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Anche gli animali usano il distanziamento sociale

Anche gli animali sociali usano il distanziamento per evitare di contrarre malattie. Per quanto a noi sembri innaturale e faticoso, si tratta invece di una strategia efficace per evitare i contagi. Uno studio appena pubblicato sui Proceedings of the Royal Society B analizza le prove sperimentali del distanziamento nel mondo animale.
Nell'immagine: i mandrilli sono meno propensi a toelettare individui con infezioni gastrointestinali, con l'eccezione dei parenti da parte materna: madri, figlie e sorelle non si evitano tra di loro se si ammalano ma, anzi, quando una mostra segnali di malessere viene toelettata con ancora più cura

L’isolamento sociale è una delle sfide più difficili cui ci ha sottoposto la pandemia di Covid-19. Non solo i mesi di confinamento della scorsa primavera, chiusi ognuno dentro le mura di casa, protettive e carnefici al contempo. Anche ora che siamo più liberi di muoverci dobbiamo tenere le distanze, evitare contatti con persone che non fanno parte della nostra quotidianità, ed è emotivamente difficile vedere una persona cara dopo tempo e non poterla abbracciare, perché gli abbracci fanno parte del modo innato con cui comunichiamo affetto e vicinanza.

Annus horribilis per ambiente e salute. Ora serve una ricerca migliore

San Francisco, devastata dagli incendi, si tinge di arancione. Uno dei tanti sintomi della "pandemia ambientale" in corso. Ora la scienza deve decuplicare i suoi sforzi per cogliere i nessi che legano le diverse manifestazioni di crisi ambientale e sanitaria - a partire da Covid-19 - e socioeconomica che hanno dominato il 2020. Ma serve un ricerca più robusta, con dati ed evidenze più solide. Solo così può convincere la politica che esiste una emergenza di Salute planetaria.

In un recente incontro tenutosi a ESOF 2020 a Trieste quattro eminenti climatologi non si sono sottratti ad azzardare connessioni fra l’attuale pandemia di Covid-19 e la crisi ambientale e climatica in corso. Uno di loro, Filippo Giorgi (ICTP, Trieste), si è spinto a definire l’attuale stato di crisi planetaria, a un tempo sanitarie e climatica, “pandemia ambientale”. Non è il primo ad avere riunito sotto il cappello pandemico anche il tema del cambiamento climatico.

L'urbanizzazione favorisce le zoonosi

Le specie animali portatrici di zoonosi sono favorite dall’alterazione degli ecosistemi naturali a opera dell’uomo. Ecco come la deforestazione, agricoltura, allevamento e urbanizzazione minacciano specie sensibili e favoriscono la diffusione di malattie.

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Mentre siamo ancora alle prese con Covid-19, nell’incertezza delle misure idonee a contenere la pandemia, la fine del lockdown sembra averci fatto dimenticare i buoni propositi degli scorsi mesi. A fine estate restano solo il Covid-19 e la convivenza delle nostre attività produttive con la pandemia, mentre la discussione sulla tutela e il ripristino ambientale è passata in secondo piano. Eppure le insidie per la nostra salute si originano proprio dall’impatto che abbiamo sull’ambiente.

Gli effetti del lockdown sulla fauna selvatica

Uno studio recentemente pubblicato su Biological Conservation analizza gli effetti delle chiusure generalizzate sulla fauna selvatica: ampliamento degli areali, ma anche aumento dell’attività diurna e maggior successo riproduttivo anche per specie a rischio sono alcuni dei risultati positivi dell’antropausa, che però sono stati affiancati anche dall’interruzione di molte attività per l’eradicazione delle specie invasive e un possibile aumento del bracconaggio.

Nell'immagine: per il rondone, la cui popolazione in Italia è stata in calo negli ultimi anni, il lockdown ha determinato un maggior successo riproduttivo, con nidiate più numerose. Crediti:  pau.artigas/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 2.0

“La natura si riprende i suoi spazi”, si diceva durante il lockdown, quando su giornali e social media apparivano più e più immagini di animali selvatici a spasso per le città deserte.

In difesa degli orsi del sole

Cacciati per il commercio illegale di denti, artigli e soprattutto della cistifellea che è un importante farmaco secondo la medicina tradizionale cinese, e minacciati dalla deforestazione, gli orsi malesi rischiano l’estinzione. Si sa pochissimo di questi animali, oggetto di poche indagini scientifiche, ma i rischi sono in aumento, anche perché la loro bile è stata suggerita come rimedio al Covid-19. Una ricerca italiana in Myanmar ha contribuito alla conoscenza e alla tutela di questo orso.

