L'Anvur fissa i parametri per scegliere i docenti
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Primi passi dell'ANVUR nel campo minato valutazione, anche in risposta ai quesiti posti a suo tempo proprio dall'Osservatorio sulla riforma universitaria del Gruppo 2003 (vedi articolo). Il primo documento dei sette saggi dell'ANVUR, pubblicato lo scorso 22 giugno, esce praticamente insieme al documento del CUN e del CEPR, che avremo modo di analizzare nel dettaglio.
Esso si pone l'obiettivo di delineare i criteri di selezione di massima dei professori associati e ordinari dell'università. "Di massima", perché una valutazione più compiuta dovrà essere eseguita dalle commissioni di esame (i cui membri vanno peraltro scelti secondo criteri simili ai primi) che integrerà l'analisi delle performance di ricerca con quelle (più evanescenti) della didattica.
L'Agenzia nazionale di valutazione si è voluta esprimere in prima battuta sui docenti, spinta dall'imminenza del pensionamento di circa un terzo dei docenti ora in ruolo fra il 2015 e il 2020 (con punte anche del 50%) e consapevole del fatto che un ricambio rapido e massiccio dei docenti potrebbe comportare un "conseguente decadimento della qualità scientifica". La prima domanda che ci viene spontanea è: sarà vero questo? Su quali basi lo si afferma?
La scelta dei criteri non poteva che andare nella direzione di una uniformazione rispetto alle realtà accademiche internazionali, proprio per consentire un maggiore scambio con il resto del mondo.
La prima regola che dà l'ANVUR dice che i candidati devono possedere parametri indicatori di qualità della produzione scientifica che superino la mediana del settore concorsuale, e che tali parametri siano normalizzati per l'età accademica in modo da non penalizzare i più giovani. La seconda regola è che vi sede essere una ragionevole continuità nella produzione scientifica (5 anni per associato, 10 anni per ordinario).
Passando ai criteri delle discipline scientifiche (quelle categorizzate nelle aree da 1 a 9 da CUN, e quelle più "scientifiche" nelle aree da 10 a 14), essi saranno:
- il numero di articoli su riviste e di monografie cesite su ISI o Scopus negli ultimi 10 anni
- il numero totale delle citazioni
- l'indice h (e sue evoluzioni)
Per le altre discipline più decisamente umanistiche l'ANVUR abbozza per ora criteri abbastanza laschi riconducibili al numero di pubblicazioni con pesi diversi a seconda del carattere internaonael o meno della pubblicazione e del loro far parte di sistemi classificatori internazionali.
Per tornare alle discipline tecnico-scientifiche, l'incrocio dei tre criteri sopra riportati dovrebbe garantire da un lato la scelta dei candidati scientificamente di punta, dall'altro dovrebbe mitigare gli effetti distorsivi del ricorso al solo indice h.
L'Osservatorio sulla riforma del Gruppo 2003, nel valutare positivamente questo primo documento che segna l'avvio delle attività dell'ANVUR, Avanza a caldo alcune prime domande.
- Su quale popolazione è definita la mediana di cui parla dil documento?
- Perché non lasciare alle singole discipline di stabilire i pesi delle pubblicazioni? Per esempio, in economia le monografie contano molto meno che le pubblicazioni su riviste con peer-review.
A queste nei prossimi giorni seguiranno altre domande, che ci piacerebbe raccogliere anche dai lettori. Ma intanto chiediamo ai membri dell'ANVUR di rispondere a queste e a quelle più generali precedentemente formulate dal Gruppo.
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#1 lavori in collaborazione
Ho letto il documento "Criteri e parametri di valutazione dei candidati e dei commissari dell'abilitazione scientifica nazionale" approvato dal Consiglio Direttivo dell'ANVUR e sono rimasta molto sorpresa e fortemente delusa dal fatto che nessuno dei tre parametri individuati dall'ANVUR per valutare l'ammissibilita' dei candidati al concorso per l'abilitazione nazionale tenga conto del numero degli autori delle pubblicazioni prodotte dai candidati.
