Covid-19/

Donare i tessuti malati per sconfiggere il cancro

Tempo di lettura: 2 mins

Quando si scopre di avere un cancro, il primo e unico pensiero è quello di liberarsene. A nessuno viene certo in mente l'idea un po' morbosa di farsi dare dal chirurgo il tessuto rimosso per conservarlo: che venga buttato e non ci si pensi più. E invece bisognerebbe donarlo, perché oggi quei campioni sono preziosi e contesi.

I ricercatori di tutto il mondo vorrebbero disporne in grande quantità e varietà per poter passare al setaccio, con le attuali tecnologie, i geni e le proteine delle cellule tumorali, allo scopo di individuare sempre nuove chiavi biomolecolari per migliorare le cure. L'analisi di quali geni e quali molecole particolari sono espresse nei tumori può produrre indizi per distinguere, tra tipi apparentemente simili di neoplasie, quelle che sono destinate a crescere più rapidamente e dare metastasi, o a ripresentarsi dopo l'intervento. In particolare sui campioni tumorali si possono fare studi per distinguere quali tipi di cancro rispondono ai farmaci, soprattutto ai più nuovi e cosiddetti intelligenti, mirati appunto a bersagli molecolari.

Per questo motivo, oggi quasi ogni trial per provare nuovi rimedi contro il cancro prevede ormai anche la raccolta di campioni del tumore rimosso al malato che accetta di partecipare. E gli sponsor principali di questi trial, le grandi imprese farmaceutiche, stanno mettendo in piedi ognuna la propria banca di tessuti tumorali, con l'idea di conservarli indefinitamente come potenziale miniera di informazioni. Che può facilmente trasformarsi in una miniera d'oro, perché lo scopo dichiarato è quello di arrivare nel prossimo futuro a mettere in commercio ogni nuovo medicinale con il suo bravo test genetico o molecolare che consente di individuare chi se ne può giovare.

Nella corsa che si è così messa in moto, purtroppo non si è ancora pensato a definire regole precise, per evitare abusi e controversie.

Il Comitato etico indipendente della Fondazione IRCCS Istituto nazionale dei tumori di Milano ha avviato nel 2008, sul tema dell'uso dei campioni di tessuti umani a scopo di ricerca, un percorso di consultazione e condivisione di criteri con gli altri CEI disponibili e con i diversi attori: ricercatori, esperti di bioetica, giuristi, rappresentanti dei pazienti, esponenti dell'industria, esperti delle attività regolatorie.
Il percorso si è articolato in un primo incontro, svoltosi in Istituto nel novembre 2008, cui è seguita una prima bozza di documento di consenso. Su questa base si è organizzato un secondo incontro di discussione nel giugno 2009, e si è conclusa la consultazione nel novembre 2009 con un workshop pubblico.
Al termine di questo percorso si è costituito un comitato di scrittura, incaricato di condensare le raccomandazioni etico- giuridiche in un documento finale, che viene proposto a tutti gli interessati come elemento di discussione.

Roberto Satolli è presidente del Comitato etico Istituto dei tumori di Milano

Articoli correlati

Aiuta Scienza in Rete a crescere. Il lavoro della redazione, soprattutto in questi momenti di emergenza, è enorme. Attualmente il giornale è interamente sostenuto dall'Editore Zadig, che non ricava alcun utile da questa attività, se non il piacere di fare giornalismo scientifico rigoroso, tempestivo e indipendente. Con il tuo contributo possiamo garantire un futuro a Scienza in Rete.

E' possibile inviare i contributi attraverso Paypal cliccando sul pulsante qui sopra. Questa forma di pagamento è garantita da Paypal.

Oppure attraverso bonifico bancario (IBAN: IT78X0311101614000000002939 intestato a Zadig srl - UBI SCPA - Agenzia di Milano, Piazzale Susa 2)

altri articoli

Un confronto fra diversi test per SARS-CoV-2

Crediti immagine: fernando zhiminaicela/Pixabay. Licenza: Pixabay License

Sono passati ormai cinque mesi da quando il SARS-CoV-2 è stato per la prima volta identificato nel dicembre 2019 in Cina. Uno degli sforzi della comunità scientifica è stato quello di identificare un test diagnostico sensibile e specifico da utilizzare sia in fase di screening nei soggetti asintomatici, sia nei pazienti sintomatici sia durante la convalescenza con lo scopo di identificare i pazienti guariti e potenzialmente immuni (1).

Figura 1. Uso dei test Covid nelle varie fasi.