Giuseppe Remuzzi

Nato a Bergamo il 3 aprile 1949, professore in Nefrologia e Direttore del Dipartimento di Medicina Specialistica e dei Trapianti degli Ospedali Riuniti di Bergamo e della Divisione di Nefrologia e Dialisi dello stesso ospedale. È anche Direttore dei Laboratori Negri Bergamo dell’Istituto Mario Negri. La sua attività scientifica riguarda soprattutto le ricerche sulle cause delle glomerulonefriti, i meccanismi di progressione delle malattie renali e gli studi nel campo del rigetto del trapianto. Il Prof. Remuzzi è l’unico italiano ad essere membro del Comitato di Redazione delle riviste The Lancet e New England Journal of Medicine. Nel 2005 ha ricevuto, a Singapore, il premio Jean Hamburger della Società Internazionale di Nefrologia. È autore di circa 770 pubblicazioni in riviste internazionali.

 

Italia, la terra dei miracoli

Potrà mai l’Italia riguadagnare la sua posizione di eccellenza nella ricerca e nell’innovazione a livello europeo? Durante il Medioevo, il Rinascimento e l’Illuminismo, l’Italia era considerata all’avanguardia nelle scienze naturali e in medicina. Culla delle prime università al mondo, l’Italia fu il principale terreno di formazione per medici ed eruditi, come William Harvey, che venne a studiare anatomia e medicina all’Università di Padova con Girolamo Fabrici d'Acquapendente e Giulio Cesare Casseri agli inizi del Diciassettesimo secolo.

Ecco perché il nostro cervello funziona come Facebook

Se qualcuno pensava che fosse Mark Zuckerberg ad avere inventato Facebook (l'avrebbe fatto con Eduardo Saverin, Andrew McCollum, Dustin Moskovitz e Chris Hughes i suoi compagni di stanza dell’Harvard University) dovrà ricredersi. Zuckerberg è partito dall'elenco degli studenti con tanto di foto - Facebook appunto - che le Università degli Stati Uniti distribuiscono a chi si iscrive e ne ha fatto un social network che in un baleno ha conquistato il mondo. In un certo senso però  Facebook c'era già in natura, nel cervello di ciascuno di noi ben prima di Zuckerberg.

Berlino insegna, senza ricerca non si mangia

“Politici e leader della maggior parte dei paesi del mondo hanno perso completamente i contatti con la realtà della ricerca” comincia così un commento di Amaya Moro-Martin, pubblicato su Nature qualche mese fa “sembrano non sapere che quanto più la ricerca  è forte tanto meglio andrà l’economia” e questo è specialmente vero per i paesi dove la crisi si sente di più. “I politici invece cosa fanno? Tagliano la ricerca e così rendono  questi paesi ancora più vulnerabili.

Dalle staminali una nuova via per capire le malattie renali

Diciamo “cuor di leone” o che uno “ha fegato”, non c’è niente di simile per il rene. Ma se non fosse per i reni, vivremmo ancora negli stagni e saremmo tutti gonfi come ranocchi. Sono i reni che hanno permesso a certi mammiferi di lasciare oceani e fiumi per cominciare a vivere sulla terra. Negli oceani era tutto semplice, acqua e sodio erano lì, a portata di mano (a dirla giusta dovrebbe essere a portata di pesce) sulla terra invece bisognava sapere conservare il sodio ed imparare a eliminare il potassio, serviva un rene che sapesse farlo.

Fare la mappa del DNA può cambiare la vita

“Perché sono ancora così pochi i medici che si fanno analizzare il DNA?” A chiederselo è George Church, professore di genetica a Harvard, in un editoriale su Nature. “Non solo, ma dovremmo fare molto di più - continua Church - per educare il pubblico ai benefici che se ne potrebbero avere”. “E se cominciassi col farlo io?" mi chiedo. “E se poi scopro che potrei ammalarmi di Alzheimer o di Parkinson o di certi tumori cosa faccio?".
Comunque “meglio sapere”, penso tra me e me “o forse no”.

