Ho
un nuovo obiettivo: diminuire il mio TTT. E aumentare l'STT. Me l'ha
fatto capire Jane, la mia insegnante al corso CLIL. Ma facciamo un
passo indietro. La riforma dell’istruzione
secondaria prevede l’insegnamento in lingua straniera di una
disciplina non linguistica nell’ultimo anno di corso. Ciò dovrebbe
accadere tra un paio d'anni. Migliaia di insegnanti in Italia stanno
seguendo corsi per apprendere la metodologia CLIL (Content Language
Integrated Learning). E io sono una di questi. Non seguo però uno
dei corsi organizzati dal Miur, ma uno del British Council.
Il
thriller sta per cominciare. Che insegnanti avranno quest'anno i nostri figli?
Avranno degli insegnanti? Quando arriveranno? Davanti al portone della scuola,
tra bambini eccitati o addormentati, tra genitori carichi di pacchi di carta
igienica, risme di carta per fotocopie, confezioni di sapone liquido e
gessetti, le domande che si rincorrono sono sempre le stesse: chi insegnerà
inglese? La stessa maestra che l'anno scorso si scusava e chiedeva aiuto ai
genitori? Ci sarà il sostegno per quel bambino in difficoltà?
I miei studenti alla prima ora
dormono. Non tutti, ma molti. Alcuni si accasciano con la testa sul banco,
altri ciondolando rischiano di cadere dalla seggiola. E che seggiola!
L'ergonomia non è di casa nella scuola italiana. I banchetti di fòrmica e le
sedie da puffo andavano forse bene negli anni Sessanta, ma il cambiamento di
stile alimentare ha prodotto dei marcantoni di un metro e ottanta che si
contorcono nel tentativo di star seduti senza sollevare il banco con le
ginocchia e senza fare piedino alla compagna della fila davanti.