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Di rimedi al Covid-19 in questi mesi ne abbiamo sentiti di tutti i tipi, dalla vitamina C al bicarbonato, passando per la candeggina consigliata da Trump. In Cina, per esempio, la commissione nazionale per la salute ha indicato come possibile cura un farmaco tradizionale, chiamato Tan Re Qing, che ha tra i suoi principali componenti la bile di orso.

Con la quarantena non si arriva a emissioni zero

Uno studio pubblicato su Nature Climate Change ha stimato una possibile riduzione delle emissioni di CO2 tra gennaio e aprile 2020, correlata alla chiusura da Covid-19; un contributo però ben poco significativo alla lotta alle emissioni, se non affiancato da un solido piano di decarbonizzazione.
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Quanto ha contribuito la chiusura forzata causata da Covid-19 alla riduzione delle emissioni di CO2? Non sappiamo monitorare le emissioni di biossido di carbonio in tempo reale, a differenza della concentrazione dei vari inquinanti atmosferici; spesso, le emissioni di CO2 annuali sono riportate anche a molti mesi di distanza dalla fine dell’anno in questione.

Salute e clima: due crisi in una

Per un paio di mesi, il lockdown ha abbassato in modo considerevole le attività produttive e il traffico: con quali effetti sull'inquinamento atmosferico? E soprattutto, cosa possiamo imparare dall'esperienza?
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Le misure di lockdown hanno ridotto considerevolmente per un paio di mesi attività produttive e traffico, come probabilmente non era mai successo su scala così estesa. Come ha influenzato questa forzata quarantena le emissioni e le concentrazioni di inquinanti atmosferici e di gas serra? E che prospettive si aprono adesso con la ripresa?

Simbiosi e complessità: le parole chiave per il post Covid-19

Si continuano a rilanciare messaggi di ripresa come se nulla fosse cambiato e nulla cambierà rispetto al pre-Covid-19. E invece la ripartenza dovrebbe fondarsi su alcuni punti chiave, nei quali le regole e le condizioni sono diverse rispetto al passato.
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Per far fronte alle conseguenze della pandemia da virus SARS-COV-2, che ha coinvolto aspetti non solo sanitari ma anche sociali ed economici, ritengo che non si possa prescindere da un innovativo modello scientifico e istituzionale - come ho sostenuto in altre circostanze - abbandonando quei presupposti riduzionistici che ci hanno condotto in un vicolo cieco.

Quando gli animali selvatici entrano in città

Sui social e nei media impazzano le notizie di animali selvatici in città, che conferiscono un sapore ancora più surreale e fantascientifico alla attuale situazione di pandemia. Ma perché gli animali entrano nelle città? Sono una novità portata dal COVID o semplicemente ce ne accorgiamo di più?
Crediti immagine: Pikrepo. Licenza: CC0

Caprioli che guardano le vetrine del centro in un paese della pianura piemontese, un tasso che corre per le strade a Firenze, lupi solitari sui marciapiedi…e persino una giovane aquila reale sui cieli di Milano! E non solo: leoni che prendono il sole sonnacchiosi sull’asfalto in Sudafrica, canguri che saltellano per le strade di Adelaide, scimmie che invadono viali in Tailandia, branchi di bufali sulle superstrade di Nuova Dehli. L’elenco potrebbe andare avanti ancora molto a lungo. Sui social impazzano le condivisioni di foto e video, con il tag #naturerevives, la natura rivive.

Inquinamento e Covid: due vaghi indizi non fanno una prova

Di nuovo in questi giorni numerosi giornali e televisioni (oltre ovviamente al web) stanno dando spazio ad un comunicato della SIMA (Società Italiana di Medicina Ambientale) che annuncia importanti scoperte sul particolato e il virus, descrivendole persino come importanti per le decisioni che andranno prese nelle prossime settimane.

