Io e la relatività. Ovvero: io e l'amore della scienza

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Ho partecipato a un incontro per celebrare i 100 anni della relatività generale organizzato all'Università degli Studi di Milano-Bicocca.
Arrivo appena in orario e ho la sorpresa di essere fermata proprio sulla soglia dell'Aula Magna da un ragazzo che mi dice: "E' piena.. le classi non possono più entrare... " Forte del mio non avere una classe alle spalle mi affaccio sull'aula: le gradinate, che mi dicono contengono 900-950 posti, sono assolutamente gremite!
Indago e vengo a sapere che circa metà sono studenti di liceo, accompagnati dai loro insegnanti. Gli altri sono studenti del corso di laurea triennale in Fisica. Il dipartimento ha sospeso le lezioni per permettere loro di partecipare. Bravi. Individuo qualche collega e mi affretto a raggiungerlo.

Al di là del contenuto dell'incontro, di cui accennerò tra poco, è veramente uno spettacolo che allieta: un migliaio di ragazzi che ascolta affascinato una delle materie di studio presumibilmente più ostiche. E' pur vero, come suggerisce Monica Colpi, l'organizzatrice di questo spettacolare evento, che il nome di Albert Einstein attira, è vero probabilmente che celebrare un centenario ha sempre un suo fascino, ma sapere che c'è tanta voglia di capire, di ascoltare e tanta attenzione alle teorie anche nel loro dettaglio è un fatto che rincuora.
Si affronta la relatività generale. Il problema di come misurare la gravità in un sistema di riferimento non inerziale. Si alternano docenti dell'Università esperti nelle più diverse discipline. Ci viene proposto anche l'intervento di un filosofo, Federico Laudisa, che ci spiega quanto Einstein abbia influenzato non solo i fisici ma anche i pensatori del suo tempo. 

Molto coinvolgente l'intervento di Alessandro Tomasiello, che tra una formula e l'altra ci dimostra mirabilmente come lo spazio curvo sia intrinsecamente diverso da quello piatto, cercando di “appiattire” una pallina da ping-pong.  Comprendiamo come sia "la materia a dire allo spazio come curvarsi e lo spazio a dire alla materia come muoversi": la frase viene ripetuta da diversi oratori, finchè qualcuno ne cita il vero autore: J.A. Wheeler. Scopriamo da Giandomenico Sassi che i GPS, quelli con cui per esempio segnaliamo agli amici su Facebook in quale bar trovarci al sabato sera, non funzionerebbero bene se non usassimo le equazioni della relatività per i calcoli. Ci crucciamo che la gravità di Einstein e la fisica quantistica non si parlino. E' questo uno degli assilli più grandi di Einstein e dei fisici teorici di oggi. Sostanzialmente, le equazioni della relatività generale ci parlano di un mondo “liscio”, continuo. “Dio non gioca a dadi”, dice Einstein. E le previsioni della teoria sono verificate fino a una parte su 1021. La fisica quantistica invece descrive il mondo del piccolissimo: si basa sulle probabilità e su un mondo discreto, dove ogni cosa è fatta da piccoli pezzi, per esempio le particelle nucleari, separate da “vuoto”. Siamo riusciti a descrivere in termini quantistici tre delle quattro forze fondamentali, ma per la quarta, la gravità, non sappiamo ancora come fare. C'è speranza per i giovani: avranno ancora qualcosa di scoprire..

Una menzione speciale per gli studenti di fisica Andrea Oddo e Gabriele Parimbelli, coordinati da Tullia Sbarrato, che con un telo elastico e qualche palla di diverso peso e dimensione danno ai liceali una dimostrazione pratica di come costruirsi una rappresentazione mentale della gravità che deforma lo spazio. Se non riusciamo a pensare una cosa, e a descriverla, questa ci appare remota e astrusa. Poterla immaginare è il primo passo per poterla studiare. 

La giornata successiva ha visto al mattino interventi più "astronomici", su cui non mi dilungherò perchè per me più familiari, e una fantasmagorica descrizione da parte di Gabriele Ghisellini di ciò che accade nel film Interstellar, al pomeriggio. Non posso perdermelo: non è che l'avessi capito proprio bene, cosa succedeva nel film. Forse leggere il libro dà risposte più chiare, più accessibili con i propri tempi e non con quelli, furiosi, del film. Impariamo insieme tantissime cose sulla relatività. I pensieri felici di Einstein che cade, idealmente, dal tetto di casa. E poi, rivedere insieme il film appena dopo la spiegazione.. non ha prezzo! Mi gusto le varie fasi dell'allontamento temporale delle due storie che si dipanano sotto i nostri occhi, scopro (la prima volta proprio non l'avevo capito) che c'è un "wormhole"[1], appena fuori dall'orbita di Saturno, che permette il passaggio ... dall'altra parte, dove c'è un'altra galassia con altri mondi forse abitabili. Ritorno insieme al protagonista nel tesseratto, il cubo quadridimensionale, che secondo me ha gli stessi colori degli anelli di Saturno e che almeno in parte è la chiave del film (e perciò non vi dico nulla di più a proposito per non togliervi la sorpresa! andate a vederlo..).
Ma al di là di tutto quello che ho imparato, la vera gioia, per gli occhi e per la mente, è stata vedere questa bella gioventù partecipare, ascoltare e fare domande, intervenire e proporre interpretazioni e risposte. C'è una grande voglia di capire la scienza, la fisica è bella e interessante. Continuiamo a stimolare questo entusiasmo!

La prima occasione si presenta subito, il 25 novembre (la data esatta dell'anniversario), quando Monica Colpi risponderà su YouTube a tutte tutte le domande che arriveranno via Twitter (#relatività100) sulla Relatività Generale. Non fate i timidi, preparatevi e mandategliele!
Ma non dimentichiamo: chi insegna o chi fa ricerca, chi decide o anche solo chi chiacchiera di fisica, tutti si adoperino a tenere vivo l'interesse e a non far mancare le opportunità di studio a questa generazione di giovani donne e uomini.

 



[1]    La traduzione di questa parola è proprio quella di “buco scavato dal verme” nella mela, più scientificamente si dovrebbe chiamare ponte di Einstein-Rosen.

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