ricerca e nella storia del mondo moderno. Per la prima volta dalla rivoluzione scientifica del Seicento, la spesa maggiore in ricerca e sviluppo tecnologico avviene in Asia (41,5%), in particolare nel sud-est asiatico (Cina e paesi limitrofi), che da solo, col 36,8%, detiene la maggioranza relativa della spesa globale in R&S. Seguono, staccate di dieci punti, le Americhe (31,9% del totale mondiale).

 Per molti anni, dopo la Seconda guerra mondiale, il Nord America è stata l’area del pianeta dove si investiva di più in R&S. Ora il sud-est asiatico, col 36,8% della spesa globale, supera nettamente l’America del Nord  (29,4%).

L’Europa, contando anche la Russia, è al terzo posto, staccata nettamente sia dall’Asia sia dalle Americhe. Ormai nel nostro continente si investe in R&S meno di un quarto della spesa totale globale. Insomma, almeno sul piano quantitativo, siamo terzi. E questo, lo ripetiamo, avviene dopo che per almeno cinque secoli abbiamo avuto la leadership assoluta.

Un altro elemento da considerare è il ruolo dell’Africa: continente sempre più popolato, ma ancora ai margini della ricerca e dello sviluppo tecnologico.

Tabella 3. Investimenti in R&S per continenti 
(anno 2013, a parità di potere d’acquisto della moneta)

 Spesa (in miliardi di dollari)Spesa in % sul totale mondiale
Asia69341,5
 Asia est e sud-est61436,8
 Asia sud452,7
 Medio Oriente342,0
 Americhe  53331,9 
 Nord America49229,4
 America Latina412,5
 Europa 408 24,4 
 Europa36721,9
 Russia412,5
Africa 130,8 
Oceania 251,5
Mondo 1.671100,0

Fonte: elaborazione propria su dati Nsf

Leggere la geografia della ricerca a scala continentale è interessante, ma non esaustivo. In fondo il mondo è ancora diviso in nazioni e i singoli stati nazionali in un continente possono avere comportamenti affatto diversi. In Tabella 4 riportiamo la classifica degli investimenti assoluti per singoli paesi. Vediamo che due sono quelli che staccano nettamente tutti gli altri: USA e Cina, sono loro i giganti della ricerca. Questa è una strana coppia. Perché solo trent’anni fa, la Cina avrebbe fatto fatica a rientrare nella classifica dei primi venti. Ora è seconda e già annuncia di voler superare anche gli Stati Uniti.

Il primato asiatico è confermato dal fatto che, tra i primi cinque paesi, ben tre appartengono al più grande dei continenti: e sono tutti localizzati a est: Cina, Giappone, Corea del Sud. Tra i primi dieci, i paesi asiatici sono cinque: il 50%.

L’Italia, decima economia al mondo a PPA, è dodicesima per spesa in R&S.

Tabella 4. Investimenti in R&S per paesi
(anno 2013, a parità di potere d’acquisto della moneta)


Paese$
1USA457,0
2Cina336,5
3Giappone160,2
4Germania101,0
5Corea del Sud68,9
6Francia55,2
7Russia40,7
8Regno Unito39,9
9India36,2
10Taiwan30,5
11Brasile27,4
12Italia26,5
13Canada24,6
14Australia21,0
15Spagna19,1
16Olanda15,4
17Svezia14,2
18Svizzera13,3
19Turchia13,3
20Messico11,5

Fonte: Nsf

Ma il mosaico della spesa assoluta è formato da tasselli troppo diversi tra loro per dimensione: non lo si può ritenere significativo della vocazione di un paese.  Meglio, per questo, prendere in considerazione il GERD, l’intensità degli investimenti. Il quadro cambia. Vediamo paesi che, nei vari continenti, si muovono a velocità affatto diversa in direzione della società e dell’economia della conoscenza.

