Marco Taddia

Insegna Chimica Analitica presso l’Università di Bologna e svolge attività di ricerca presso il Dipartimento di Chimica “Giacomo Ciamician”. Dopo una breve permanenza all'Imperial College of Science and Technology di Londra, si è occupato principalmente di analisi spettroscopica. Interessato alla storia della chimica, ha curato, insieme a Marco Ciardi, la prima versione italiana degli Opuscules di Lavoisier. Collabora con regolarità alla rivista Sapere ed ha scritto anche per il supplemento scientifico del quotidiano La Stampa.

Separare per conoscere, anche in chimica

Quando il chimico è alle prese con una miscela complessa di composti sconosciuti e si propone di identificarli, deve innanzitutto separarli. È il caso della maggior parte dei prodotti di origine naturale ma può trattarsi anche di quelli ottenuti da una reazione chimica condotta in un esperimento di laboratorio. Separare per conoscere, insegnavano già i filosofi del passato, come l’abate Etienne de Condillac (1714-1780), precettore del Duca di Parma e ispiratore del grande Lavoisier: “Egli è necessario di scomporre, cioè di separare per conoscere ciascune qualità partitamente”.

Inatteso Avogadro, "fisico sublime"

Anche chi non ha troppa confidenza con la chimica ha sentito, almeno una volta, citare il nome di Avogadro, lo scienziato piemontese al quale è intitolata la costante fisica fondamentale che rappresenta il numero di particelle (molecole, atomi o ioni) presenti in una mole di sostanza.  Il suo valore (6,022.1023 mol-1) sfugge agli abituali parametri di confronto e, forse per questo, in tanti rimane questo ricordo scolastico.  D’altronde, gli unici scienziati italiani citati nei testi basilari di chimica generale, anche di autori ame