La storia dei cambiamenti climatici del pianeta - il cosiddetto “global warming” - non cessa proprio di stupire. Noi ce ne occupiamo da molto nel Blog, ma abbiamo anche promosso interventi diretti di vari specialisti su SciRe. L’ultimo, quello di Marani, ha innescato interessanti commenti e prese di posizione. Ce lo aspettavamo, dato che era incentrato sul ruolo del fattore antropico, che sull’argomento è la gran questione o, quantomeno, la questione che più appassiona pubblico e media.
Il clima è evidentemente uno di quegli argomenti che non
passano mai di moda. Vede fasi di
euforia e di stanca, ma il rumore di
fondo nel panorama culturale persiste. I media –che novità—vanno con il
momento: da Kyoto a Copenhagen, dalle polemiche sull’IPCC al Premio Nobel ad
Albert Gore. Poi, magari sino al prossimo spunto mediatico, tacciono.
Nel nostro blog non ci eravamo mai occupati direttamente delle piante transgeniche (impropriamente chiamate Organismi Geneticamente Modificati, OGM) anche se l’idea di farlo ci ronzava dentro da un po'.
Sin dall’inizio della nostra collaborazione a SciRe, Laura ed io avevamo pensato che i fermenti che agitano il campo dell’evoluzione sarebbero stati un buon tema di discussione. Ne parlavo spesso con amici direttamente attivi nel campo, e già dall’anno scorso avevo chiesto ad alcuni di loro, ad esempio Gottfried Schatz e Gianantonio Danieli, contributi sul tema.
Mi sorprende sempre osservare la volubilità degli interessi mediatici. E’ successo anche in questi giorni, quando mi sono trovata a rinfrescarmi le idee sul mondo dei cambiamenti climatici. Dovevo introdurre una nuova voce su questo argomento che Ernesto ed io seguiamo ormai da tempo con un certo interesse, che definirei quasi affettivo. Questa volta sarà Alessandro Marani a darci la sua valutazione delle cause del cambiamento climatico.
E’ da un po’ che non alimentiamo il nostro Blog con argomenti
di discussione: ora, però, bisognerà ricuperare il tempo perduto. Una mia
recente partecipazione ad un Simposio sulla “Comunicazione nel Cervello e nella
Società” a Pesaro-Urbino mi ha permesso di tornare con un paio di spunti
interessanti che ci fa piacere approfondire.
Venerdì scorso, sull’Eurostar Roma-Padova, mi è capitato come vicino di posto Francesco D’Agostino. Non lo conoscevo personalmente, ma l’avevo visto e sentito più di una volta in televisione, e conoscevo quindi - come, penso, la gran parte dei lettori di SciRe - le sue posizioni in tema di bioetica ed argomenti connessi. Così abbiamo iniziato a parlare, partendo proprio dalla procreazione assistita e dalla diagnosi pre-impianto. Il discorso ci ha subito coinvolto, ed è continuato sino a Firenze, dove lui è sceso.
Ormai l’avrete capito, a noi piace "battere il ferro" anche
quando non è più caldo. Il discorso della diagnosi pre-impianto raccoglie in sé
molti concetti che la morale e l’etica considerano in modo talvolta opposto
rispetto a quello della scienza. Per questo abbiamo tentato di iniziare un
dibattito per il quale ci siamo resi disponibili ad un incontro-scontro,
assolutamente pacifico, di idee. Quando inizia la vita? A che punto può l’embrione
essere considerato “persona”? Quanto è
giusto controllare il concepimento attraverso i metodi di procreazione
assistita?
E' da un po' che non parliamo del problema dei cambiamenti climatici, su cui
abbiamo oramai pubblicato un consistente numero di contributi. Non che
l'argomento sia divenuto meno caldo, anzi, basti pensare alle polemiche sui
pronunciamenti dell'IPCC. Quindi noi vogliamo continuare a proporlo come
forum di discussione, ed un recente contributo che abbiamo pubblicato è
quello di Bruno Zanettin, che ci sembra esemplare per il modo non
ideologizzato di guardare al problema e di dar voce a tutte le opinioni,
basandosi sui fatti documentati e documentabili.
Pare che la bufera sul caso di diagnosi pre-impianto approvato in Italia nei giorni scorsi (uno dei primi), e su cui speravamo di iniziare una discussione, si sia repentinamente calmata dopo una burrasca mediatica di qualche giorno. Ed è un peccato che sia così, perché il tema è proprio uno di quelli che meritano una discussione completa. Vediamo quindi di estendere un poco la provocazione, tenendoci strette le nostre convinzioni personali.