L'icona dei verdi ritratta: il mea culpa di Al Gore

La storia dei cambiamenti climatici del pianeta - il cosiddetto “global warming” - non cessa proprio di stupire. Noi ce ne occupiamo da molto nel Blog, ma  abbiamo anche promosso interventi diretti di vari specialisti su SciRe. L’ultimo, quello di Marani, ha innescato interessanti commenti e prese di posizione. Ce lo aspettavamo, dato che era incentrato sul ruolo del fattore antropico, che sull’argomento è la gran questione o, quantomeno, la questione che più appassiona pubblico e media. Dove si leggono frequentemente evidenti e molto fastidiose deviazioni verso l’ideologico, che nulla hanno a che fare con la scienza, e che molto invece hanno da spartire con il politicamente corretto. Lo ha scritto nel suo intervento Bruno Zanettin, e lo abbiamo scritto anche noi nel Blog, esprimendo appunto fastidio - non sorpresa, questo no - per l’imperturbabile sicurezza con cui si giustificano, in nome dell’ideologia, cose che giustificabili non sono: come le panzane raccontateci dall’IPCC o la rielezione di R.K. Pachauri  alla Presidenza dell’IPCC stesso, nonostante le recenti memorabili cantonate dell’Ente. Qui, però, non si tratta di discutere gli aspetti scientifici dell’argomento, che Marani del resto espone con la bravura che gli e’ solita. Il punto è capire se, a monte dell’arroganza di chi difende posizioni indifendibili ma politicamente corrette, vi siano semplicemente ignoranza e/o stupidità, che sarebbero, tutto sommato, anche scusabili, o non vi siano invece abbondanti dosi di malafede. Chiaro che qui il discorso rischia di divenire scivoloso, ma quando sul tema accade qualcosa di clamoroso le cose van dette senza giri di parole.

Bene, una cosa che definire clamorosa sarebbe persino riduttivo, è appunto appena accaduta. Riguarda Albert Gore, il politico americano che da qualche anno, sull’onda di un suo film sull’effetto serra (An Inconvenient Truth), si è fatto portavoce universale della causa climatica/ambientalista, proclamando urbi et orbi il suo rifiuto dei combustibili fossili, e promuovendo con grande vigore l’ “energia verde”, basata sull’etanolo prodotto dal mais. E lo ha fatto con il successo mediatico che competeva ad un politico del suo rango, che ha ovvie connessioni con i giusti ambienti di risonanza. Tanto da giungere, tra gli entusiastici peana degli ambientalisti, al recente Premio Nobel per la pace. Beh, ci credete? Raccontava delle gran balle! Lo ha recentemente confessato lui stesso, dichiarando papale papale nel Convegno di fine anno sull’Energia Verde ad Atene, che la sua appassionata crociata in favore dell’“energia verde”  basata sull’etanolo era stata dettata dal desiderio di aiutare i contadini produttori di mais del suo Stato natale (il Tennessee) nell’anno in cui lui “correva “ per la Casa Bianca! E non solo quelli del suo Stato natale - ci si potrebbe con un poco di buona volontà anche scorgere una motivazione di carità - ma anche quelli dello Iowa, altro grande produttore di mais. In Italia pochi lo sanno, ma i “caucuses” dello Iowa sono le primarie del Partito Democratico (il Partito di Gore) che aprono la corsa elettorale per la Presidenza . E qui, ovviamente, si era trattato di puro e semplice clientelismo elettorale. Ma abbiamo capito bene? Un portavoce del calibro di Gore, ideologo principe degli ambientalisti, Premio Nobel per la pace, dichiara di aver scientemente raccontato frottole! Doveva infatti essergli ben noto, e certo lo era ai molti consiglieri che lo circondavano, che l’idea di produrre etanolo dal mais, energeticamente, era una bufala visto che richiede più energia  di quanta l’etanolo ne può rendere. Senza naturalmente contare l’inquinamento legato alle procedure di produzione dell’etanolo, e senza contare che se si usa il mais per produrre etanolo non lo si può anche usare a scopo alimentare. Senza infine contare che la sconsiderata campagna sull’etanolo dal mais ha avuto come conseguenza un deciso aumento dei prezzi alimentari…

Ovvio che era una notizia da prima pagina, tale da far arrossire di vergogna gli ambientalisti da noi ed altrove. Invece, qui da noi niente di niente, altro che prima pagina. Abbiamo solo trovato un breve intervento di Massimo Gaggi sul Corsera, pubblicato la vigilia di Natale, e per giunta relegato a pagina 51. Strano pezzo, quello di Gaggi, coraggioso nella denuncia e scritto molto bene, ma strano, perché volendo forse in qualche modo salvare l’icona, definisce la confessione di Gore “amara e coraggiosa”, anziché definirla con gli  aggettivi molto diversi che meglio le competerebbero. Comunque “chapeau” per Gaggi, che se non altro ha segnalato ai 700.000 lettori del Corsera una vicenda così clamorosa, di cui altrimenti qui da noi con ogni probabilità non si sarebbe saputo nulla. E così tutto andrà avanti come prima. Anzi, tutto sta già continuando come prima, in barba alla scienza ed ai fatti. Per fare un deprimente esempio, finiamo citando l’universalmente osannato recente pacchetto “bipartisan“ sugli incentivi fiscali ottenuto da Barak Obama dal Congresso degli Stati Uniti: il pacchetto comprende circa 6 milardi di dollari Federali per l’etanolo…

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