L'area 12 divide l'uomo dal macaco

Saper decidere, progettare, pensare al futuro, imparare dagli altri: è soprattutto questo che ci distingue dagli animali. Anche da quelli che ci sono più vicino nella scala dell'evoluzione come le scimmie e in generale i primati non umani. Ma com'è che il nostro cervello sa orchestrare tutto questo e perché  le scimmie queste capacità non le hanno proprio? Se lo chiedevano in tanti da anni.

Tutte le leggi violate sul caso Stamina

"Udite, o rustici attenti: io sono quel gran medico dottore enciclopedico chiamato Dulcamara, la cui virtù preclara e portenti infiniti son noti in tutto il mondo... e in altri siti. Benefattor degli uomini, riparator dei mali in pochi giorni io sgombero io spazzo gli spedali e la salute a vendere per tutto il mondo io vo. Compratela, compratela per poco io ve la do. E' questo l'odontalgico mirabile liquore ... ei move i paralitici, spedisce gli apopletici, gli asmatici i diabetici e cura il mal di fegato ...".

Elena Cattaneo senator for life: science, passion and merit

“Why should we throw away assisted fertilization embryonic cells that will never be used? Shouldn’t we utilize them for research instead?  Discarding them is not only against science, is against logic and common sense too. How would you explain it to ill people? They, especially the most unlucky, know perfectly well that research on embryonic cells will tell us if in the future we will be able to cure diseases with stem cells, in case also adult ones.

Elena Cattaneo senatore a vita: scienza, passione, merito

"Perché' buttarle via le cellule embrionali, quelle che vengono dalla fecondazione assistita e che non si useranno mai, non si dovrebbero invece impiegare per la ricerca? Buttarle non e' solo contro la scienza, è anche contro la logica e contro il senso comune. E poi come spiegarlo agli ammalati? " Loro, specialmente i più sfortunati, sanno benissimo che è proprio lo studio delle cellule embrionali a dirci se un domani potremo curarci con le staminali, eventualmente anche adulte.

Ma cosa c'entra Cure Alliance con Vannoni?

“Cure Alliance”: cos’é?  “Is an international not-for-profit, collegial association of scientists, physicians, surgeons, and other professional and/or committed individuals who share the vision and primary objective to develop effective strategies for the cure and eventual eradication of disease conditions now afflicting humankind, and to do so in the fastest, most efficient and safest ways possible”. 

Ricerca: finanziare le persone, non i progetti

Oggi gli scienziati valgono anche e soprattutto per quanti soldi sanno attirare. Avere un buon finanziamento per la propria ricerca vuol dire far carriera, avere più persone che lavorano con te e più attrezzature e reagenti e soprattutto la possibilità di essere accolti nei migliori istituti di ricerca e nelle migliori Università. E come si fa ad avere un buon finanziamento? Serve come minimo un buon progetto. C’è il caso che siano cinquanta pagine o anche di più così il tempo degli scienziati se ne va quasi tutto per scriverli questi progetti di ricerca.

La ricetta Lincoln per la ricerca italiana

Cento cinquant'anni fa precisi, il 22 aprile 1863, si tenne il primo meeting dell'Accademia Nazionale delle Scienze. L'anno prima, in piena guerra civile, il Presidente Lincoln aveva firmato il Morrill Act, un decreto che avrebbe proiettato l'America verso un futuro di prosperità. Quel decreto metteva le basi perché i giovani di talento potessero accedere all'educazione avanzata e promuoveva la ricerca nel campo delle scienze e della tecnologia.

New England Journal of Medicine, una storia lunga due secoli

Cosa c'entra il più grande giornale di medicina del mondo, il New England Journal of Medicine (ha appena celebrato i 200 anni dalla sua fondazione) con la rivoluzione americana? C'entra, ed è per via di un dottore molto speciale, Joseph Warren, un uomo elegante, brillante e anche molto bello. Si laurea a diciott’anni e a neppure trenta è già famoso per saper curare il vaiolo.