Inquinamento atmosferico e COVID-19

Questo documento è stato redatto dallo Steering Committee del progetto CCM RIAS (Rete Italiana Ambiente e Salute): Carla Ancona1, Paola Angelini2, Lisa Bauleo1, Fabrizio Bianchi3, Lucia Bisceglia4, Ennio Cadum5, Annalaura Carducci6, Maria Luisa Clementi7, Annamaria Colacci8, Aldo Di Benedetto9, Francesco Forastiere10, Ivano Iavarone11, Paola Michelozzi1, Fabrizio Minichilli3, Andrea Ranzi8, Lorenzo Richiardi12

In difesa dei pipistrelli

La pandemia da Covid-19 ha portato a una crescente ostilità verso i chirotteri, tanto che in alcune regioni sono stati bruciati in massa. Ma è solo il picco estremo di una persecuzione nella quale i pipistrelli sono demonizzati e, in tempi più recenti, i soggetti una disinformazione allarmistica da parte dei media. Se parte della responsabilità sta nella presentazione dei risultati nelle riviste scientifiche, bisogna anche dire che  questi animali non sembrano essere granché carismatici - nulla a che vedere con le emozioni positive suscitate, ad esempio, dall'immagine di un cuccioli di foca. Eppure, tra i chirotteri vi sono diverse specie chiave per gli ecosistemi; molte sono minacciate dall'estizione; altre, predando gli insetti, consentono di ridurre l'uso di pesticidi; altre ancora sono buoni indicatori della qualità dell'ambiente urbano. I vantaggi a tutelarli sono numerosi, a volerla vedere in termini utilitaristici, e invece di considerarli capri espiatori dovremmo concentrarci sulla corretta gestione dell'ambiente e della fauna selvatica.

Nell'immagine: un Plecotus auritus o orecchione bruno. Crediti: Leonardo Ancillotto

Fine marzo 2020. A Culden, piccolo centro abitato nella regione di Cajamarca nel nord del Perù, le fiamme si levano alte, appiccate dai contadini. A bruciare non sono sterpaglie, ma centinaia di pipistrelli. Il motivo? La paura di essere infettati da COVID-19, che da poco ha iniziato a contare i primi ammalati peruviani.

Inquinamento atmosferico e coronavirus: chi cerca trova 

La pandemia di Covid-19 rappresenta la più importante crisi dai tempi della seconda guerra mondiale. È quanto ha recentemente dichiarato Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, rivolgendo un importante appello a tutti i governi per mobilitarsi ora, e al meglio, nella risposta a questa emergenza globale. Cercare di chiarire e prevenire le cause dell’impatto della pandemia fa parte di questo impegno. 

Quando l’untore è Homo sapiens

Si chiamano antropozoonosi o zoonosi inverse quei meccanismi nei quali è la nostra specie a fare da reservoir per un patogeno che si trasmette alla fauna selvatica. E purtroppo gli esempi non mancano, soprattutto per quanto riguarda le antropozoonosi che coinvolgono le scimmie antropomorfe. Una lettera recentemente pubblicata su Nature avverte che anche SARS-CoV-2 potrebbe rappresentare una minaccia per scimpanzè, bonobo, alcune specie di gorilla e oranghi, tanto che alcuni parchi nazionali africani hanno interrotto le attività turistiche o adottato specifiche restrizioni

SARS-CoV-2, il coronavirus responsabile dell’attuale pandemia, potrebbe rappresentare una grave minaccia per i nostri più prossimi “parenti”: le scimmie antropomorfe.

Pipistrelli, un sistema immunitario eccezionale

Sono i reservoir naturali di molti virus che emergono nella popolazione umana, tra cui probabilmente SARS-CoV-2, anche a causa della pressione antropica cui li sottoponiamo: ma come fanno i pipistrelli a difendersi da quegli stessi virus? Antonio Scalari ripercorre le ricerche sul sistema immunitario di questi animali, le cui caratteristiche sembrano essere legate agli adattamenti al volo.
Crediti immagine: Charles J Sharp/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 4.0

Nel 1994, in Australia, un misterioso morbo si diffuse tra i cavalli di un allevamento a Hendra, un sobborgo nei pressi della città di Brisbane, uccidendo 14 capi. Ma i cavalli non furono l’unica specie coinvolta. Due uomini che lavoravano nell’allevamento si ammalarono e uno di loro morì dopo un ricovero di alcuni giorni in terapia intensiva. Le analisi di laboratorio dimostrarono che l’agente responsabile della malattia che aveva colpito cavalli e umani, causando una grave infiammazione respiratoria, era un virus fino ad allora sconosciuto alla scienza.

