Ieri a Milano l’Ospedale dei Bambini V. Buzzi ha ospitato la lettura magistrale della professoressa Lindsey Allan, vincitrice del premio per la Ricerca Scientifica Arrigo Recordati.
La ricercatrice ha presentato alla comunità scientifica e al pubblico il proprio lavoro ripercorrendo le tappe più importanti in termini di scoperte e di nuove frontiere.
La sorte degli emofilici potrebbe cambiare: dopo una sola infusione di materiale genetico veicolato da un adenovirus, sei malati hanno visto alzare i propri tassi ematici del fattore di coagulazione di cui erano privi, in quattro casi a livelli sufficienti per sospendere il trattamento sostitutivo senza andare incontro a emorragie.
Un cuore artificiale di nuova generazione, controllabile via Internet, che permette di monitorare, in tempo reale e a distanza, le condizioni del paziente e il funzionamento della pompa che supporta il cuore malato. E’ stato impiantato per la prima volta in Italia presso l’Istituto Clinico Humanitas da un’équipe diretta da Ettore Vitali, responsabile del Dipartimento Cardiovascolare. Il paziente, un signore di Novara di 65 anni, ha eseguito una visita di controllo in questi giorni: sta bene ed è tornato a casa, alle sue normali attività.
Fino a qualche mese fa le
strategie volte a ridurre il consumo di sodio e a incrementare quello di
potassio venivano considerate di grande importanza nei vari paesi, in quanto
basate su una solida evidenza scientifica che supportava i benefici effetti
rispetto al costo per la riduzione delle malattie cardio e cerebrovascolari,
della malattia renale cronica, e di altre malattie cronico-degenerative
compresi i tumori.
Se dopo una certa età le donne sono più a rischio di morire per un attacco cardiaco, la colpa non è degli sbalzi ormonali tipici della menopausa, ma dipende soprattutto dagli anni che passano. A dirlo sono i ricercatori della Johns Hopkins University School of Medicine il cui lavoro è apparso ieri sulle pagine del British Medical Journal.
Gli studiosi hanno esaminato le statistiche di mortalità in Inghilterra, Galles e Stati Uniti dei nati nei seguenti intervalli di tempo: 1916-25, 1926-35,1936-45.
Se ne parla da molto tempo, ma ora al cioccolato il bollino di amico del cuore viene da una fonte autorevole, una revisione sistematica condotta da ricercatori dell'Università di Cambridge e pubblicata sul British Medical Journal. Gli esperti hanno preso in esame sette studi clinici che avevano analizzato la correlazione fra il consumo di cioccolato e il rischio di eventi cardiovascolari, diabete e sindrome metabolica. Più di 100.000 gli individui coinvolti nelle ricerche fra sani e portatori di queste patologie.
Proprio mentre FDA ed EMA mettono in guardia i consumatori sui rischi del drospirenone, il progestinico sul mercato dal 2000 contenuto in alcune tra le più diffuse pillole anticoncezionali e cure per la menopausa, in Italia c’è chi ripete dalla ribalta del 13° Congresso mondiale sulla menopausa che questo prodotto «riduce o addirittura annulla i possibili effetti sulla ritenzione idrica ed è particolarmente efficace nel controllo del rischio cardiovascolare. Abbassa la pressione arteriosa e può ridurre fino a 3 cm la circonferenza addominale».
Batte dal 30 settembre scorso nel petto di un ragazzo di 15 anni un vero e proprio cuore artificiale permanente, della lunghezza di 4 cm, impiantato nel ventricolo sinistro e collegato con l’aorta ascendente: l’apparecchio, già sperimentato in pazienti adulti, è stato per la prima volta al mondo impiantato in un ragazzo di 15 anni, il 30 settembre scorso, dall’équipe cardiochirurgia dell’Ospedale Bambin Gesù di Roma, con un intervento durato dieci ore.
E' ormai noto da tempo che la scarsa igiene orale sia direttamente collegata con il rischio di sviluppare patologie cardiache. Nonostante ciò per molto tempo è rimasto sconosciuto il legame tra i due fenomeni. A svelare il mistero ci hanno pensato i ricercatori dell'Università di Bristol. Secondo gli scienziati inglesi la causa sarebbe la presenza di un microrganismo della famiglia degli streptococchi.
La sequenza 9p21 non si sporca le mani in prima persona, ma dà ordine ad altri di innescare i meccanismi che portano alla cardiopatia ischemica. Diversi studi genome-wide hanno associato alcuni polimorfismi di 9p21 a un maggior rischio cardiovascolare. Ma nessuno finora era riuscito a capire come questa zona del DNA, che non codifica per nessuna proteina, potesse aumentare la probabilità di avere un infarto.