Le basi bio-sociali della diffusione del fumo

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La dipendenza dal fumo si basa su cambiamenti del cervello

Una recente rassegna illustra i meccanismi biologici della dipendenza da nicotina, la principale, anche se non unica sostanza del tabacco che provoca la dipendenza. Fumare sigarette provoca, a livello cerebrale, un picco di diffusione di molecole di nicotina che si legano ai recettori dell’acetilcolina (nAChRs) situati nell’area tegmentale ventrale, attivandoli. Questa attivazione porta alla creazione di nuove connessioni sinaptiche e, quindi, nuovi circuiti neuronali grazie ai quali viene provocato il rilascio di dopamina ed altri neurotrasmettitori a livello del nucleo accumbens. Queste stimolazioni producono piacere, eccitazione e modulazione dell’umore. Quindi la nicotina modifica il cervello grazie alla plasticità di questo organo ed è per questo che alcuni autori classificano la dipendenza come una forma mal adattativa di apprendimento.

Ben presto, i recettori dell’acetilcolina vengono saturati dalla nicotina e nuove molecole della sostanza non sono in grado di attivarli ulteriormente. Ciò provoca una tolleranza acuta e riduzione della soddisfazione ottenuta fumando. Nel periodo di tempo, in cui l’individuo non fuma, il livello di nicotina diminuisce e i recettori tornano di nuovo attivabili da nuove molecole di nicotina assunte con ulteriori dosi.

Con la ripetizione di questo ciclo si sviluppa l’assuefazione a molti effetti della nicotina e dipendenza fisica: quando manca la nicotina, i livelli di dopamina si abbassano e l’individuo sperimenta  irritabilità, depressione, ansia, ma anche disturbi del sonno e aumento dell’appetito, deficit cognitivo e dell’attenzione, e soprattutto smania e bisogno di fumare di nuovo. Sono questi i sintomi della dipendenza fisica.

L’acquisizione e il mantenimento della dipendenza sono influenzati da: (i) fattori di vulnerabilità l’età, il sesso, fattori genetici, presenza di malattie mentali, e dipendenza da altre sostanze; (ii) la velocità del metabolismo della nicotina che viene degradata a cotinina nel fegato, velocità che rappresenta uno dei determinanti della concentrazione della sostanza in circolo; (iii) da fattori ambientali, sotto forma di vari tipi di stimoli a fumare: dagli amici che fumano, alla pubblicità.

Conviene riassumere brevemente le evidenze riguardanti l’età, la genetica e i fattori ambientali.

Generalmente, si inizia a fumare durante l'adolescenza

Il consumo di tabacco inizia tipicamente nell’adolescenza: l’80% dei  fumatori inizia a fumare entro i 18 anni. I due terzi dei ragazzi provano a fumare, il 20-25% degli adulti diventa un fumatore quotidiano. Questa particolare vulnerabilità del periodo adolescenziale ha basi biologiche e psico-sociali. Riguardo alle prime, i cambiamenti cerebrali che si osservano nei ratti, esposti alla nicotina nella fase di sviluppo, sono maggiori di quelli osservati nei ratti esposti da adulti, e – dal punto di vista comportamentale - se esposti alla nicotina, i ratti adolescenti hanno livelli di auto somministrazione di nicotina più elevati dei ratti esposti da adulti. D’altra parte il cervello adolescente sembra avere meccanismi regolatori diversi dal cervello adulto, che porterebbero ad amplificare le sensazioni di ricompensa e ridurre le sensazioni spiacevoli legate alla astinenza. 

La dipendenza è parzialmente sotto il controllo genetico

Gli studi sui gemelli hanno mostrato che l’influenza genetica è in grado di spiegare circa il 60-70% della variabilità nella iniziazione alla dipendenza da nicotina e nel mantenimento della dipendenza, e il 51-54% della variabilità nella cessazione. Questi studi evidenziano l’ereditarietà comparando il grado di similitudine dei comportamenti relativi al fumo tra gemelli monozigoti, che condividono il 100% del patrimonio genetico, con quello dei gemelli dizigoti, che condividono la metà dei loro geni.

