Il clima è evidentemente uno di quegli argomenti che non passano mai di moda. Vede fasi di euforia e di stanca, ma il rumore di fondo nel panorama culturale persiste. I media –che novità—vanno con il momento: da Kyoto a Copenhagen, dalle polemiche sull’IPCC al Premio Nobel ad Albert Gore. Poi, magari sino al prossimo spunto mediatico, tacciono. Cancun pareva appunto uno spunto molto buono, ed avevamo chiesto a Sandro Marani, appassionato fautore dell’intervento antropico nei cambiamenti climatici, un contributo. Lo ha letto anche Bruno Zanettin, che aveva scritto per noi un pezzo sull’argomento sviluppando con competenza tesi alternative al ruolo del fattore antropico. Zanettin ci ha promesso un commento all’intervento di Marani entro pochi giorni.
Naturalmente è forte in noi la speranza che sul tema dei cambiamenti climatici, prima o poi si riesca ad uscire dalle secche dell’ideologia, per le quali chi pensa al fattore antropico è di sinistra e nel giusto, e che pensa ai fattori natural-geologici è di destra e dalla parte del torto. Quello che occorre - sembrerebbe ovvio - è passare dall’ideologia ai fatti. Ed ecco, proprio al momento giusto, sul Corsera di oggi un interessante articolo di Paola Caruso il cui titolo è tutto un programma “ Il clima preistorico dal caldo al freddo: ma l’uomo non c’entra”. Il pezzo riporta i risultati di uno studio plurinazionale a cui hanno partecipato diversi gruppi italiani (il progetto TALDICE), recentemente pubblicati su Nature Geoscience: le “carote” di ghiaccio antico (tra i 10.000 ed i 250.000 anni) hanno rivelato che, tra 20.000 e 10.000 anni fa, mentre l’emisfero Sud si scaldava, quello Nord si raffreddava. Nel fenomeno hanno avuto un ruolo prominente le correnti oceaniche, che trasportano quantità enormi di calore, muovendosi però lentamente (per fare il giro del mondo impiegano mille anni). Ecco, a noi sembra che questi risultati siano un esempio delle basi razionali da cui partire per discutere di questo fondamentale tema. Che deve far tremare le vene e i polsi, sol che si pensi che, sempre secondo le previsioni dello studio TALDICE tra 100 anni la temperatura del pianeta potrebbe aumentare notevolmente.
Ernesto Carafoli
Biochimica, Università di Padova