Sofia e le staminali, un caso di regole tradite

Sul caso della piccola Sofia, ammalata di leucodistrofia metacromatica ormai s’è detto di tutto e certo non è stato un bello spettacolo: giudici contro Aifa e ministero della salute, e poi la procura di Torino contro Stamina, e ancora "Le Iene" con Sofia che dopo la cura torna a vedere e deglutisce e prima no. Difficile restare indifferenti (anche per me).

I nostri politici e la ricerca (abbandonata)

Di quello che vorrebbe fare chi vincerà le elezioni per uscire dalla crisi si sente parlare molto poco. Di formazione dei giovani e ricerca poi non ne parla proprio nessuno. Ma aiutare la scienza è l’unico modo per tornare a crescere e lo è specialmente per noi senza materie prime e con un costo del lavoro così alto. Negli Stati Uniti la crisi economica è diventata un’opportunità per far avviare progetti che altrimenti non sarebbero mai partiti. E lo stesso si sta facendo in India, Vietnam, Brasile, Cina e persino in Egitto.

Ricerca, i tagli sono autogol

Il grido d’allarme del Professor Garattini “Se il Paese mette la scienza all’angolo” andrebbe raccolto subito, prima che sia troppo tardi. Con meno ricercatori di tutti i paesi avanzati (e quelli bravi di solito vanno all’estero), con molti meno soldi di Germania, Francia e Spagna, per non parlare di Svezia e Finlandia, l’Italia è già uscita dal giro dei paesi che contano.

La salute di Bob (e del pianeta)

Bob Massie nasce a New York nel 1956 e nasce malato, di emofilia. Nel suo sangue manca il fattore VIII, una proteina fabbricata dal fegato che favorisce i processi di coagulazione. Tutte le volte che Bob si taglia o prende un colpo è una tragedia, ma la cosa peggiore per Bob come per tutti i malati di emofilia è che per piccoli traumi o anche solo per una corsa, sanguinano soprattutto le articolazioni.

Perché il metodo Zamboni non convince

Dove eravamo rimasti con la cura per la sclerosi multipla proposta dal dottor Zamboni? Zamboni è un chirurgo dell’Università di Ferrara che qualche anno fa cogliendo di sorpresa un po’ tutti ha annunciato che i suoi ammalati di sclerosi multipla tutti, nessuno escluso, avevano stenosi delle giugulari o delle vene azygos. Non era difficile prevedere che questo avrebbe suscitato l’interesse prima e l’entusiasmo poi di ammalati e delle loro associazioni, e dei giornalisti.

L'eclissi della scienza in Italia

Della morte di Cavour e del racconto che ne hanno fatto il Lancet, il British Medical Journal e negli Stati Uniti il New England Journal of Medicine tra il 15 giugno e il 17 agosto del 1861 s’è già scritto (Corriere 23 aprile). E dell’ammirazione incondizionata che emerge da quegli scritti “per l’eroe della libertà e per il letterato che sapeva di scienza”.

La coda lunga dell'11 settembre

Nella peggiore catastrofe della storia degli Stati Uniti dalla fine della seconda guerra mondiale sono morte quasi tremila persone ma altre stanno continuando a morire o moriranno di qui a qualche anno. Quanti alla fine i morti dell’11 settembre? Lancet di questa settimana ci dedica un intero numero. Fra i sopravvissuti si contano centinaia di disabili e migliaia di persone che dovranno curarsi per tutta la vita.

Tornano le illusioni della memoria dell'acqua

Sir John Maddox (è stato direttore di Nature per 22 anni) di scienza ne capiva e sapeva divulgare le cose della scienza come nessun altro. Capita - era il 1988 - che Nature pubblichi un lavoro di scienziati francesi sulla memoria dell’acqua. I revisori ne sono affascinati, Maddox no. “La memoria dell’acqua, troppo bello per essere vero” pensa Sir John. Ma non vuole perdere l’occasione di essere al centro del dibattito che quegli esperimenti avrebbero generato. Sullo stesso numero di Nature esce un editoriale non firmato in cui si legge:

Che confusione, dottor Zamboni!

“Poor judgment in medicine can lead to interventions with fatal consequences”. Comincia così una nota del Lancet dell’anno scorso commentando la morte di un uomo ammalato di sclerosi multipla. Gli avevano messo due “stent” nella giugulare e poi gli hanno dato un anticoagulante perché gli stent non si chiudessero. E’ morto di emorragia cerebrale. Tre mesi dopo un altro paziente, curato allo stesso modo per la sclerosi multipla, ha dovuto essere operato di cuore per rimuovere uno di questi stent che era finito nel ventricolo destro.

Ci mancava l'ospedale omeopatico

A Pitigliano in Ospedale ci si occuperà di agopuntura, omeopatia e fitoterapia. “A quando maghi e fattucchiere negli Ospedali” si chiede Garattini? Non fa una piega, ma in Regione si offendono. Lo facciamo per avviare sperimentazioni che possano documentarne l'efficacia e misurarla, avrebbe detto l'assessore alla sanità.

I complessi del nuovo virus

«E’ una cosa seria, ci si deve preoccupare, non va sottovalutata, si dovrà fare il vaccino a tutti». «Nessun pericolo, è un’influenza lieve, farà meno danni di quella stagionale». Così gli esperti. E la gente, a due anni dall’influenza pandemica del 2009, è ancora confusa. Ci si preoccupa per niente o è una cosa seria?

Vaiolo, conservare o distruggere gli ultimi virus?

Si torna a parlare di vaiolo. A maggio di quest’anno l’assemblea delle Nazioni Unite dovrà decidere se i due lotti di virus ancora conservati al sicuro in due laboratori – uno negli Stati Uniti e l’altro in Russia – debbano essere distrutti  o no. Uno può pensare che sarebbe logico distruggerli, così non corriamo più rischi. Si tratta di un virus estremamente contagioso capace di provocare una malattia gravissima (di vaiolo sono morte centinaia di milioni di persone nei secoli scorsi e anche la Regina di Inghilterra Maria II, lo Zar Pietro II di Russia e Re Luigi XV di Francia).

La scienza può servire alla pace e alla giustizia

Cosa c'entrano i diritti umani col DNA? Niente fino a un po' di anni fa. Oggi tutto è cambiato. Gli scienziati – come si impegnano contro leguerre (nel 2002 morivano ogni ora al mondo 35 persone in conflitti armati e più del 50 per cento sono civili e di questi la metà sono bambini, e il numero aumenta di anno in anno) – adesso lo fanno contro le dittature e contro la tortura o la pena di morte e lo fanno con le armi che hanno e che sanno usare, quelle della scienza, come racconta Giovanni sabato nel suo libro Come provarlo? La scienza indaga sui diritti umani.

Trapianti: cambiare la legge si può. Anzi, si deve

Adesso sembra tutto facile, ma quando David Hume – nel 1951 – ebbe l’idea di trapiantare un rene ad una donna che stava per  morire, fu molto criticato. I chirurghi di allora erano contro, tanto che per anni il dottor Hume – che lavorava a Boston – non ebbe il coraggio di presentare i risultati delle sue ricerche a nessun congresso. Il primo trapianto di rene fu a Boston (due giorni prima di Natale del 1954). E’ stato merito di Joseph Murray, un chirurgo plastico, e del nefrologo John Merrill.

Quanta scienza ci deve essere nelle scuole di medicina?

Una ragazza di 21 anni - Silvia - viene da noi per insufficienza renale. Ha diverse cisti ma solo nel rene sinistro, il destro è normale, non ci sono cisti nel fegato, e nemmeno familiarità per malattia renale policistica. La ragazza ha una sorella identica, "sta bene?" chiediamo.  "Benissimo" dice la mamma,  "Carla ha avuto un problema da piccola ma di tutt'altro genere, i suoi reni sono perfetti". Chiediamo di vedere anche Carla, è cieca da un occhio, facciamo qualche esame, anche lei ha insufficienza renale per quanto lieve, di cosa si tratta?

Meglio in pensione a 65 anni

"Fate un atto di libertà verso il sistema… una piccola rivoluzione che liberi nuove energie  e dia nuove possibilità ai giovani" (Stefano Blanco - Corriere della Sera 13 luglio). Della stessa idea il ministro Gelmini (Corriere della Sera 17 luglio): "la cosa migliore sarebbe abbassare l'età della pensione per i professori dell'Università a 65 anni".

A dieci anni dal sequenziamento del genoma umano

La sequenza dell’intero genoma - tre miliardi di lettere che contengono  le istruzioni per fare quelli che si pensava fossero 35 mila geni - s’è completata nel 2000.”La più grande rivoluzione dopo Leonardo” ha detto qualcuno. Il 26 giugno Francis Collins e Craig Venter erano lì, alla Casa Bianca, accanto al presidente  Clinton. “La scienza del genoma cambierà la nostra vita e ancora di più la vita dei nostri figli.

Il malato immaginato

Il malato immaginato di Marco Bobbio (Einaudi, 2010, pagg. 150, euro 18,00) è un libro bellissimo, lo si dovrebbe leggere e commentare nelle scuole di medicina un po' per volta, soffermandosi sugli argomenti più controversi e su quelli paradossali. Così i ragazzi saprebbero dei malati (donne soprattutto) che fanno esami ogni settimana, illudendosi di poter cogliere avvisaglie di malattie prima che si manifestino e che se non gli prescrivi certi esami cambiano medico. Sei disarmato di fronte a quei malati lì, per quanto tu sappia spiegare.

Donare gli organi, decidere non è ancora un dovere

“La carta d’identità dovrà contenere il consenso o il diniego della persona a donare i propri organi in caso di morte” è la nota diffusa dall’agenzia ANSA il 10 febbraio di quest’anno, sono le ore  20.56. L’ANSA faceva riferimento al decreto mille-proroghe. Dentro lì c’era anche una disposizione sul prelievo di organi. “Donare i propri organi in caso di morte” dice il decreto, per cominciare,  non è un modo corretto di esprimersi.

Test per il cancro alla prostata: un grande errore?

L’aver trovato un antigene specifico per la prostata (PSA) che si può misurare nel sangue ha fatto pensare che quel test potesse identificare chi ha il cancro (anche molto prima delle manifestazioni della malattia). Così il PSA è diventato il marcatore di tumore più popolare che ci sia e certamente più precoce. Nessuno degli altri marcatori di cancro ha mai dimostrato di essere capace di diagnosticare un carcinoma in uno stadio così iniziale. “Andrebbe fatto a tutti gli uomini di una certa età per identificare i tumori il prima possibile e poterli curare”.

Come incoraggiare la donazione di rene da vivente?

Tre persone, due a Milano e una a Torino, che vorrebbero donare uno dei loro reni, rappresentano occasione per riflettere sul trapianto da vivente. Che è un dono vero (da noi si dice donazione anche del prelevare un organo a un cadavere, ma è sbagliato: il dono implica volontà che non è ormai più prerogativa di un cadavere). Di solito il rene lo si dona a familiari - i genitori ai figli soprattutto, ed è quasi sempre la mamma - o a persone con cui si hanno particolari legami affettivi, coniugi e non solo.

Quando in Europa era il buio e l'Islam produceva conoscenza

Nei secoli che hanno preceduto il Rinascimento c’era buio in Europa e poca, pochissima scienza. Se non fosse stato per l’Islam la scienza e ancora di più la scienza medica dei greci si sarebbe persa. Questo ed altro racconta John Freely in un libro recente “La lampada di Aladino - come la scienza greca  è venuta in Europa attraverso il mondo islamico”. Freely - che oggi ha  83 anni - è  professore di fisica. Ha insegnato  negli Stati Uniti e a Londra ma anche ad Atene, a Istanbul e a Venezia.

La rianimazione non è per chi deve morire

Nelle nostre terapie intensive ogni anno vengono ricoverati 150 mila ammalati, 30 mila muoiono. Le disposizioni di fine vita ce l’hanno solo l’8 percento, per gli altri qualche volta – poche - decidono i familiari, o il medico. Tutti i giorni i dottori delle nostre rianimazioni si chiedono se il loro è “un intervento a favore del paziente o è un intervento contro il paziente”. E devono comunque decidere.
“Alla fine cerchiamo di garantire una fine dignitosa, ma a volte garantiamo una cattiva fine” è lo sfogo di uno dei medici delle ottantaquattro rianimazioni che hanno partecipato allo studio del Mario Negri.