Forse la cosa ha meno importanza in settori dove e' praticamente impossibile trovare pubblicazioni a un solo nome, ma in altri, per esempio in matematica, il numero degli autori varia in genere da 1 a 4 autori ed e' assurdo contare il numero delle pubblicazioni, il numero delle volte che sono state citate e gli indici derivati da tali dati senza tener presente in nessun modo se si tratta di pubblicazioni a 1,2,3... nomi. Se un lavoro di un candidato e' a piu' nomi, qualcosa avranno fatto anche gli altri autori e quindi non e' giusto "conteggiarlo" come se fosse a un solo nome.
Non vorrei che in seguito all'approvazione di criteri che non tengono conto del numero degli autori, come quelli proposti dall'ANVUR, si creasse (o si incrementasse, nel caso esista gia'..) una specie di "mercato di libero scambio" per i furbetti ("io ho fatto un lavoro, tu ne hai fatto un altro, li facciamo apparire entrambi a due nomi e ci guadagniamo entrambi...").
Oltretutto il criterio di contare il numero delle citazioni per giudicare una pubblicazione e' abbastanza contestato nell'ambito della matematica; capita spesso che un lavoro importantissimo che mette la parola fine ad una congettura importante sia molto meno citato di un altro che e' solo un passo intermedio verso la soluzione finale (infatti nel primo caso difficilmente qualcuno lavora ancora su quel problema..) ed e' facilmente intuibile che CHI LAVORA SPEESSO IN COLLABORAZIONE HA MOLTA PIU' FACILITA' A OTTENERE CITAZIONI; diventa quindi ESSENZIALE non considerare i lavori in collaborazione alla stessa stregua dei lavori a un solo nome.
Nel secondo documento prodotto dall'ANVUR in proposito, intitolato "Sul documento ANVUR relativo ai criteri di ablitazione scientifica nazionale. Commenti osservazioni critiche e proposte di soluzione" (paragrafo 3) l'ANVUR, evidentemente in seguito alle critiche espresse da diversi studiosi sull'iniquita' del conteggiare i lavori indipendentemente dal numero degli autori, propone semplicemente di introdurre la possibilita' di elaborare varie mediane per le varie aree di un settore su richiesta di una buona percentuale di professori di quel settore. Ma questo non rimedia l'ingiustizia. Essi infatti si preoccupano solo di non escludere o sfavorire intere aree all'interno di un settore, ma quello che puo' benissimo accadere e' che all'interno di un'area, per esempio Geometria Algebrica, la media del numero degli autori di una pubbicazione sia 2,6 ma qualche geometra algebrico abbia la media del numero degli autori delle sue pubblicazioni 1,2.. Chiaremente nei confronti di questa persona si fa un'ingiustizia profonda a considerare i lavori a piu' nomi alla stessa stregua dei lavori a piu' nomi... Un criterio per essere giusto deve essere giusto per tutti, non per tutti meno poche persone... Non basta fare ingiustizie nei confronti di intere aree e non scontentare intere aree, occorre essere giusti nei confronti dei singoli!! I concorsi sono per i singoli non per le aree.....
Ci vorrebbe poco oltretutto a rimediare a tale ingiustizia: basta che ciascun lavoro (sia dei candidati che degli studiosi, ordinari o associati a seconda del caso, di cui si considera la mediana) e le sue citazioni venga considerato per solo 2/3 del suo valore se e' a 2 nomi, per 1/2 se e' a tre nomi o piu'. Per la matemtica questo avrebbe perfettamente senso. Oppure potrebbe essere introdotto un "indice collaborazioni" per ciascuno studioso pari alla media del numero degli autori delle sue pubblicazione e di ciascun settore potrebbe essere calcolato l'indice collaborazioni medio. Ognuno dei tre parametri proposti dall'ANVUR di un candidato dovrebbero essere moltiplicati per l'indice di collaborazione medio di quel settore diviso l'indice di collaborazione del candidato.
Elena Rubei
Professore Associato di Geometria presso l'Universita' di Firenze
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