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Home » Campi del sapere » Scienze della vita

La travagliata conquista della fecondazione in vitro

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Nobel

Robert G. Edwards è il Nobel per la medicina 2010. Grazie ai suoi studi, in collaborazione con il medico inglese Patrick Steptoe, ha reso possibile a milioni di coppie di avere dei figli attraverso la tecnica della fertilizzazione in vitro. Una carriera ricca di difficoltà e successi iniziata più di cinquant’anni fa, e raccontata dallo stesso Edwards in un articolo pubblicato da Nature Medicine nel 2001. Ecco i punti più significativi dello storico articolo:

“Le mie prime idee a riguardo della fertilizzazione in vitro mi vennero durante il periodo di dottorato all’Università di Edimburgo nei primi anni cinquanta. […] Fu un periodo estremamente fecondo. Alla fine degli anni cinquanta spostai le mie attenzioni dalla scienza pura alla biomedicina. […] In quegli anni Carl Gemzell in Svezia, iniziò a trattare le donne sterili con estratti di ipofisi anteriore umana , ma, come nei topi, il numero di ovociti si presentava irregolare. Più tardi, alcuni dei suoi pazienti morirono per la malattia di Creutzfeldt-Jacob. Mi impegnai sempre di più nello studio sulla fertilità umana, cercai di raccogliere ovociti umani immaturi da pezzi di tessuto ovarico asportato per poi fecondare in vitro e trasferire gli embrioni ottenuti nelle donne sterili per aiutarle a concepire. Alcuni ginecologi che contattai per questo progetto affermarono candidamente l’assurdità della mia idea!".

Così inizia l'avvincente racconto con cui Robert Edwards quasi dieci anni fa ricostruisce le tappe dei suoi studi pionieristici. Negli anni sessanta - fra Cambridge e la Johns Hopkins University, lo scienziato si orienta verso la fecondazione in vitro, cercando di riprodurre sull'uomo ciò che era già possibile in veterinaria. Decisivo fu l'incontro con patrick Steptoe.

“La mia ricerca di una persona capace di raggiungere le ovaie con un semplice intervento chirurgico finì nel momento in cui telefonai a Patrick Steptoe. Ciò avvenne nel 1968, quando lessi dei suoi interventi di laparotomia al Oldham and District General Hospital […] egli poteva facilmente aspirare gli ovociti dai follicoli. Noi allestimmo la IVF e discutemmo della sicurezza e della eticità della nostra procedura […] e decidemmo di arrestarci solo se ci fossero stati danni e pericoli per la salute della donna e del bambino. Non per vaghe ragioni politiche e religiose. Lavorammo insieme per 20 anni e sono convinto che fu Steptoe a insegnarmi la medicina. A quel tempo egli ricevette enormi critiche per il su ricorso a tecniche laparoscopiche, al punto da venire isolato nei convegni londinesi di medicina. Solo tardivamente Stepote fu riconosciuto come un pioniere della endoscopia e, ovviamente, della fecondazione in vitro”.

La narrazione dei primi tentativi di IVF rivela quasi il compiersi di un miracolo, ma anche i deludenti risultati degli impianti degli embrioni.

“Una lieve stimolazione ovarica con gonadotropina umana della menopausa (HMG) e HCG produsse molti follicoli. Le aspirazioni condotte da Steptoe 36 ore dopo il trattamento furono fantastiche, con gli ovociti in procinto di ovulare circondati da scintillanti cellule del cumulo. La fecondazione e la crescita dell'embrione in vitro procedevano in modo eccellente. Affascinato, ho assistito a come embrioni di due, quattro e di otto cellule, morule e stupende blastocisti crescevano in 4-6 giorni in provetta con diverse colture. Circa la metà degli embrioni 'vacillavano' mentre si avvicinavano allo stadio di blastocisti. La maggior parte avevano nuclei normali, blastomeri ben dimensionati e cromosomi diploidi, e si sviluppavano secondo i tempi stabiliti, con il giusto grado di compattezza e secernendo il fluido blastocistico, ed erano ovviamente 'vibranti' come devono esserlo delle blastocisti con 100 o più nuclei e numerose mitosi al quinto giorno. Alcune blastocisti si svilupparono fino al nono giorno, con i loro dischi embrionali in espansione pieni zeppi di cellule staminali embrionali"!

