Per non prendere l’AIDS bisogna avere il recettore giusto. Un gruppo di ricercatori italiani e spagnoli coordinati da Mario Clerici dell’Università degli studi di Milano hanno infatti dimostrato che una particolare variante del gene per il recettore Toll-Like receptor 3 (TLR3) è molto più frequente nei cosiddetti HIV-esposti sieronegativi, persone che nonostante ripetute occasioni di contrarre l’infezione per via ematica o sessuale non sviluppano una risposta anticorpale né tanto meno si ammalano.
Il vaccino contro la trasmissione sessuale del virus herpes simplex (HSV-2)
non è in grado di prevenire l'infezione. Questo risultato, pubblicato pochi
giorni fa su The New England Journal of Medicine, è stato ottenuto attraverso
una prova clinica su 8.323 donne. Robert Belshe, specialista in malattie
infettive all'Università americana St. Louis e primo autore dello studio, non
si scoraggia ed è pronto ad utilizzare gli ultimi dati per ideare un nuovo
vaccino più efficace.
Un gruppo di scienziati guidati da Dan Barouch, virologo del Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston, ha creato un vaccino in grado di proteggere scimmie Rhesus dall’infezione contro una potente forma di virus dell'immunodeficienza delle scimmie (SIV), virus molto simile a quello che causa l'AIDS nell'uomo. I risultati dello studio, pubblicato sulla rivista Nature, offrono un barlume di speranza nella lotta contro l’AIDS; finora infatti nessuno studio è stato capace di trovare una cura o un vaccino per prevenire la trasmissione.
L’aumento globale della temperatura rallenta la trasmissione
dei parassiti agenti della malaria. Questo il risultato del lavoro pubblicato
oggi su Biology letters. I
ricercatori della Pennsylvania State University, University Park (USA) mostrano
che l’aumento della temperatura effettivamente è causa di un più rapido
sviluppo dei parassiti, come era stato predetto da studi precedenti, ma minori
sono gli individui contagiosi.
Le septine
sono proteine del citoscheletro che potrebbero svolgere un ruolo importante nella
difesa contro le infezioni batteriche. Questo il
nuovo dato che emerge dai risultati presentati da Pascale Cossart, biologo
cellulare presso l'Istituto Pasteur di Parigi, in occasione dell’annuale meeting
dell’American Society for Cell Biology a Denver.
Da principale bersaglio dei programmi di prevenzione contro il cancro e le malattie cardiovascolari, il tabacco potrebbe diventare una risorsa contro la diffusione dell’AIDS: queste piante possono infatti essere modificate geneticamente in modo da produrre un anticorpo che sembra in grado di neutralizzare la maggior parte dei ceppi noti di HIV. La terapia di prevenzione basata sull’utilizzo di questo anticorpo prevede la realizzazione di un preparato, come per esempio una pomata, da utilizzare a livello vaginale per bloccare il virus impedendo l’infezione.
Il
trattamento attuale con farmaci antiretrovirali, per chi può
permetterseli, rende l’AIDS una malattia cronica, anche se le stime
ufficiali rivelano che 1,8 milioni di persone sono morte nel 2010 a
causa dell’infezione da HIV. La ricerca si occupa da anni di
trovare un vaccino che sia in grado di prevenire il contagio,
tuttavia i risultati ottenuti finora non sono soddisfacenti.
Recentemente su Nature è stato pubblicato un articolo in cui si
dimostra che la terapia genica potrebbe essere una valida alternativa
ai vaccini per il trattamento dell’AIDS.
La Giornata contro l’AIDS che si celebra oggi in tutto il mondo porta con sé alcuni dati incoraggianti e un barlume di speranza per il futuro: lo slogan dell’iniziativa, Getting to zero, Arrivare a zero -- intendendo con questa cifra il numero di morti e di nuovi casi -- è un obiettivo ambizioso, forse irraggiungibile. L’epidemia sembra però finalmente su una china discendente: i 2,7 milioni di nuove persone contagiate dall’HIV e gli 1,8 milioni di malati deceduti nel 2010 sono ancora un’enormità, ma entrambi i dati sono in netto calo rispetto agli anni precedenti.
Contro le infezioni batteriche, e in particolare quella da Escherichia coli che tanto ha fatto parlare di sé la scorsa estate, il sistema immunitario sembra non poter fare a meno di una molecola presente sulle cellule responsabili dell’immunità innata : la proteina CD14.
Scoperto nel cervello un tipo di cellule che non lancia gli allarmi
molecolari generalmente attivati quando il patrimonio genetico viene danneggiato.
Si tratta degli astrociti, chiamati così per la spettacolare forma cellulare
che ricorda quella delle stelle. Al termine del proprio differenziamento,
quando cioè hanno raggiunto la massima specializzazione funzionale, gli
astrociti spengono i geni responsabili dell’innesco degli allarmi anti-danno e
di conseguenza non attivano più una serie di risposte a essi correlate.