La riforma Gelmini è ormai entrata nella fase attuativa e l'imminente obiettivo del rinnovo degli statuti universitari è stato percepito da molti come una potenziale occasione di trasformazione degli atenei, e da altri come uno stimolo di riflessione sulla portata della riforma. La riforma è stata oggetto di considerazioni, confronti e incontri promossi dal Gruppo 2003 con la partecipazione di docenti, ricercatori ed economisti da tempo vicini alle iniziative della nostra Associazione.
Cinquant’anni fa, l’8 maggio 1959 moriva Renato
Caccioppoli, una delle figure più interessanti e affascinanti della Matematica
del ventesimo secolo. Nipote di Michail Bakunin, era vissuto in un ambiente
culturale originale e raffinato. Il Padre, un noto chirurgo napoletano, non
voleva inizialmente che Renato frequentasse l’Università per il timore che si
iscrivesse a Medicina (e proseguisse poi con una professione che il padre
considerava troppo “esposta” umanamente).
L’invito dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici a parlare dell’opera di Renato Caccioppoli da un lato mi ha lusingato, dall’altro mi ha un po’ preoccupato, in quanto ritengo impresa non facile descrivere l’opera di un matematico dinanzi ad un pubblico costituito anche da filosofi e letterati.
Renato Caccioppoli (1904-1959) è considerato uno dei più grandi matematici italiani del periodo a cavallo della seconda guerra mondiale per una serie di lavori sia nell'ambito della teoria delle funzioni di variabile reale sia nell'ambito dell'analisi funzionale. Se ne rievoca la figura nei profili tracciati da Pietro Greco, Ennio De Giorgi, Pietro Nastasi e Angelo Guerraggio
Galileo. Immagini dell'universo dall'antichità al telescopio. È con
questa mostra a carattere storico, aperta a Palazzo Strozzi dal 13 marzo al 30
agosto 2009 e curata da Paolo Galluzzi, direttore del Museo di Storia delle
Scienze, che Firenze celebra l'Anno internazionale dell'astronomia in occasione
dei 400 anni dalle prime osservazioni del cielo da parte di uno dei suoi figli
più celebri, Galileo Galilei.
È dalla città di Padova che Galileo Galilei, nell'autunno del 1609,
punta verso il cielo il cannocchiale da lui perfezionato e vede cose
mai viste prima da essere umano: montagne, valli e ombre sulla Luna che
fanno del satellite naturale un oggetto «della stessa specie della
Terra»; innumerevoli stelle, molte di più di quanto se ne vedono a
occhio nudo; quattro diverse lune che orbitano intorno al pianeta
Giove.
È
il 24 dicembre 1967. Da una decina di anni sonde e satelliti artificiali
solcano lo spazio fuori dalla Terra. Italo Calvino ha appena pubblicato Ti con zero. E Anna Maria Ortese sulle
pagine del Corriere della Sera gli
scrive una lettera, datata 24 dicembre 1967.
C’è
un filo rossoche lega la storia della
grande letteratura italiana, da Dante a Galileo fino a Giacomo Leopardi. Questo
filo rosso –
anzi questa «vocazione profonda» – diceva Italo Calvino, è la filosofia
naturale. Qui tre grandi – e poi lo stesso Calvino – hanno considerato «l’opera
letteraria come mappa del mondo e dello scibile».
Quando,
nel 1592, Galileo viene chiamato sulla cattedra di Matematica dello Studio di
Padova ha 28 anni, e qui rimane fino al 1610: diciotto anni di insegnamento e
ricerche fondamentali che gli forniscono ampio materiale per le sue opere della
maturità, da Il Saggiatore (1623) al Dialogo sopra i due massimi sistemi del
mondo (1632) fino ai Discorsi e
dimostrazioni intorno a due nuove scienze (1638).