Forse Edwards si aspettava elogi e onori, e invece fu ricporto di critiche e contumeli, come per altro il collega Staptoe. Le opposizioni provenivano dalla Chiesa, agli studiosi di etica che temevano il proliferare di bambini anormali e insinuavano che i due studiosi volevano ricavare embrioni per scopi di ricerca, ma anche dai colleghi. Ciononstante i due vanno avanti, l'avventura della fecondazione in vitro continua.

“Dopo anni di esperimenti era arrivato il tempo di trasferire gli embrioni nelle madri. Ottenemmo il consenso da Cambridge e da Oldham ad aprire una clinica nel Newmarket Hospital, vicino Cambridge con un posto per Steptoe. Il Consiglio medico per la ricerca si rifiutò di accordarci i fondi, solo un componente della commissione si scusò in seguito della decisione […]. Le autorità di Oldham convertirono il Kershaw's Hospital nella prima clinica al mondo per l’IVF. Cominciammo il trasferimento dal 1972. Io credevo che il tasso di impianto degli embrioni umani fosse paragonabile a quello di altre specie animali, per poi accorgermi che solo il 20% degli embrioni prodotti poteva essere impiantato con successo”.

Comincia così la storia di Louise Brown, la prima bambina "concepita in provetta".

“Il singolo ovocita dalla madre di Louise Brown fu aspirato in pochi minuti, fecondato velocemente e trasferito quando aveva raggiunto lo stadio di otto cellule. Speravo che il trasferimento precoce portasse beneficio all’embrione che passava meno tempo in vitro. […] Louise Brown nacque il 26 giugno del 1978 in una sera memorabile ad Oldham. E' difficile dire oggi cosa rappresentò per me e per la nostra fantastica squadra quella nascita. Era stato un tranquillo parto cesareo – è vero – ma con un significato enorme, che non si sarebbe mai più ripresentato nella nostra vita. Assillati da centinaia di giornalisti, la nascita avvenne in segreto, per la gioia dei genitori e nostra”.

“Un tasso di successo di 4, 5 gravidanze su 32 trasferimenti mi fecero capire la delicatezza dell'impianto di embrione umano rispetto ad altre specie; un aspetto che ancora oggi limita fortemente i benefici della fecondazione in vitro. Da allora, si cominciarono a studiare la crioconservazione degli embrioni e a mettere a punto procedure di counselling etico per i futuri genitori e per gli stessi operatori. Furono introdotti la donazione di gameti e le gravidanze surrogate e un'attenzione enorme fu riservata agli aspetti legali e al consenso informato. I tassi di successo rimasero bassi nonostante lo sviluppo di nuove forme di stimolazione ovarica, indicando in questo modo che la qualità dell'embrione veniva decisa ben prima del trasferimento. La IVF si affermò in tutto il mondo, insieme all'introduzione dell'iniezione intracitoplasmatica (ICSI), la selezione sessuale e altro ancora”.

“I miei interessi genetici si concentrano ora sul controllo dello sviluppo umano. Il sistema riproduttivo deve avere qualche 'baco' se consente solo al 20% degli embrioni di impiantarsi, anche nelle coppie più giovani. Come mai ci sono così tanti spermatozoi anormali o con una motilità insufficiente? E perché più di metà degli embrioni hanno anomalie cromosomiche? Per rispondere a queste domande bisogna rimettere in discussione le nostre teorie sula differenziazione embrionale nei mammiferi, e ricercare le omologie funzionali nello sviluppo degli embrioni fra la specie umana, la drosofila, Caenorhabditis elegans e Xenopus laevis”.

Leggi la versione integrale su Nature Medicine

6 ottobre, 2010 da redazione


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