Da qualche tempo viene esercitata una pressione sempre maggiore nei confronti dei programmi di ricerca, affinché vengano privilegiati gli sviluppi applicativi, le ricadute tecnologiche, i programmi finalizzati all’ottenimento di risultati tangibili di cui la società possa beneficiare su tempi scala abbastanza brevi.
Il tema della “fine del
mondo” torna di tanto in tanto a interessare stampa e opinione
pubblica. Succede sia in occasione di eventi particolari ed
eccezionali, spesso di carattere astronomico, quali per esempio lo
schianto, di qualche anno fa, della cometa Shoemaker Levy su Giove,
quanto in occasione di eventi del nostro pianeta come un grande
terremoto o altre calamità devastanti, o anche a seguito di un aggiornamento di rilievo sui
cambiamenti climatici e sull’effetto serra.
Quanto
siamo “adatti” a capire il mondo che ci circonda? Per nostra natura abbiamo familiarità
con dimensioni, masse, tempi e più in generale grandezze e concetti che fanno parte
della nostra quotidianità o di cui abbiamo comunque avuto modo di fare esperienza
diretta. Che si collocano, quindi, in un intervallo relativamente ristretto, caratteristico
della nostra vita, rispetto ai valori che queste grandezze possono assumere.
Avete mai pensato di
poter rivivere l’atmosfera dell’Esposizione Universale di Parigi del 1889,
quella per cui fu costruita la torre Eiffel? Grazie al lavoro di Patrick
Feaster, ricercatore all’Indiana University di Bloomington, Stati Uniti, e dei
colleghi della FirstSounds potrà probabilmente diventare possibile, almeno per
quanto riguarda i suoni, come racconta Science nel numero del 20 gennaio 2012.
Conoscere il proprio
pubblico è fondamentale: nessuno parlerebbe di relatività generale ai bambini
dell’asilo. Uno studio pubblicato
recentemente sulla rivista Current
biology suggerisce che anche gli scimpanzé possiedono la capacità di comprendere
cosa sappia e cosa non sappia il pubblico che si trovano davanti e agiscano di
conseguenza.
ITunes U è un
innovativo sistema di distribuzione di materiale didattico targato Apple:
intere lezioni universitarie, corsi di lingua, film, audiolibri… L’Università degli Studi di Pisa ha un suo portale ITunesU, seguendo l’esempio di atenei stranieri l’ateneo
toscano ha introdotto nel nostro Paese un metodo di diffusione della didattica
che ambisce a dare un ruolo più importante alla formazione ‘a distanza’. Dopo
un anno dalla sua nascita, il portale pisano ha registrato un livello record di
accessi.
La rivista Gastroenterology
ha dedicato la copertina del mese di febbraio a uno studio condotto dai
ricercatori del Consorzio Mario Negri Sud e dell’Università Aldo Moro di Bari
guidati da Antonio Moschetta. In questo studio, finanziato da Telethon, viene
descritta la strategia per contrastare una rara malattia genetica, la colestasi intraepatica progressiva familiare (PFIC).
La Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige getta
luce sull’origine evolutiva del genoma della vite e lancia una nuova e
brillante ipotesi scientifica: il codice genetico di questa pianta da frutto
sarebbe derivato dall'unione di due subgenomi che si sono evoluti in maniera
indipendente a partire da un progenitore comune. L’ipotesi scaturisce da tre anni di studi e ricerche
condotti dal Centro ricerca e innovazione ed è stata pubblicata in questi giorni
sulla rivista scientifica PLoS ONE.
Chi non ricorda Pac-man,
il protagonista di un famoso video gioco degli anni ’80 che doveva mangiare più
palline possibile? Ecco, immaginatene uno infinite volte più piccolo, capace di
ingoiare e intrappolare al suo interno lo iodio gassoso che si trova nei
rifiuti nucleari. Esiste sul serio e non è un video gioco ma un complesso
chimico chiamato MOF (dall’inglese metal-organic framework) che
elimina le molecole radioattive di iodio rendendo i rifiuti tossici riciclabili
e più sicuri in caso d’incidente al reattore.
Giordano Bruno lo pensava e lo diceva già alla fine del 1500: infiniti soli, innumerabili mondi. Dunque, già allora c’era chi era convinto che l’Universo fosse ricco di pianeti che, come la Terra, orbitano intorno alla loro stella. Tuttavia, solo pochi anni fa, questa convinzione attendeva ancora con ferma sperimentale (osservativa, diremmo noi astronomi) e solo la fantasia forniva risposte alle molte domande in materia.