Aids, Hendra, Nipah, Ebola, Lyme, Sars, Mers, Covid…

Deforestazione e cambiamenti climatici stanno trasformando profondamente gli ecosistemi e creano un'interfaccia innaturale tra essere umano e animali. Ma la salute dell'ambiente è legata a doppio filo a quella della nostra specie. Laura Scillitani ripercorre i meccanismi per i quali la pressione antropica - e i cambiamenti climatici - favoriscono l'insorgenza di alcune malattie e altera le dinamiche della trasmissione di patogeni

“Quando l’epidemia sarà finita torneremo alla vita di prima”, ci ripetiamo come un mantra in questi giorni di reclusione forzata in casa, mentre osserviamo la primavera avanzare oltre le nostre finestre. In realtà, se volessimo trarre un beneficio dalle avversità, dovremmo inquadrare ciò che è accaduto in una cornice più ampia. Covid-19 è l’ennesima dimostrazione di quanto la nostra sopravvivenza sia strettamente legata alla tutela della natura e alla integrità della biosfera.

Covid-19: teniamo insieme salute delle persone e del pianeta

L'emergenza delle malattie infettive, resa così evidente dalla crisi del COVID-19, la pandemia silenziosa delle malattie da inquinamento e i legami complessi che le legano, non sono sufficientemente considerati nella pianificazione di un futuro “sostenibile”. Senza un approccio integrato per mitigare le conseguenze dell'emergenza del cambiamento ambientale, le capacità dei paesi di raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goal) saranno compromesse. Per questo è importante adottare una prospettiva One Health, ribadire la centralità del Sistema sanitario pubblico, imparare a gestire l'incertezza, e ridare dignità alla prevenzione. Immagine: l'opera "Mobile World Virus" installata a Barcellona da Tvboy, febbraio 2020.

Mentre i numeri delle vittime da COVID-19 si susseguono nella loro drammaticità, alcuni elementi generali di conoscenza sembrano stabilizzarsi: il virus era presente già da vari mesi prima della registrazione dei primi casi confermati e quindi aveva avuto una sua diffusione oltre confini tracciati dagli uomini; le chiusure - più o meno - ermetiche di intere aree geografiche possono essere decise dopo che si verificano i focolai ma, considerando il tempo di incubazione, molte persone asintomatiche possono uscire prima della chiusura; la distribuzione dell’infezione è differente da

Rileggere “Spillover” ai tempi del nuovo coronavirus

"Spillover", di David Quammen, è stato pubblicato nel 2012, ma resta una lettura profondamente attuale. Soprattutto in questo periodo di epidemia da SARS-CoV-2. Da dove vengono i virus, e con quali meccanismi e azioni contribuiamo allo spillover dagli animali selvatici? E quali sono le prospettive per il futuro?
Crediti immagine: Pikrepo. Licenza: CC0

Per inquadrare e capire la nuova epidemia causata dal coronavirus SARS- CoV-2, perché non fare un passo indietro e ripercorrere le altre che hanno caratterizzato il ‘900? In questa prospettiva, “Spillover: l’evoluzione delle pandemie” di David Quammen (Adelphi, 2014), giornalista e reporter per il National Geographic, nonostante sia uscito nel 2012, risulta ancora una lettura attualissima e, per certi versi, premonitoria di quello che sta accadendo ora.

La migliore medicina per Covid-19 è la biodiversità

L'epidemia di SARS-CoV-2 ha riacceso l'attenzione sul mercato della fauna selvatica. Dimensioni difficili da quantificare, soprattutto in considerazione del commercio illegale, ma effetti ben noti: danni alla biodiversità, autoctona e non, minacce alla conservazione delle specie e potenziale trasmissione di patogeni, sia in modo diretto sia in modo indiretto.
Crediti immagine: Illustrations of Indian Zoology - volume 2, 1833 circa. Wikimedia.

All’inizio si pensava fosse colpa dei serpenti. Poi sono stati condannati i pipistrelli, come reservoir. Ora gli ospiti intermedi parrebbero essere i pangolini. Quello che sembra essere certo è che il nuovo coronavirus, SARS-CoV-2, si sia originato a Wuhan in un mercato alimentare in cui si vendevano animali selvatici vivi e le loro carni. Il coronavirus della SARS che nel 2003 allarmò il mondo e causò circa 800 decessi si diffuse allo stesso modo a partire da un mercato, a Foshan, nel sud-est della Cina.