In questa dinamica, USA a parte, emergono due poli di attrazione: il sud-est asiatico, ma anche il nord dell’Europa (area teutonica). Dunque, c’è una parte del Vecchio Continente, quella che va dalle Alpi alla Scandinavia, che corre nelle posizioni di testa. Mentre c’è un’altra parte, quella meridionale (tra cui l’Italia, addirittura 27a per GERD), che corre nelle posizioni di coda. Perde colpi il Regno Unito. Ormai al ventiduesimo posto per intensità di investimenti.

Tabella 5. Investimenti in R&S per paesi in % sul PIL
(anno  2013, a parità di potere d’acquisto della moneta)


Paese%PIL
1Israele4,21
2Corea del Sud4,15
3Giappone3,47
4Finlandia3,32
5Svezia3,30
6Danimarca3,06
7Taiwan2,99
8Svizzera2,96
9Austria2,95
10Germania2,85
11USA2,73
12Slovenia2,59
13Belgio2,28
14Francia2,23
15Australia2,13
16Cina2,08
17Singapore2,00
18Olanda1,98
19Repubblica Ceca1,91
20Estonia1,74
21Norvegia1,65
22Regno Unito1,63
23Canada1,62
24Irlanda1,58
25Ungheria1,41
26Portogallo1,36
27Italia1,25
28Spagna1,24
29Brasile1,21
30Nuova Zelanda1,17

Fonte: Nsf

Ma sull’Europa a più velocità torneremo in un prossimo articolo. Per ora rileviamo che quantità e qualità nella ricerca non vanno necessariamente di pari passo. Se prendiamo in considerazione le statistiche di ScImago relative alla produzione scientifica (articoli in riviste con peer review e conseguenti citazioni), il quadro ancora una volta cambia. USA e Cina sono i due giganti. Ma al terzo posto troviamo proprio il Regno Unito. E l’Italia, dodicesima per investimenti assoluti e ventisettesima per intensità di investimenti è ottava per produzione di articoli. Ed è ai primissimi posti per produttività (numero di articoli per unità di investimento).

Se le citazioni, poi, costituiscono un indicatore di qualità, vediamo che la Cina, e un po’ tutti i paesi asiatici, ha molto spazio da recuperare. Mentre i paesi europei (Italian inclusa) sono ancora ai primissimi posti.

Un patrimonio, quello della qualità della ricerca, da conservare. Ma che, secondo molti osservatori rischia di essere rapidamente disperso a causa delle politiche della ricerca dell’Unione e di alcuni dei suoi singoli stati.

Tabella 6. Articoli e  citazioni (anno 2014) 

 ArticoliArticoli/milioni di dollari investiti in R&S CitazioniCitazioni per articoloCitazioni (milioni di dollari investiti in R&S
1Usa494.7901,08352.9340,710,77
2Cina438.6011,30152.1400,350,45
3Regno Unito141.4253,55111.1070,792,79
4Germania136.5161,3598.8520,720,98
5Giappone107.1710,6751.4470,480,32
6India106.0782,9334.9610,330,97
7Francia96.4671,7564.9420,671,18
8Italia84.0163,1760.7660,722,29
9Canada80.0513,2657.6050,722,35
10Spagna71.7953,7547.0180,652,46
11Australia70.5793,3752.1040,742,49
12Corea el Sud68.1400,9930.8590,450,46
13Brasile56.3682,0518.5210,330,68
14Russia49.0181,2015.1550,310,37
15Olanda45.7742,9840.7450,892,65
16Iran37.1416,2214.6890,402,46
17Taiwan35.9261,1814.5620,410,48
18Svizzera34.9242,6433.3220,952,51
19Polonia34.0974,3114.8290,431,87
20Turchia33.4502,5110.5640,320,79

Fonte: ScImago

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Grazie, Obama!

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E’ giunta al termine una Presidenza, quella di Barack Obama, che lascerà il segno negli USA. Un segno importante nella ricerca scientifica e nell’innovazione tecnologica, in un Paese che negli ultimi 80 anni è stato all’avanguardia nella scienza e nella tecnologia.

