Abbiamo incominciato già da un po' un discorso che sapevamo avrebbe avuto più di una diramazione di interesse con l'intervento di G.M. Giacometti sulle famose alghe di Venezia. Il tema di Giacometti aveva come immediato bersaglio il problema delle energie rinnovabili, ed è stato prontamente seguito da altri interventi interessanti: di Balzani, di Bassi, di Anfodillo. Poi il bersaglio si è spostato verso il tema, chiaramente correlato, dei cambiamenti climatici. E c'era da aspettarselo, date le intense discussioni sull'inquinamento legato ad attività energetiche antropiche.
Ormai è chiaro che ci siamo presi a cuore l'argomento e continuiamo il discorso sui cambiamenti climatici anche grazie all’intervento di Giuseppe Orombelli che considera le variazioni climatiche del passato per ottenere una migliore comprensione di quelle del presente. E per “dipanare la complessa matassa dei fenomeni e degli effetti associati ai cambiamenti climatici e individuare contromisure adeguate” abbiamo deciso di farci aiutare da Marco Mazzotti del Politecnico Federale (ETH) di Zurigo che commenta il Rapporto di Valutazione dell'IPCC del 2007.
Tanto per non dimenticarsi delle vecchie questioni, mi pare il caso di rinfrescare per un momento il discorso riguardo agli alberi italiani utilizzati per azzerare la CO2. Secondo punto, insieme a Tommaso (Anfodillo), sto cercando di capire se la stra-citata foresta ungherese sponsorizzata dal Vaticano è stata realizzata oppure no.
Superato il torpore estivo che caratterizza l’agosto italiano, riprendiamo con slancio i discorsi interrotti. Discorsi senza dubbio attuali e di grande interesse. Basti aprire un qualsiasi quotidiano e state certi che si parlerà in qualche modo di clima, surriscaldamento globale, nuovi magici metodi al limite della credibilità per abbassare la quota di CO2 nell’aria e tanti buoni propositi.
Cambiamenti climatici, riscaldamento globale, energie rinnovabili, protocollo di Kyoto...
Pescando nel calderone di questi temi molto attuali vorremmo tentare di innescare una serie di discussioni per cogliere i punti critici e le problematiche relative ad alcuni dei essi.
Cambiamenti climatici, riscaldamento globale, energie rinnovabili, protocollo di Kyoto...
I fenomeni di nepotismo legati all’imbroglio nell’ Università Italiana esistono, eccome. Penso anzi che siano numerosi. Anzi, molto numerosi. E che siano un esempio clamoroso del malcostume universitario Italiano che se ne infischia della valutazione. Ma è tutto qui?
Da molto mi ronzava in testa l’idea di aprire un discorso
sulla valutazione: direi da poco dopo il mio rientro definitivo in Italia 7 od
8 anni fa. Dove stavo prima, di valutazione non si parlava più di quanto non si
parlasse del cambio di stagione o delle tasse da pagare. La valutazione c’era,
era seria, ed era un normale dato di fatto. Quindi perché parlarne? Poi sono tornato,
ed anche qui all’inizio non sentivo parlare di valutazione. Eccetto che era per
il motivo opposto, perché non c’era proprio, ed anche questo era un normale
dato di fatto.
In Italia, in queste settimane, un giornalista sta realizzando notevoli guadagni con un libro dove denuncia lo scandaloso numero di parentele tra gli accademici della stessa Università. Egli non può non sapere che esistono almeno tre importanti fattori "sani" (oltre, ovviamente, alle possibili ingiustizie) che possono favorire il fatto che il figlio di un professore diventi lui stesso un professore: