Luciano Maiani

Luciano Maiani, past presidente del CNR, è uno dei maggiori fisici a livello internazionale. Laureatosi a Roma nel 1964, ha cominciato la sua carriera all'ISS, trasferendosi subito all'università di Firenze presso la scuola dei fisici teorici italiani di Raoul Gatto. Nel 1969 si reca ad Harvard dove lavora fino al 1976. Lì, nel 1970, con Sheldon Lee Glashow e John Iliopoulos, contribuisce a estendere la famiglia dei quark ipotizzando il quarto quark, chiamato «charm». Rientra in Italia come docente di fisica teorica dell'università di Roma Sapienza e diventa visiting professor presso la Normale Superiore di Parigi (1977) e il Consiglio Europeo di Ricerche Nucleari (CERN) di Ginevra (1979-1980 e 1985-1986). Dal 1984 al 1991 fa parte del Comitato scientifico del Cern. Dal 1993 al 1997 è presidente dell’INFN e dal primo gennaio 1997 alla fine del 2003 è direttore generale del CERN, dando impulso alla realizzazione del Large Hadron Collider (Lhc). Numerosi i riconoscimenti ricevuti, tra cui la medaglia Matteucci assegnata dall’Accademia dei XL (1979), il premio Sakurai della Società americana di fisica (1987), la Medaglia Dirac del Centro di fisica teorica Abdus Salam di Trieste (2007).

Quando abbiamo chiuso il LEP

La caccia al Bosone di Higgs – alla cui conclusione si sono avvicinati ora i ricercatori del CERN di Ginevra con una serie di misure interessantissime – ha intrecciato la vita della comunità scientifica in modo molto peculiare a cavallo tra la fine del secolo scorso e il 2000. Quando cioè al CERN di Ginevra (di cui ero direttore generale, all’epoca) la prevista chiusura di LEP, la grande macchina acceleratrice, coincise con un segnale che alcuni interpretavano come una possibile rivelazione del bosone di Higgs.

CNR: uno statuto frutto di equilibri, ma soddisfacente

Il nuovo statuto del Consiglio Nazionale delle Ricerche, approvato dal suo Cda integrato dagli esperti nominati dal MIUR, è insieme un punto di arrivo e partenza. Conclude infatti il processo iniziato nel 2009 dal decreto di riforma degli enti di ricerca, e rappresenta un avanzamento rispetto ai processi innovativi intrapresi in questi anni, diventando così uno strumento per consolidare e migliorare gli straordinari risultati scientifici ottenuti dal CNR nell'ultimo triennio.

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