Tutte le risposte (provvisorie) alle domande sul vaccino

L'influenza è sempre imprevedibile e questa influenza A/H1N1 2009 pandemica, lo è forse più di ogni altra. Si è diffusa molto rapidamente, e ciò significa che è molto contagiosa, ma le manifestazioni della malattia sono quasi sempre lievi, forse addirittura meno gravi di quelle dell' influenza stagionale. Colpisce più i giovani degli anziani.

Si fa presto a dire vacciniamo

La prossima riapertura delle scuole darà probabilmente una spinta alla diffusione del virus H1N1. Scelte apparentemente semplici, come chi vaccinare per primo, quando il vaccino sarà pronto, e come; oppure se, quando e per quanto tempo chiudere le scuole, sono in realtà difficilissime nella mancanza di dati scientifici su cui fondare le decisioni. di GIUSEPPE REMUZZI

I rischi del turismo cellulare

In Europa e negli Stati Uniti gli ammalati che si sottopongono a sperimentazioni di cellule staminali devono essere informati dei dettagli del protocollo e del fatto che per adesso questi studi servono solo per capire; di efficacia se ne parlerà dopo. E serve l'approvazione di autorità regolatorie, che valutano tutto quello che si vuole fare in ogni dettaglio, dal disegno dello studio alla preparazione delle cellule. Ma nessuno può impedire agli ammalati di andare all'estero e farsi curare dove non ci sono regole. Lo chiamano "turismo delle cellule", di solito sono medici che lavorano in paesi emergenti o addirittura poveri dove la ricerca clinica non ha vincoli e si può fare più o meno quello che si vuole senza aspettare i risultati degli studi fatti con i criteri della scienza.

Scienziati e giornalisti: due lingue diverse

Quelli che leggono i giornali, cosa leggono di più? La cronaca nera. E poi? Le notizie sulla salute e quello che c’è sui giornali ha enorme influenza sui comportamenti del pubblico e anche dei medici. Negli Stati Uniti l’impiego di ormoni per attenuare i sintomi della menopausa è calato in modo impressionante dopo che si è scoperto che possono far male al cuore. Merito dei giornali (400 articoli). Ma non è sempre così. I giornalisti tante volte ignorano le complessità e non presentano quasi mai le notizie di medicina nel loro contesto, per esempio tendono a raccontare dell’ultimo studio senza far riferimento agli studi precedenti, nemmeno a quelli più rilevanti, “così il messaggio è quasi sempre inadeguato o distorto”, ha scritto Susan Dentzer nel New England Journal of Medicine del gennaio di quest’anno. Ma proprio perché la gente legge soprattutto di medicina, i giornalisti hanno una grande responsabilità. Cosa dovrebbero fare per essere più credibili e soprattutto per evitare di creare negli ammalati speranze che vanno regolarmente deluse?

Come spenderei i soldi di Obama

Arriva al Pronto Soccorso del mio Ospedale un ammalato con un ictus del cervello. Si esprime con difficoltà, non muove bene un braccio e nemmeno una gamba. Un trombo in un'arteria sottrae al suo cervello parte dell'ossigeno. Si deve fare un trattamento e con ogni probabilità lo si deve fare subito ma trattamenti ce ne sono diversi. Su che base il suo dottore sceglierà il trattamento A piuttosto che il trattamento B? A rigore di logica si dovrebbe scegliere il trattamento che darà a questo ammalato la migliore probabilità di sopravvivere o addirittura di guarire ma un medico che sia informato e conosca tutta la letteratura quale sia questo trattamento non può saperlo, ed è così per la maggior parte delle malattie. Il Presidente degli Stati Uniti e quelli che con lui lavorano per la riforma del Sistema Sanitario se n'è accorto.