Paleontologia

Naledi, l'altro Homo

I resti dei piedi appartenenti all'Homo Naledi ritrovati nella Dinaledi chamber in Sud Africa. Immagine dall'articolo "The foot of Homo naledi". Nature Communications 6: 8432. DOI:10.1038/ncomms9432.

Il Sudafrica ha svelato un altro frammento della storia evolutiva dell’umanità. E un frammento di notevole interesse, perché ha aggiunto al nostro record fossile una nuova specie. Già prima il cespuglio evolutivo del genere Homo, che compare nella scena africana degli ominini attorno a 2,8 milioni di anni fa, era ricco di specie e ora ha una nuova gemma o un nuovo ramo, come è più corretto dire.

Quando finirà il mondo?

Le estinzioni di massa nella vita della Terra sono state più comuni di quanto si pensi. Credits: Shutterstock / Herschel Hoffmeye.

È un mammifero placentato – sottoclasse Eutheria – e scrive di scienza, in particolare di scienze marine, di preistoria e di astrobiologia. Ed è al suo primo libro. Si presenta più o meno così Peter Brannen, giornalista scientifico e autore di The Ends of the World, pubblicato lo scorso giugno da HarperCollins (pp. 336 - 27,99 USD). Più di trecento pagine che pullulano di animali fantastici, alcuni spiaggiati, altri gassati, bolliti o ridotti in polvere ed estinti per sempre.

Homo sapiens reloaded

Irhoud 1, approx. 160,000 yrs old, Smithsonian Natural History Museum

Ancora un volta, la storia di Homo sapiens, la nostra storia, deve essere riscritta. E può anche essere meglio ricostruita. Una nuova scoperta, realizzata presso il sito di Jebel Irhoud, in Marocco, da un gruppo guidato da Jean-Jacques Hublin, del Max Planck Institute per l’Antropologia evoluzionistica, e comprendente l’italiano Stefano Benazzi, dell’Università di Bologna, sposta infatti nel tempo e nello spazio l’origine della nostra specie.