  • Le indagini sulle influenze genetiche specifiche hanno identificato nella variazione su base genetica di enzimi (come la citrocomossidasi CYP2A6) che metabolizzano la nicotina, un fattore che condiziona la velocità del metabolismo e i comportamenti di consumo: i rapidi metabolizzatori fumano più sigarette, sono più dipendenti, hanno la metà delle probabilità di smettere e riportano sintomi di astinenza più seri rispetto ai lenti metabolizzatori.
  • Gli studi sono problematici perché questi caratteri sarebbero sotto il controllo di molteplici geni ed esisterebbero interazioni tra geni e fattori ambientali. Un recente editoriale, riassumendo le evidenze disponibili, sostiene che: (i) varianti geniche che codificano per la proteina BDNF, una delle neurotrofine correlate al fattore di crescita del sistema nervoso, sarebbero associate allo stato di dipendenza; (ii) un gene che si trova sul cromosoma 15, cui appartengono i geni dei recettori nicotinici, sarebbe associato con il numero di sigarette fumate al giorno, quindi con il livello di dipendenza; ed infine (iii) una regione del cromosoma 9 vicina al gene della idrossilasi della dopamina sarebbe implicata nel controllo dei meccanismi della cessazione.

I meccanismi psico-sociali rendono gli adolescenti più vulnerabili

Il rischio di diventare fumatore, è maggiore tra gli adolescenti i cui genitori e i cui fratelli maggiori fumano. Nondimeno, gli adolescenti si aprono alla vita sociale attraverso la relazione con i pari,  adeguandosi alle norme dei gruppi di amici (socializzazione) e scegliendo o abbandonando i gruppi di amici in funzione delle norme che adottano (selezione). Come conseguenza il rischio di fumare è maggiore tra i ragazzi i cui amici fumano. Anche l’essere esposti al fumo da parte di altri adulti di riferimento, come i professori o altri modelli aumenta la probabilità di fumare. Ma il fumo è anche più frequente in funzione della frequenza di esposizione a scene di film in cui si fuma, trasmissioni televisive di gare sportive sponsorizzate dall’industria del tabacco.

Queste influenze devono essere ben note all’industria del tabacco che ha utilizzato ampiamente tecniche di marketing, sotto forma di pubblicità, sponsorizzazione di eventi, in particolare sportivi. La relazione tra marketing e fumo è stata studiata estesamente accumulando prove su come il marketing influenza l’iniziazione e il mantenimento della dipendenza da parte degli adolescenti. E’ stata descritta la relazione tra marketing delle sigarette e bisogni adolescenziali, come quello di essere accettati dai pari, quelli di ribellarsi o assumere rischi e di ridurre lo stress. E’ stato messo in luce l’impatto del marketing sull’immagine che l’adolescente ha di sé e la sua percezione dei fumatori, Complessivamente, si ritiene che esista un nesso causale dell’esposizione alla pubblicità del tabacco con l’iniziazione, ed anche con la progressione verso il consumo continuato.

Le influenze sociali sono tra i fattori più importanti associati al fumo in adolescenza e agiscono attraverso credenze normative, aspettative cioè che, secondo un individuo, le persone che rappresentano per lui un riferimento,  nutrono riguardo al proprio comportamento. Le credenze normative (ciò che pensiamo gli altri vorrebbero noi facessimo o non facessimo), in combinazione con le motivazione ad adattarsi alle aspettative altrui, formano la norma soggettiva. Tali persone di riferimento dell’adolescente, sono i genitori, i fratelli maggiori, il gruppo dei pari, i professori, ma anche figure idealizzate come personaggi storici, o eroi moderni, dai personaggi dello spettacolo ai grandi campioni dello sport.