Vince il Politecnico di Torino, seguito da Venezia e Trento. Bene Milano, male Roma. Bocciato il Sud. E' la mappa meritocratica su ricerca e didattica stilata in base alle valutazioni del CIVR, che però risalgono a valutazioni del 2001/2003. Sono accettabili ritardi di questo genere nelle valutazioni? Si chiede Gianni Trovati sul Sole24Ore.
Sul Corriere della Sera Di Vico e Ferrera fanno alcune riflessioni a margine dell'incontro del capo dello Stato con la rappresentanza degli studenti. L'Italia non può più accontentarsi di destinare il 4,5% del PIL in istrurzione e ricerca. Serve un nuovo patto sociale che dia il via finalmente alla società (e all'economia) della conoscenza. Non solo per dare prospettive ai giovani ma anche per poter sostenere la fortissima competizione internazionale che vede l'affermarsi delle potenze asiatiche nel campo della fornitura di beni e servizi e della Ricerca e Innovazione.
Il centro di ricerca farmacologica di Nerviano, qualche tempo fa sull'orlo del fallimento, viene ora "salvato" dalla Regione Lombardia che diventa azionista di riferimento. Con un investimento triennae di 15 milioni di euro la Regione sta impostando un programma che vede l'accordo de Centro con la Rete oncologica lombarda e la supervisione dell'Istituto nazionale tumori. La mobilitazione, e le firme raccolte anche da Scienzainrete, forse non sono state inutili.
Andrea Ichino propone per le università italiane oberate da costi fissi (salari) che sfiorano il 90% del totale: libertà di licenziamento dei professori improduttivi, libertà di aumento per i più meritevoli; libertà di imporre il numero chiuso agli studenti; completa autonomia da parte di ogni Ateneo di seguire di più la strada selettiva della ricerca per pochi o quella più larga della didattica per molti.
Nel pieno della protesta studentesca c'è chi pensa che la Riforma Gelmini sia da salvare. Non sarà la migliore delle riforme possibili, ma comincia ad andare nella giusta direzione nel garantire il merito. Lo pensano Francesco Giavazzi, che lo scrive su un editoriale in prima pagina sul Corriere della sera del 30 novembre, e Alberto Mantovani, che scrive sempre al Corriere una lettera (28 novembre).
Nel fuoco delle contestazioni studentesche non mancano le voci favorevoli alla Riforma Gelmini, la migliore riforma possibile, vista la situazione, secondo Francesco Giavazzi, che firma un editoriale sulla prima pagina del Corriere della Sera del 30 novembre e che pure ne coglie i limiti. Anche Alberto Mantovani, in una lettera al Corriere del 27 novembre, difende la riforma, anche se siamo ben lungi dal delineare l'Università ideale.
Roberto Perotti della Bocconi spiega come i media non abbiano capito niente dei "riot" studenteschi inglesi. Non è vero che la riforma tory penalizza i poveri a vantaggio degli studenti ricchi. Proprio il contrario: aumenta le tasse a chi se lo può permettere e le abbassa agli altri, creando inoltre meccanismi di prestito convenienti e con tassi di interesse rapportati al reddito futuro. Quindi gli studenti inglesi protestano a vanvera, o meglio protestano i poveri male informati e ricchi figli di papà viziati.
Alla Prima Conferenza nazionale della ricerca sanitaria di Cernobbio il ministro della Salute Ferruccio Fazio ha annunciato lo stanziamento di 10 milioni di euro per finanziare ricerche congiunte fra ricercatori italiani all'estero e in Italia. All'anagrafe dei ricercatori espatriati si sono iscritti per ora in 245. Il ministro Gelmini invece ricorda i 50 milioni di euro del Programma Rita Levi Montalcini, i bandi per i distretti tecnologici nel Mezzogiorno (915 milioni di euro), l'importante novità dell'Agenzia nazionale per la valutazione delle ricerche e i riordino degli enti.
Sono giuste le proteste e gli scioperi dei ricercatori in molte università italiane contro la riforma Gelmini? Secondo Sergio Luzzatto sostanzialmente sì. I ricercatori hanno fatto fino a oggi il lavoro che avrebbero dovuto fare ordinari e associati, senza avere nulla in cambio per questo volontariato. Ora la rabbia esplode, davanti a una riforma che non li valorizza se non a parole.
E' tempo di test per accedere alle facoltà a numero chiuso. Peccato che abbiano valore solo locale, impedendo ad alcuni di accedere meritatamente a certe facoltà a favore di altri magari non vocati. La soluzione? Rendere i test nazionali, come i concorsi. Lo sostiene Roberto Perotti della Bocconi sul Sole 24 Ore.
Merito, ma in ritardo
Vince il Politecnico di Torino, seguito da Venezia e Trento. Bene Milano, male Roma. Bocciato il Sud. E' la mappa meritocratica su ricerca e didattica stilata in base alle valutazioni del CIVR, che però risalgono a valutazioni del 2001/2003. Sono accettabili ritardi di questo genere nelle valutazioni? Si chiede Gianni Trovati sul Sole24Ore.
Leggi l'articolo