Un gruppo di ricercatori britannici e belgi ne è fermamente
convinto. Secondo un loro recente studio la risonanza magnetica funzionale è in
grado di rilevare segni di attività cerebrale anche nei pazienti incapaci di
comunicare, perché in coma e mostra che una piccola parte delle persone in
stato vegetativo ha in realtà una forma di coscienza.
La
prima metà del XX secolo è stata caratterizzata in ambito scientifico dalla
rivoluzione della meccanica quantistica e da quella della meccanica
relativistica, ambedue di ambito fisico, ambedue di ambito meccanico. Nella
seconda metà del Novecento, invece, sono avvenute due “rivoluzioni”
scientifiche per molti aspetti diverse e, soprattutto, in ambito diverso.
Nel numero di gennaio-febbraio 2010 di Intelligence è apparso un articolo di Richard Lynn (In Italy, north-south differences in IQ predict differences in income, education, infant mortality, stature and literacy), in cui l’autore sostiene che le popolazioni dell’Italia meridionale sarebbero meno intelligenti di quelle dell’Italia settentrionale perché caratterizzate da un QI (quoziente di intelligenza) più basso.
Ultimamente l'innovazione sembra
suscitare un rinnovato interesse nella discussione pubblica. Ritengo, tuttavia,
che se vogliamo segnare un reale cambiamento e compiere un'operazione verità
dobbiamo aggredire il cuore del problema. Nel rapporto con gli altri paesi
industrializzati al nostro sistema formativo manca forse una vera cultura
dell'innovazione?
Virulenta come un accesso
febbrile, una dilagante fede positivistica contagiò gran parte dei suoi contemporanei.
Stizzito da tanta semplicioneria, Victor Hugo pensò allora bene di scuoterne le
fondamenta con una delle sue solite geniali osservazioni: «la scienza è
l’asintoto della verità». La conoscenza scientifica si avvicina indefinitamente
alla verità, costantemente la sfiora, ma per quanto possa arrivarle vicino, proprio
non le è dato di possederla. E non certo perché la verità sia un concetto
metafisico, trascendente, accessibile solo a chi abbia avuto il dono della vera
fede.
Non si vede e non si tocca eppure è lei, la turbolenza dell'atmosfera terrestre, l’incubo e il nemico numero uno per l’astronomia e i grandi telescopi al suolo di generazione presente e futura che ci permetteranno di portare a termine i più ambiziosi progetti scientifici e di spingere oltre il nostro sapere. Ma cosa ha a che fare la turbolenza dell'atmosfera terrestre con l’astrofisica e perché l’uomo ha convenienza ad osservare da terra nelle lunghezze d’onda dove l’atmosfera terrestre lo consente?
Purtroppo, il grande
fisico e divulgatore inglese Michael Faraday (1791-1867) non ha mai potuto
osservare la fiamma di una candela sulla Stazione spaziale. Quella, per
intenderci, dove lo scorso 7 febbraio lo Shuttle ha portato gli ultimi elementi costruttivi,
disegnati e fatti in Italia.
Il robot, unione di mente sintetica e
di corpo sintetico, rappresenta l’ultima versione del nostro tentativo
plurisecolare di costruire l’uomo artificiale. La somiglianza sempre più spinta
tra robot e uomo, che si estende alle capacità cognitive, all’autonomia e in
prospettiva anche alle emozioni e forse alla coscienza, pone interrogativi
inquietanti. La crescente diffusione dei robot in tutti i settori della società
ci obbliga a considerare il rapporto di convivenza uomo-macchina in termini
inediti, che, forse sorprendentemente, coinvolgono anche l’etica.
A dirigere il programma di ricerca neurologica del nuovo Centro europeo di nanomedicina (CEN) presso il Campus IFOM-IEO di Milano sarà un ingegnere. E non è l’unico aspetto inconsueto di questa vicenda. Di curioso, per la realtà italiana, c’è anche che Francesco Stellacci abbia solo 37 anni e quindi, a un’età in cui i suoi colleghi si dibattono tra borse di studi e contratti a progetto, torni in Europa rinunciando alla conferma a vita come docente del Massachussetts Institute of Technology di Boston, dove lavora da più di dieci anni.
Lunedì primo febbraio 2010,
il quotidiano israeliano Ha’aretz ha
pubblicato in prima pagina, con grande rilievo, una notizia collegata
all’offensiva militare del gennaio 2009 nella striscia di Gaza.
Il fatto avvenne il 15
Gennaio 2009 nel corso dell’attacco alla struttura dell’Agenzia ONU (United
Nations Relief and Works Agency - UNRWA),
un paio di giorni prima che avesse termine l’operazione “Piombo Fuso”, durata
22 giorni.