Uno studio pubblicato su British Medical Journal da ricercatori del Dipartimento di epidemiologia della London School of Hygiene mette l’accento su un aspetto importante che interessa tutti gli studi che collegano l’inquinamento con gli incrementi della mortalità. L’indagine ha esaminato il legame l’inquinamento da polveri, ozono, NO2, CO e SO2 e numero di infarti che si sono verificati in 15 realtà urbane dell’Inghilterra e del Galles, fra il 2003 e il 2006. La sua originalità sta nel fatto che l’arco temporale delle 72 ore successive al picco di inquinamento è stato qui suddiviso in 5 fasi: 1-6 ore, 7-12 ore, e poi 13-18, 19-24 e 25-72. Gli studi precedenti, invece, hanno quasi sempre considerato i ricoveri per giornata.
Gli inglesi hanno rilevato un aumento del numero di ricoveri in corrispondenza dei picchi di inquinamento (la relazione è più forte per PM10 e NO2), ma soltanto nelle prime sei ore. I valori tendevano a normalizzarsi col passare del tempo e il rischio risultava persino ridotto nella fase finale dell’osservazione. Cosicché, nell’arco delle compressive 72 ore di osservazione, non era rilevabile alcun incremento netto del rischio.
I ricercatori hanno concluso che gli eventi che si verificano fra 1 e 6 ore dopo il picco di inquinamento sono anticipazioni di infarti che si sarebbero comunque verificati nell’arco di 72 ore.
La logica conseguenza è che «limitare l’inquinamento non serve a ridurre l’incidenza degli infarti» scrivono i ricercatori. Che tuttavia ricordano anche che l’aria inquinata è causa di molte altre malattie (cardiovascolari, respiratorie) che potrebbero essere ridotte con politiche ambientali efficaci.
Un editoriale di commento di Simon Hales, dell’Università neozelandese di Otago, mette in dubbio il potere statistico dell’indagine (che peraltro ha preso in esame quasi 80.000 infarti) e sottolinea poi come le politiche contro l’inquinamento si siano rivelate efficaci contro molte altre condizioni.Con tutte le cautele del caso, è certo però che lo studio inglese introduce un elemento di cautela, sul quale dovrebbe riflettere anche chi fa informazione: un conto sono le malattie causate o esacerbate dall’inquinamento, un altro è l’anticipo di un evento che si sarebbe comunque verificato nell’arco di poche ore.