Durante i suoi due mandati alla Casa Bianca, Obama ha fortemente enfatizzato la visione della ricerca scientifica e dell’innovazione tecnologica come uno dei pilastri della leadership degli USA nel mondo. E ha effettuato, a sostegno, gesti significativi - come ricevere alla Casa Bianca Emily Whitehead, bimba di 6 anni guarita dalla leucemia grazie alle nuove terapie immunologiche - e scelte finanziarie anche coraggiose. Ad esempio, investendo miliardi di dollari per favorire la ricerca, attraverso finanziamenti competitivi, nel momento di più profonda crisi finanziaria. Andando, quindi, controtendenza.

Emily Whitehead, la bambina di 6 anni, guarita dalla leucemia grazie alle nuove terapie immunologiche, ricevuta alla casa Bianca da Obama. Di fianco, la... giustifica per l'assenza da scuola

Questa mia percezione è stata confermata anche da alcuni amici, membri della National Academy, che hanno avuto modo di incontrare l’ormai ex Presidente USA personalmente.

Vale la pena ricordare le ultime due iniziative di Obama in questi ambiti. La prima è la Medicina di Precisione, che Obama ha non solo indicato come frontiera, ma anche concretamente sostenuto. Si tratta di una visione della medicina che incrocia le caratteristiche genetiche dell’individuo, lo stile di vita e l’ambiente in cui vive, e che utilizza i progressi della genomica per identificare strategie preventive e terapeutiche più efficaci e personalizzate. Una sfida che richiede l’integrazione di competenze diverse - medici, medici-ricercatori, ricercatori preclinici, tecnologie avanzate - al servizio del paziente. La “Precision Medicine Initiative” di Obama, annunciata nel 2015, ha visto un investimento di 215 milioni di dollari nel 2016: nel giro di poco tempo, dunque, si è passati da un annuncio di visione all’implementazione di azioni a sostegno.

La seconda iniziativa è l’operazione “Moonshot”, balzo sulla luna, per accelerare la ricerca sul cancro e trovare nuove cure per questa malattia che rappresenta, appunto, la luna da conquistare grazie all’avanzamento delle conoscenze, significativo negli ultimi 30 anni, ad esempio nel settore dell’immunologia e immunoterapia. Al lancio del Cancer Moonshot, sono seguiti una serie di finanziamenti e di azioni concrete, guidate dal vicepresidente Joe Biden, mirate non solo a rendere disponibili per i pazienti nuove terapie, ma anche a migliorare la capacità di prevenire il cancro e diagnosticarlo in fase precoce. E’ stata inoltre creata una task force di esperti, composta da alcuni dei migliori cervelli degli USA, che ha indicato le nuove sfide del settore ed una serie di azioni da intraprendere per raggiungere l’obiettivo Cancer Moonshot.

L’eredità che lascia Obama, dunque, dal punto di vista della ricerca scientifica per la salute è un’eredità di visione e di scelte - coerenti per contenuto e tempistica - mirate a realizzarla concretamente. Ci auguriamo che le prossime amministrazioni negli USA continuino sulla stessa linea. Per il bene di tutti.

Questa riflessione sulle scelte della presidenza Obama non può non farci interrogare su quanto accade nel nostro Paese. L’orizzonte tracciato negli USA è quello in cui dobbiamo muoverci anche noi. Per ora, siamo purtroppo sostanzialmente fermi al palo, ma non è troppo tardi: abbiamo un patrimonio di risorse intellettuali e di passione, nei nostri giovani, che ci consentirebbe al di fare un “moonshot” sul cancro e, più in generale, sulla ricerca scientifica. Dobbiamo quindi raccogliere la sfida che Obama ha lanciato: visione, scelte e sostegno economico alla ricerca. Per il futuro del nostro Paese.

Pubblicato su La stampa il 15/1/2017.