Una collaborazione tra il gruppo di Marcello Massimini del Diparimento di Scienze Cliniche “Luigi Sacco” dell’Università degli Studi di Milano e il Coma Science Group di Steven Laureys dell’Université de Liège, in Belgio, ha fruttato un lavoro recentemente pubblicato su Brain e che mostra come misurando la comunicazione tra le aree cerebrali si possa distinguere a livello individuale i pazienti in stato vegetativo (VS) e i pazienti che recuperano un livello minimo di coscienza (MCS). Nello studio, i due gruppi di ricerca hanno impiegato una nuova tecnica basata sulla combinazione tra
L’emozione persiste, anche se non si ha memoria dell’episodio che l’ha generata. È la conclusione di uno studio condotto da Justin S. Feinstein, Melissa C. Duff e Daniel Tranel, dell’Università di Iowa e pubblicato su PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences).
Dopo aver selezionato un gruppo di cinque pazienti affetti da grave amnesia in seguito a danni circoscritti all’ipotalamo, il team di ricercatori li ha invitati a guardare una serie di filmati raffiguranti temi della perdita e della morte.
Nel
lavoro pubblicato in questi giorni sul Journal of Neuroscience, gli scienziati
milanesi, guidati da Dario DiFrancesco dell’Università Statale di
Milano, hanno dimostrato l’associazione tra una mutazione nei canali ionici
“pacemaker” (HCN) e l’epilessia nell'uomo.
Una ricerca svolta tra coloro che sono
riusciti a superare il difficile esame di conduttore di taxi a Londra
ha mostrato che al termine del lungo e massacrante tirocinio il loro
ippocampo era di dimensioni maggiori di quanto non fosse all'inizio.
Matematici, psicologi, linguisti, biologi e fisiologi insieme a Milano hanno discusso della mente nel convegno “MIND set. La mente cresce, tu decidi, il mondo cambia” organizzato dall’Università degli Studi di Milano in collaborazione con la Fondazione Umberto Veronesi lo scorso 1 dicembre. Anima della conferenza è Gabriella Pravettoni professoressa di Scienze Cognitive e coordinatrice del Corso di Laurea Magistrale in Scienze Cognitive e Processi Decisionali all’Università degli Studi di Milano.
Un pacemaker intelligente dopo diversi anni di ricerche congiunte tra Fondazione Ca’ Granda Policlinico e Università degli Studi di Milano, è stato brevettato come strumento per la gestione della malattia di Parkinson anche negli Stati Uniti.
Uno studio pubblicato online dalla
rivista scientifica Nature apre una nuova strada nella ricerca sulle malattie
neurodegenerative grazie all’uso di cellule staminali embrionali
umane. Ricercatori di quattro istituti americani guidati da Lorenz
Studer del Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York, hanno
sviluppato un nuovo metodo per trasformare le cellule staminali
embrionali umane in neuroni cerebrali.
I ricercatori del Laboratorio di ricerca sulle cellule staminali dell’Università di Verona hanno scoperto che dalle meningi potrebbe venire una speranza di cura per i traumi del midollo spinale. «Nella membrana che riveste tutto il sistema nervoso centrale abbiamo infatti trovato cellule capaci di autorigenerarsi e proliferare» spiega Ilaria Decimo, che con Francesco Bifari ha coordinato la ricerca.
Scoperto nel cervello un tipo di cellule che non lancia gli allarmi
molecolari generalmente attivati quando il patrimonio genetico viene danneggiato.
Si tratta degli astrociti, chiamati così per la spettacolare forma cellulare
che ricorda quella delle stelle. Al termine del proprio differenziamento,
quando cioè hanno raggiunto la massima specializzazione funzionale, gli
astrociti spengono i geni responsabili dell’innesco degli allarmi anti-danno e
di conseguenza non attivano più una serie di risposte a essi correlate.
Un semplice prelievo
del sangue per diagnosticare precocemente la SLA (Sclerosi Laterale
Amiotrofica) e monitorarne il decorso. Sono questi i risultati della ricerca condotta
dai ricercatori dell’Istituto Telethon Dulbecco e pubblicati sulla rivista PlosOne.